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GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images
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Intervista a Jean-Marie Le Pen: "Quanti lepenisti, anche in Italia, a loro insaputa"

L'estremista e discusso fondatore del Front national si compiace dei risultati delle elezioni italiane e del vento di protesta che spazza la Penisola

I suoi cani neri (e minacciosi) scorrazzano nel parco. Sono gli stessi che sbranarono la gatta di Marine, il fattaccio che fece precipitare tutto, al di là dei divari politici. Con lei Jean-Marie Le Pen non parla più. Eccolo nella sala del suo palazzo antico, sulle colline di Saint-Cloud: spunta la torre Eiffel in lontananza. Il fondatore del Front national, 89 anni, è di buonumore. È appena uscito il primo tomo delle sue Memorie, in Francia da una decina di giorni in testa nelle vendite di libri su Amazon e già esaurite in libreria.

È soddisfatto anche per un altro motivo: i risultati delle elezioni italiane. Lui, l'impresentabile per antonomasia, sembra quasi volerci mettere cappello.

Perché è contento? 
La sinistra è crollata. Hanno vinto i grillini e ha vinto il centrodestra, che è quell'alleanza che si rifiutano di fare in Francia. Gli italiani non hanno complessi, ma uno spirito d'apertura eccezionale verso la destra nazionale.

Sì, ma il primo partito è il movimento 5 Stelle. Che ne pensa di loro?
Troppo "macronoidi" per i miei gusti: né di destra, né di sinistra. Né alti, né bassi.

I vincitori delle elezioni italiane mettono in guardia dai pericoli dell'immigrazione e criticano questa Europa. Lei lo ha sempre fatto... 
Ho lanciato l'allarme sull'immigrazione relativamente presto, prevedendo che sarebbe stato un fenomeno fondamentale della nostra civiltà e che la sopravvivenza delle nostre nazioni sarebbe dipesa da quello: ecco, credo che tra le forze politiche che hanno vinto in Italia ci siano mie vecchie idee, sebbene loro forse l'ignorino. Mi devono tanto.

Che cosa aveva visto? 
Sono stato uno dei primi e il solo a esaminare le conseguenze prevedibili della rivoluzione demografica mondiale. La popolazione in cinquant'anni è passata da tre a otto miliardi di persone. Ma da una parte c'è l'esplosione demografica, la pressione che sale, e dall'altra una depressione. Da lì deriva il fenomeno migratorio, che va fermato. Se ne rendono conto sopratutto i ceti popolari, che utilizzano i trasporti pubblici. E che vedono con i loro occhi l'invasione caotica degli stranieri.

Anche sull'Europa è stato uno dei primi a battagliare... 
Non bisognava distruggere le nazioni per sognare una nazione Europa, che non è possibile. Ma predisporre un sistema che facesse cooperare sempre più le nazioni tra di loro.

Lei adesso sembra essere meno intransigente quando suggerisce in Francia un'alleanza tra il Front national e la destra moderata, i Repubblicani. 
Credo nella collaborazione tra chi ha la coscienza dei pericoli mortali che stiamo correndo. Possiamo avere delle divergenze sui temi sociali, ma non si guarda al colore dei pantaloni di chi sta sparando accanto a te nella trincea.

Come si spiega il successo del libro in cui racconta la sua vita fino al 1972, l'anno della creazione del Front national? 
Forse sono un po' vanitoso, ma credo di essere un personaggio politico atipico. Sono un ex paracadutista della Legione straniera, che ha combattuto in Algeria. Ho fatto il marinaio, il minatore, ho perfino venduto dischi. E ne ho prodotti.

Produttore discografico? 
E guardavo al successo del prodotto. Ho pubblicato canzoni anarchiche e i discorsi del generale de Gaulle, in realtà un personaggio che non mi piace proprio: un cofanetto di 12 dischi. Preferisco il maresciallo Pétain. Ho prodotto anche le canzoni della Francia di Vichy.

Tra gli aneddoti che racconta nelle sue memorie, perfino un'improbabile amicizia, quella con Marco Pannella. Come l'ha conosciuto? 
In un congresso nei primi anni Cinquanta, quando eravamo studenti universitari. Poi mi accolse a casa sua a Roma. Incontrai sua madre e sua sorella. E siamo rimasti sempre amici, nonostante le nostre posizioni opposte su tanti argomenti. Quando lo vedevo al Parlamento europeo, mi baciava sempre e davanti a tutti. Non aveva paura, né complessi.

Nel libro ricorda anche la relazione che ha avuto con una giovane donna ebrea, Lulu Arpels, della famiglia dei gioiellieri. Eppure lei è antisemita... 
Ho avuto parecchie donne ebree nella mia vita. E non sono un antisemita. Il problema è che, se non sei d'accordo su tutto quello che dicono certi ebrei, sei antisemita. Bisogna essere partigiani al 100 per cento. E io, ad esempio, sono contrario alla colonizzazione israeliana in Palestina.

Sì, ma lei ha anche detto che la Shoah è stato solo un dettaglio della Seconda guerra mondiale... 
Non è vero. Ho detto che le camere a gas dei lager hanno rappresentato un evento drammatico, ma sono come un tavolo rispetto al mobilio dell'intera casa di quegli anni. In quel senso solo un dettaglio.

Proprio a causa di dichiarazioni di questo tipo sugli ebrei, sua figlia Marine l'ha buttato fuori dal partito... 
Si può essere in disaccordo sul piano politico e sulla strategia. Ma lei è stata scorretta su quello morale, escludendo suo padre sulla base di pretesti ingiusti. Credo che il parricidio la tormenterà per tutta la vita. Per questo provo della pietà per lei.

Nessuna possibilità di riconciliarsi? 
In realtà sono pronto a perdonarla, le tendo una mano. Questo fine settimana a Lilla si tiene il congresso del Front national e ho deciso di non andarci, per evitare problemi e tafferugli.

E di sua nipote Marion Maréchal-Le Pen cosa pensa? Per il momento si è ritirata dalla vita politica. Ma in tanti la vedono come possibile sfidante di Emmanuel Macron alle prossime presidenziali...
È una giovane donna con dei doni eccezionali. Ma ha fatto male a non presentarsi alle ultime legislative. Ha ritenuto che il suo ego e la sua personalità si ritrovassero al di sopra delle proprie obbligazioni. Voleva fare quello che sentiva. Era il suo diritto. Ma mi è dispiaciuto.

Lei ha avuto una forte influenza su di lei. Vi sentite ancora? 
Mi ha chiamato l'altro giorno, perché aveva portato sua mamma all'ospedale. Non abbiamo alcuna conversazione politica.

Sulla scrivania, in una cornice d'argento, una foto di qualche anno fa ritrae JeanMarie Le Pen circondato dalle tre figlie Marine, Yann e Marie-Caroline. Nessuna di loro parla più con il padre. 

(Articolo pubblicato sul n° 12 di Panorama in edicola dall'8 marzo 2018 con il titolo "Quanti nipoti miei, lepenisti a loro insaputa")

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Leonardo Martinelli