Simona Santoni

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L'Iran è un Paese diviso tra tradizione e modernità. Erede dell'antico impero persiano, situato in una posizione strategica tra Oriente e Occidente, additato dagli Usa come Stato canaglia, definito da Israele "principale sponsor" del terrorismo nel mondo, ha rapporti intricati anche col mondo arabo. 

Con aspirazioni da grande potenza internazionale, è alleato di Bashar Al-Assad in Siria e in perenne tensione con l'Arabia Saudita, l'altro gigante del Medio Oriente, di fede sunnita, contro l'altra visione dell'Islam, quella sciita dell'Iran degli ayatollah. 

L'economia del Paese, che ha faticato a uscire dall'isolamento, potrebbe presto subire un ulteriore schiaffo con nuove sanzioni, qualora gli Stati Uniti decidessero di ritirarsi dall'accordo sul nucleare siglato nel 2015.

A quasi 40 anni dalla Rivoluzione iraniana che ha portato alla cacciata dello scià e all'instaurarsi della Repubblica islamica, l'Iran vive un'interna lotta di potere tra il presidente Rouhani e la guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei.
Si respira un divario generazionale tra gli 80 milioni di iraniani e la vecchia teocrazia al potere e i suoi guardiani.

Per le strade della capitale Teheran sfilano donne vestite con stile occidentale, con l'hijab sul capo e lo smartphone in mano: la fotografia di un Iran sospeso tra passato e presente. Un Iran dove nel 2017 si sono svolte almeno 31 esecuzioni capitali pubbliche (dati di Amnesty International) e la tv censura il logo della squadra di calcio italiana As Roma, sfocando le mammelle della lupa che allatta Romolo e Remo. Ma anche un Iran che è tra i paesi islamici più progrediti e uno dei primi al mondo per il tasso di crescita di pubblicazioni scientifiche. 


Nelle foto del fotografo Atta Kenare facciamo un giro per Teheran e dintorni. 


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