Esteri

Incontro Trump-Kim Jong-un: le reazioni dal mondo

Ecco cosa pensano i leader e gli studiosi dell'area "geograficamente" interessata dal futuro dei rapporti Usa-Corea del Nord

anniversario trump

Luciano Lombardi

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La notizia del futuro incontro tra il presidente americano, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-Un, "è arrivata come un miracolo", ha affermato il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, aggiungendo: "Se il presidente Trump e il leader Kim si incontrano a seguito di un incontro intra-coreano, la completa denuclearizzazione della penisola coreana sarà messa sul serio sul giusto binario". Non ci sono indicazioni, intanto, sul luogo dove i colloqui fra l'americano e il nordcoreano potrebbero svolgersi, ma tra le opzioni possibili ci sarebbero la Zona demilitarizzata Dmz e Pechino.

A cascata, sono arrivate tutte le altre reazioni, dei Paesi "geograficamente" interessati alla vicenda e dell'intera comunità internazionale. Appresa la notizia, le Nazioni unite hanno fatto sapere di essere pronte ad aiutare per un avanzamento dei colloqui per porre fine alla crisi. "Ovviamente siamo incoraggiati da queste discussioni" e "qualunque cosa possa ulteriormente ridurre le tensioni militari è la benvenuta", ha detto il portavoce dell'Onu, Stephane Dujarric.

Poi ha proseguito: "Ribadiamo il nostro impegno per dare ulteriormente assistenza in qualunque modo ai governi coinvolti in questo processo".

La Cina: "Un bene per la stabilità dell'area"

La Cina ha parlato per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang"accogliamo con favore questi positivi segnali da parte di Usa e Corea del Nord che vanno verso il dialogo diretto. Il prossimo passo da parte di tutte le parti è di sostenere questo slancio e forgiare sinergie, lavorando assieme per restaurare la stabilità nella penisola coreana".

Il Giappone, che si era mostrato scettico sul riavvicinamento con la Corea del Sud in occasione delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang e sulle intenzioni di Pyongyang dietro le proposte di dialogo è intervenuto con la sua più alta autorità politica, il premier giapponese, Shinzo Abe

Lo scetticismo (con riserva) giapponese

Mettendo in secondo piano - anche se non del tutto - le sue perplessità, Abe ha affermato che "Gli ultimi sviluppi con la Corea del Nord sono il frutto della continua cooperazione delle diplomazie di Giappone, Usa e Corea del Sud con la comunità internazionale, assieme all'elevato livello di pressione esercitato sul regime di Pyongyang", spiegando che le condizioni rimarranno tali fino a quando sarà riscontrabile l'abbandono del programma missilistico e nucleare.

Allo stesso tempo il capo di gabinetto, Yoshihide Suga, ha fatto notare che la richiesta di negoziati con il presidente Usa Donald Trump mostra che la Corea del Nord intende muoversi verso un processo di denuclearizzazione, mentre si mostra più cauto il ministro della Difesa nipponica Itsunori Onodera, che chiede a Pyongyang di "decidere uno stop immediato al programma nucleare entro il mese di maggio, se vuole che il dialogo assuma qualsiasi significato".

La stampa giapponese riferisce anche di numerose riserve all'interno del ministero della Difesa, con diversi rappresentanti conservatori che considerano i recenti progressi sull'evoluzione dei rapporti con il leader del Paese eremita, Kim Jong Un, "un po' troppo rapidi".

"E' un passo nella giusta direzione. Speriamo che questo incontro abbia luogo". ha dichiarato quindi il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov

Cosa pensano gli esperti del settore

Da par loro, gli osservatori e gli analisti del settore oscillano tra entusiasmo e cautela, ma sono unanimamente concordi sullo choc generato dalla notizia: "Non tanto perché Kim lo abbia offerto, quanto perché Trump abbia accettato". Il quotidiano britannico The Guardian ne ha racconto qualcuno. Ecco i più rilevanti.

Jeffrey Lewis dell'l'Istituto di studi internazionali di Middlebury ha dato una suggestiva interpretazione "cinematografica" alla vicenda: "Sembra il finale di un film - ha dichiarato - in cui il protagonista, la Corea del Nord, sviluppa armi nucleari e missili balistici, costringendo il presidente degli Stati Uniti ad andare a Pyongyang", con un evidente riferimento a una vecchia serie tv, The Country I Saw.

Così Mintaro Oba, ex diplomatico statunitense che ha lavorato allo studio della Corea del Nord: "Il mio consiglio a Donald Trump è questo: annuisci, sorridi e sii aperto a qualsiasi possibilità che ci aiuti ad avvicinarci alla denuclearizzazione e alla pace. E non acconsentire a nulla - o escludere nulla - senza consultare consulenti di fiducia, in particolare diplomatici di carriera.

L'espreto di Corea del Nord Frank Aum, che lavora all'Institute of Peace degli Stati Uniti, ha così commentato: "Dato che Kim Jong-un ha già fatto alcune concessioni come il congelamento di test nucleari e missilistici senza ottenere nulla in cambio, non sarei sorpreso se fosse pronto a chiedere molte cose durante l'incontro e il prezzo che la Corea del Nord si troverebbe a chiedere per rinunciare alle sue armi (per esempio, il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del Sud o la fine dell'alleanza Usa-Corea del Sud) potrebbe essere troppo alto per gli Stati Uniti.

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