Esteri

L'intelligenza artificiale nello scontro fra Russia, Cina e occidentali

Mosca, Washington, Pechino, Londra, Berlino: corsa agli armamenti e spionaggio usando AI e robotica

Vladimir Putin

Chiara Degl'Innocenti

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Vladimir Putin, dominatore incontrastato della politica russa da 18 anni, non teme le prossime elezioni presidenziali del 18 marzo che sicuramente lo porteranno a governare fino al 2024, se non oltre. Il capo del Cremlino infatti pensa al suo futuro ragiona, in fatto di politica estera, in termini di dominazione e di sottomissione.

Le nuove armi

Nonostante le minacce durante il recente discorso annuale alle Camere in cui ha annunciato di essere in possesso di una serie di armamenti strategici nucleari capaci di superare qualunque sistema di difesa, la nuova generazione di armi russe potrebbe essere un po' meno temibile di quanto lo stesso presidente abbia recentemente affermato.

Il discorso di Vladimir Putin del 1 marzo, incentrato soprattutto sul riarmamento del Paese con missili balistici titanici e sui droni sottomarini a propulsione nucleare, dovrebbe mettere in serio allarme la difesa americana, nonché cinese, che dovrebbe ora più che mai puntare maggiormente su strategie più dirompenti quali l'intelligenza artificiale e la robotica.

Non è un caso infatti se i maggiori investimenti in intelligenza artificiale sono quelli fatti proprio da questi due giganti del ventunesimo secolo.

L’IA della Russia

Il potenziamento della tecnologia è anche uno degli obiettivi del presidente russo che in tal senso vorrebbe trasformare il Paese in una sorta di grande hub di riferimento mondiale. Diventare uno tra i leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale è un obiettivo di Putin che ha compreso quanto l’IA sia importante non solo per la scienza, la sanità e l’istruzione del suo Paese, ma soprattutto per la ricerca bellica, quindi per la difesa. Se la macchina tecnologica russa si è distinta principalmente per le “interferenze” nella politica americana ed europea, con la produzione di troll e la cyber guerra che hanno messo in difficoltà le democrazie occidentali, oggi il panorama mondiale richiede un potenziamento di strategie non convenzionali per ostacolare le mire espansionistiche del presidente russo.

Come sostiene da tempo Elon Musk, Ceo di Tesla, “chi svilupperà la migliore intelligenza artificiale, diventerà il padrone del mondo. È il futuro, non solo per la Russia ma per tutta l’umanità”. Le opportunità raddoppieranno insieme alle minacce difficili da prevedere”. Questa è una gara per la superiorità nell’AI che “potrebbe causare la Terza Guerra Mondiale”.

Cosa fanno Cina e Stati Uniti

Gli avversari di Trump scommettono sul fatto che una nuova produzione di armi (definite dallo stesso Putin come “invincibili”) possa bloccare tecnologie e tattiche militari statunitensi, tra le quali portaerei e difesa missilistica. Lo stesso vale per la Cina che, seguendo un percorso simile a quello russo, incrementa i test per le armi ipersoniche, aerei senza pilota e un rilevamento avanzato dei sottomarini.

Il pericolo è che, malgrado l'arsenale di Putin non sia al momento all'altezza delle minacce del suo presidente, i russi potrebbero presto schierare, anche prima del Pentagono, armi come quelle che sono state descritte durante il discorso alle Camere del 1 marzo.

Una soluzione di IA

Come sostiene il sito Defence One “per evitare questa trappola gli Stati Uniti dovrebbero cercare risposte non convenzionali rese possibili dai recenti progressi tra intelligenza artificiale e robotica”. Un esempio. L’ampiamente citato da Putin missile balistico Sarmat da 200 tonnellate con testate multiple che avrebbe come obiettivo la ​​Florida, a quanto pare potrebbe cancellare una regione delle dimensioni della Francia. L'approccio tradizionale per fermare Sarmat è attraverso un sistema di difesa missilistico terra-mare, il tipo che viene schierato negli Stati Uniti e sui territori delle nazioni alleate, come il Giappone e la Polonia. Ma questo tipo di difesa ha due pecche: richiede una tecnica di funzionamento più che precisa e si presenta come sfida interna, vedi i dispiegamenti in Corea del Sud, per Mosca o Pechino.

Una soluzione la fornisce la SparkCognition, l’azienda texana specializzata in apprendimento automatico e intelligenze artificiali le cui piattaforme di analisi sono studiate apposta per la sicurezza dei dati, che ha ricevuto l'incarito di lavorare sul progetto di una “unità subacquea robotizzata” che ha fatto nel tempo enormi progressi sugli algoritmi di "apprendimento automatico" rendendo reale la creazione di una rete globale di raccolta dati fatta direttamente dai sottomarini robotizzati idonei al lancio di droni.

Dall’IA allo spionaggio

Putin lo sa e la May sembra negare l’evidenza, ma Londra è da tempo il centro di grandi investimenti e ricchi patrimoni accolti senza fare tante domande sulla provenienza. Secondo ex membri dell'intelligence inglese citati dal New York Times nella City vi sarebbero più agenti russi che durante la guerra fredda.

Quella che viene definita “la crisi delle spie, innescata a Londra” con il misterioso attentato con l’agente nervino, agita l’Occidente molto più della Russia che, con l’incidente di Salisbury, si compatta attorno al suo leader e non teme le sanzioni sui suoi biznessmeny per rimpatriare le ricchezze parcheggiate all'estero. Anzi. Non a caso il governo ha approvato di recente una cosiddetta amnistia destinata a incoraggiare il rientro dei patrimoni russi a casa.

Dalla situazione mal gestita della May che si atteggia a leader forte, alla Germania che ha impiegato sei mesi per formare un governo ne è scaturita un'allenza che vede proprio Gran Bretagna, Usa e Francia e Germania, appunto, sottoscrivere una dichiarazione a quattro che punta il dito contro Mosca per l'attacco chimico di Salisbury (definendo l’atto "il primo attacco con agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale") ma che allo stesso tempo si dimostra sempre più deole sottolineando l'importanza di tenere un dialogo aperto con il (potente) Cremlino.

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