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Esteri

Immigrazione, Merkel: "Aiutare l'Italia nell'accoglienza"

"L'Europa non può fallire nella questione rifugiati. Se si rompe il legame con i diritti civili universali, finisce l'Europa che abbiamo voluto"

Ore 18:00 - Bisogna accettare "il principio che i migranti non entrano in Italia o in Grecia ma entrano in Europa" e per questo "occorre un asilo europeo": a sottolinearlo è stato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'intervista alla Cnn.

Secondo il titolare della Farnesina il trattato di Dublino va superato poiché "è stato fatto 25 anni fa" quando la "situazione era differente".

"Ora abbiamo massicci fenomeni di migrazione e li avremo per i prossimi 10-20 anni", ha spiegato Gentiloni.

Per il ministro, quindi, "il principio dovrebbe essere di sostenere l'onere dell'asilo non solo da parte del singolo Paese dove arrivano i migranti ma da parte di tutta l'Europa".

"Non possono essere la storia o la geografia a decidere della sorte dei migranti e non si possono lasciare soli paesi come Italia, Grecia o Ungheria", ha aggiunto il capo della diplomazia italiana.

"Ovviamente", ha proseguito, "dobbiamo condividere questo asilo europeo con delle regole".

La Libia
"Abbiamo ancora un grande numero di migranti che arrivano in Italia dalla Libia. Il fenomeno ha lo stesso livello e gli stessi numeri dello scorso anno", ha sottolineato Gentiloni, stimando che per la fine del 2015 saranno giunte nel nostro Paese, dalla Libia, 200mila persone. "Stiamo salvando molte vite umane. E siamo molto impegnati nella ricerca e nel salvataggio. Ma ovviamente non siamo in grado di salvare tutti".

La Libia "può diventare una nuova Somalia". Il titolare della Farnesina ha insistito sulla necessità che si arrivi a un accordo tra le fazioni libiche. "Dobbiamo essere fiduciosi", ha osservato e "sostenere l'azione dell'Onu". Del resto, ha aggiunto, "anche i Paesi vicini sono ora più consapevoli dei rischi. E dunque c'è più pressione da parte dei Paesi vicini e della comunità internazionale per il raggiungimento di un'intesa".

Angela Merkel: aiutare l'Italia ad accogliere i rifugiati
L'Italia va aiutata dagli altri Paesi europei che devono accogliere "in modo equo" i rifugiati, altrimenti "è naturale che si dovrà sollevare la questione di Schengen".

L'avvertimento è arrivato da Angela Merkel, durante una conferenza stampa a Berlino. Il cancelliere tedesco ha spiegato che "c'è un ampio accordo sul fatto che l'onere dei migranti sull'Italia debba essere ridotto" e distribuito tra i Paesi europei.

"Se l'Europa fallisse sulla questione dei rifugiati, se si rompesse il legame con i diritti civili universali", ha avvertito Merkel, "non ci sarebbe più l'Europa che abbiamo voluto".

Da Calais, nel nord della Francia, dove sono accampati migliaia di migranti che sperano di raggiungere la Gran Bretagna, è intervenuto il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans: bisogna arrivare "rapidamente verso regole europee comuni sulle richieste di asilo", ha affermato Timmermans, assicurando che l'Europa "non abbandonerà mai chi ha bisogno di protezione".

Timmermans ha annunciato che Bruxelles stanzierà la cifra ulteriore di 5 milioni di euro per aiutare la Francia ad assistere migranti e rifugiati e ha esortato i Paesi Ue a mostrare "valori di solidarietà" per affrontare una "crisi mondiale che richiede una risposta congiunta europea".

Un flusso migratorio che, secondo il vicepresidente della Commissione Ue, un continente con 500 milioni di abitanti è in grado di gestire.

Timmermans è intervenuto assieme al primo ministro francese, Manuel Valls. "Troppi Paesi si stanno rifiutando di fare la loro parte", ha sottolineato Valls, una situazione "inaccettabile e contraria allo spirito europeo".

Il clima è teso tra le cancellerie europee: l'Ungheria ha respinto le accuse della Francia sulla gestione dell'emergenza e ha annunciato la convocazione di un rappresentante diplomatico di Parigi.

Il ministro francese, Laurent Fabius, ha definito "scandaloso" l'atteggiamento di alcuni Paesi dell'Est, riferendosi al muro di filo spinato tra Ungheria e Serbia.

 

Ore 15:00 - "Le regole di Schengen non sono il problema, il flusso di immigrati va gestito con il massimo di coordinamento e cooperazione tra gli Stati".

È questa la posizione della Commissione europea a pochi giorni da un riunione straordinaria dei ministri degli affari interni e di giustizia della Ue che si terrà a Lussemburgo il 14 settembre.

Il portavoce comunitario ha aggiunto un commento sulla cancellata di sbarramento che sta erigendo l'Ungheria al confine con la Serbia: "Non è con cancelli e muri che si affrontano e risolvono i problemi dei flussi di immigrati nell'Unione europea".

Anche l'annuncio da parte britannica della volontà di restringere le norme sull'immigrazione che riguarderebbe anche i cittadini Ue sarà uno dei temi centrali delle discussioni politiche a Bruxelles.

L'Austria rafforza i controlli
Intanto anche l'Austria ha rafforzato i controlli sulle autostrade nell'area di frontiera con l'Ungheria, dove la scorsa settimana era stato trovato un Tir con 71 cadaveri di persone immigrate.

Le misure di controllo sono gestite in cooperazione con ungheresi, slovacchi e tedeschi. Obiettivo: fermare i Tir carichi di persone trasferite dai trafficanti dell'emigrazione. Secondo i dati del governo ungherese, dall'inizio dell'anno sono 140 mila i migranti che hanno varcato la frontiera serbo-ungherese. Nello stesso periodo la polizia austriaca ha arrestato 93 trafficanti di persone che trasportavano 1630 migranti.

La libera circolazione fondamentale nella Ue
Il portavoce comunitario ha spiegato che la libera circolazione dei cittadini (e quindi anche dei lavoratori) nel mercato unico "è un fattore fondamentale del successo della Ue". Ma certamente il diritto alla libera circolazione "non è incondizionato, per esempio non è consentito il cosiddetto turismo "dei vantaggi" dell'assistenza e della copertura sociale".

Bruxelles non se la prende direttamente con le dichiarazioni della ministra britannica Theresa May, ma ha sottolineato che le regole attualmente in vigore contengono già "una serie di salvaguardie che permettono agli Stati membri di prevenire gli abusi".

Theresa May ha indicato nel fine settimana che il Regno Unito manterrà porte aperte ai cittadini europei che hanno un contratto di lavoro nel paese e chiuderà le porte a chi vuole trasferirsi per cercarne uno.

La questione delle nuove regole sull'immigrazione che coinvolgerebbero anche i cittadini Ue farà parte dello scottante dossier della ricontrattazione della convivenza del Regno Unito nell'Unione europea cui il partito conservatore di David Cameron ha legato il referendum si-no alla permanenza nella Ue entro il 2017.

Ora 8:00 - I componenti del Consiglio ministeriale Giustizia e Interni dell'Unione europea si incontreranno il 14 settembre a Bruxelles per individuare "misure immediate" sull'emergenza migranti.

- "Diritto di asilo europeo" chiede il premier Renzi.

- Il ministro dell'Interno britannico Theresa May chiede invece limiti alla
libera circolazione e dice no all'ingresso per i senza lavoro.

Bisogna superare gli accordi di Dublino, ha detto ieri Matteo Renzi. L'obiettivo è "avere una politica di immigrazione europea, con un diritto di asilo europeo".
Renzi ha in sostanza ripreso l'argomento di Angela Merkel, che aveva detto la stessa cosa e poi applicato il principio ai profughi in arrivo dalla Siria.

Alla Germania si sono affiancati Francia e Gran Bretagna, che insieme a Berlino hanno chiesto una riunione urgente dei responsabili dell'Ue per individuare "misure immediate". La presidenza lussemburghese l'ha convocata immediatamente, per il 14 settembre a Bruxelles, dove si incontreranno i membri del Consiglio ministeriale Giustizia e Interni.

La strada rimane però tutta in salita, vista la riluttanza di molti governi, specie del nord Europa, ad avviare una politica veramente comune.

Dublino III
Il 25 agosto, sfruttando la cosiddetta clausola di sovranità del regolamento di Dublino III, Angela Merkel ha deciso di non rimandare indietro al primo paese Ue d'ingresso i profughi siriani che giungono in Germania.

Il regolamento di Dublino III sul diritto d'asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce infatti che "una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III" del regolamento stesso.

Salvo eccezioni, si tratta del paese di accesso nell'Unione europea. Come ricordato ieri da Renzi in un'intervista al Corriere della Sera, non esiste una vera e propria politica integrata europea sull'immigrazione, e ancora meno un diritto di asilo europeo. Oggi, Francia, Germania e Gb, oltre agli 'hot spot' in Italia e Grecia per identificare i richiedenti asilo, chiedono misure immediate come una lista dei "paesi d'origine sicuri", ma si tratta di passi avanti ancora timidi.

Che l'argomento sia particolarmente sensibile e complicato lo confermano le difficoltà incontrate tra i governi dell'Unione sulle quote obbligatorie per i profughi in Italia e in Grecia da ricollocare, nonostante l'accordo raggiunto su un (macchinoso) meccanismo volontario.

Entro ottobre 32.256 profughi dovrebbero essere ricollocati dopo il via libera - atteso a settembre - dell'Europarlamento.

Entro dicembre il numero dovrebbe salire a 40mila, dopo una serie di verifiche. A luglio, nonostante il pressing di Commissione e presidenza di turno lussemburghese dell'Ue, era stato impossibile raggiungere il target dei 40mila (stabilito dal vertice dei leader Ue di fine giugno), a causa delle forti resistenze di vari Paesi, tra cui Spagna e Austria.

Entro fine anno il commissario Ue all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos intende presentare una proposta legislativa per un meccanismo permanente per il ricollocamento su scala Ue, da attivare in situazioni di emergenza.

I governi europei "inattivi"
Nei giorni scorsi, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha accusato i governi europei di inattività in materia di immigrazione.

"La Commissione ha presentato la sua Agenda sull'immigrazione a maggio - ha spiegato in un'intervista -. Alcuni ministri ci criticano per una nostra inattività. Ma sono critiche ingiustificate. La colpa va data a loro, non a noi".

No all'Europa dei muri
Juncker, contrarissimo a un'Europa "dei muri" e "degli egoismi", ha riconosciuto che "nessun paese può regolare le migrazioni efficacemente per suo conto.

L'approccio deve essere più europeo e non c'è tempo da perdere".
"La Commissione - ha ricordato - ha proposto un sistema per distribuire equamente in seno all'Ue una parte delle persone che arrivano in Italia e in Grecia e necessitano di tutela. Vogliamo essere ancor piu' incisivi creando un meccanismo stabile. L'esistenza di confini esterni comuni ci impone di non abbandonare al loro destino i paesi che si trovano in prima linea, bensì di affrontare le sfide delle migrazioni con spirito di solidarietà".

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