Redazione

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Dopo il referendum per l'indipendenza del Kurdistan iracheno, svoltosi lo scorso 25 settembre nella regione autonoma del Nord Iraq, si aggravano le tensioni tra il governo centrale di Baghdad - che non vuole negoziare l'indipendenza - e i curdi

Si segnalano scontri tra forze irachene e peshmerga curdi (le forze armate curde irachene) vicino ai siti petroliferi di Kirkuk. Questo sotto gli occhi preoccupati degli Stati Uniti, che vorrebbero evitare combattimenti tra gli alleati chiave della guerra contro l'Isis.

Kirkuk e il petrolio della discordia

Kirkuk è una città strategica dell'Iraq e uno dei pomi della discordia nel processo di indipendenza perseguito dai curdi iracheni. Pur non appartenendo alla regione autonoma del Kurdistan iracheno è governata dai curdi, ed era stata inserita all'interno del territorio del referendum, nonostante la netta opposizione delle minoranze locali. 

Città multietnica, Kirkuk fa gola perché è vicina al più grande giacimento petrolifero dell'Iraq. L'area attorno alla città petrolifera di Kirkuk è controllata dai curdi e difesa da tre anni dalla milizia curda contro gli estremisti dell'Isis. 

Gli scontri tra curdi e iracheni attorno a Kirkuk

Attorno a Kirkuk nella mattina del 16 ottobre sono iniziati scontri armati tra curdi e iracheni, sulla cui entità e sviluppi le versioni sono differenti e le posizioni confuse.
L'offensiva
 delle forze governative irachene, appoggiate dalla Mobilitazione popolare (Hashid Shaabi) a maggioranza sciita (che ha ugualmente combattuto contro l'Isis), è contro i pozzi di petrolio di Kirkuk, in mano alle forze curde.

Secondo i vertici militari di Baghdad, l'esercito iracheno ha strappato alle forze curde diverse posizioni. Le forze del governo centrale avrebbero tra l'altro occupato gli uffici della compagnia North Gas, un vicino impianto per il trattamento della materia prima, e il distretto industriale a sud di Kirkuk.

Secondo le autorità del Kurdistan iracheno, le truppe irachene e le milizie sostenute da Baghdad hanno lanciato un attacco "importante e multiplo" proprio per riprendere il controllo della zona contesa a sud di Kirkuk. Si sarebbe trattato di un "attacco non provocato" e i peshmerga curdi, in risposta, hanno distrutto almeno cinque veicoli Humvee forniti dagli Usa e usati dalle forze irachene. 
Il governo curdo smentisce i successi delle
 forze governative irachene. Hemin Hawrani, consigliere del presidente curdo Masud Barzani, su Twitter afferma che "i combattimenti delle ultime ore non hanno portato alla presa di alcune posizioni da parte delle" milizie sciite, mentre "solo parte dei comandanti della Upk (Unione patriottica del Kurdistan, ndr) ha ordinato ai peshmerga di lasciare le proprie posizioni". 

Il primo ministro iracheno Haidar al-Abadi minimizza: il governo avrebbe chiesto alle forze federali di "imporre la sicurezza nella città in collaborazione con gli abitanti e i peshmerga". Ci sarebbe pertanto la volontà di condividere l'amministrazione della città con la Regione autonoma curda.

I curdi, il braccio armato contro l'Isis

I curdi hanno avuto un ruolo importante nel contrastare l'avanzata dell'Isis, nella protezione di siti come Kirkuk e nella progressiva cacciata degli uomini del Califfato da Mosul. Per questo ora i curdi iracheni hanno presentato il conto alla comunità internazionale, chiedendo un'autonomia ulteriore da Baghdad.

A Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, sono in corso riunioni tra alti esponenti militari curdo-iracheni e rappresentanti della coalizione anti-Isis a guida americana per trovare una strada per risolvere le tensioni.

Proprio nei giorni scorsi Hero Ahmad, la vedova dell'ex presidente iracheno ed ex leader curdo Jalal Talabani, scomparso recentemente, ha rivolto un appello sia al governo centrale sia alle autorita' curde perche' venga avviato un dialogo: "Il nostro primo obiettivo è calmare la situazione a Kirkuk e quindi facciamo appello ai peshmerga e alle forze irachene perché mostrino pazienza e saggezza". 


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