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Esteri

Giappone e super lavoro: il governo vuole una riforma

Dopo il dossier che denunciava 2.310 vittime nel 2015, il premier Abe impone un tetto di 100 ore di straordinari al mese da approvare in parlamento

In Giappone ci sono 143 posti di lavoro per 100 impiegati con un tasso di disoccupazione bassissimo, pari al 3,1 per cento. Però in Giappone per il lavoro si muore anche. Un riflesso di atteggiamenti obsoleti verso l'impiego e le numerose ore di straordinario richieste ai lavoratori che superano l'umano possibile hanno portato negli anni a tantissimi decessi per suicidio e malattie cardiache e respiratorie.

Questo fenomeno ha un nome. Si chiama karoshi e letteralente significa appunto “morte per sfinimento”, una tragedia per coloro che sono costretti a sacrificare tempo libero, nottate e vita privata al fine di dare il massimo nel proprio impiego. Ora però il Governo ha deciso di fermare le aziende che impongono una super produzione ai dipendenti grazie a un piano che prevede un blocco degli straordinari a 100 ore mensili e un'imposizione di 11 ore di riposo tra un turno e l'altro. Una vera e propria svolta.

Le percentuali in questi anni si sono fatte allarmanti: secondo stime ufficiali il 20 per cento della popolazione attiva professionalmente sarebbe a rischio di morte per karoshi. 

Tante infatti sono state le vittime. Una delle ultime riconosciute proprio dal Governo di Shinzo Abe è stata quella di un 27enne tirocinante morto nel 2014 per insufficienza cardiaca nel dormitorio della sua azienda. Le l'autorità avevano infatti stabilito che la morte di Tocnang, così si chiamava il giovane, era direttamente collegata alle lunghe ore di lavoro straordinario che era stato costretto a svolgere.

Fino a ieri in Giappone non esisteva un vero e proprio limite che determinava "il massimo" dovuto da ogni lavoratore. Stilato pochi mesi fa, un vero e proprio Libro bianco aveva fatto un resoconto dettagliato lungo 280 pagine in cui si tracciava un quadro drammatico del fenomeno, considerato all'epoca ancora un tabù dal Governo. Nel dossier veniva rivelato che quasi l'11 per cento delle aziende aveva riconosciuto almeno 80 ore di straordinario al mese per ogni dipendente (come il 44 per cento delle compagnie Tech), mentre quasi il 12 per cento aveva dichiarato che il proprio personale denunciava di produrre per ben oltre 100 ore straordinarie ogni 30 giorni.

Come dire che nel Paese dell'imperatore Akihito in quasi una compagnia su quattro, circa il 23 per cento, i dipendenti potrebbero riposrtare conseguenze letali a causa dello stress da lavoro eccessivo, come problemi di cuore, infarti ed esaurimenti nervosi.

Non solo nel 2015 i lavoratori che si sono suicidati o sono morti per problemi di cuore o respiratori causati da super lavoro hanno raggiunto la cifra spaventosa di 2.310.

Numeri che hanno messo il premier giapponese e la sua squadra di fronte a una piaga nascosta, ma reale e costante, determinata da una carenza cronica di manodopera, una crisi a lenta combustione derivata dal declino demografico e dalla resistenza storica all'immigrazione ma che ora dovrebbe cambiare. Il piano riforma dovrebbe essere definito entro febbraio e poi presentato a marzo in Parlamento.

La cultura del Sol Levante porta a pensare che in un ufficio, lo straordinario faccia parte dell’orario di lavoro normale. Nessuno lo impone, ma i lavoratori lo vivono come se fosse obbligatorio. Se dunque la settimana lavorativa di base ammonta a 40 ore, molti impiegati restano (secondo le stime del Libro bianco) anche 49 ore in più, spesso non chiedendo di conteggiare quel tempo come straordinari, per paura di una valutazione negativa da parte dei superiori.

L'indagine dello scorso anno ha avuto quindi il pregio di allarmare e mettere in chiaro quali fossero le categorie più a rischio karoshi, ossia quelle che operano nel settore della comunicazione, seguiti da quelli impiegati nell’ambito della ricerca e della tecnologia e da coloro che si occupano di trasporti.

Aveva fatto scalpore, la morte per suicidio di un altro giovane di Tokyo avvenuta all'interno dell'agenzia pubblicitaria Dentsu, a causa del Karoshi.

La famiglia di Matsuri Takahashi, morto a 24 anni, aveva rivelato che il ragazzo avesse accumulato ben 105 ore di straordinario mensile. E settimane prima il giovane aveva condiviso il suo crescente senso di disperazione sui social. "Voglio morire", aveva postato. "Sono fisicamente e mentalmente a pezzi". Dimostrando una volta di più che, nel 2016, in Giappone si moriva di super lavoro. E nel 2017? Si attende la decisione del legislatore.

(questo post è stato pubblcato l'11 ottobre 2016, aggiornato il 18 ottobre 2016 e il 1 febbraio 2017) 



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