Il suicidio di Guadalupe e l'America delle espulsioni facili

Deportato per la terza volta, non voleva tornare a Sinaloa infestata dai narcos. Si è lanciato da un ponte a Tijuana: il suo caso è ormai un simbolo

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Lo screenshot del corpo di Guadalupe Olivas, lanciatosi da un ponte dopo essere stato rimpatriato in Messico – Credits: YOUTUBE/IMAGES

Si chiamava Guadalupe Olivas, aveva 45 anni, ed era originario di Sinaloa, la terra da cui proviene El Chapo Guzman, il boss rinchiuso oggi nel carcere di massima sicurezza Metropolitan Correctional Centre di Manhattan. Guadalupe, che era già stato espulso dagli Stati Uniti in altre due occasioni, ha deciso di togliersi la vita, lanciandosi da un cavalcavia di circa 10 metri di altezza al confine, tra San Diego e Tijuana, pochi minuti dopo essere stato rimpatriato dalle guardie di frontiera.

I testimoni presenti sul ponte lo hanno sentito urlare disperato. «Gridava che non voleva tornare in Messico». Pochi minuti dopo, lo schianto. Accanto al suo corpo hanno trovato solo il sacchetto di plastica nera con dentro il cibo e il ricambio che gli aveva passato la guardia di frontiera come sempre accade con i migranti rimpatriati. Secondo il quotidiano messicano La Opiniòn, prima di morire, Guadalupe ha fatto senza successo una chiamata ai parenti  da Tijuana e chiesto alle autorità, ottenendo un diniego come risposta, di poter pernottare una notte nell'albergo per migranti alla frontiera. 

Il suicidio di Guadalupe  è avvenuto nel giorno la Homeland Security Department ha emanato le nuove, controverse, linee guida che rendono molto più semplici le deportazioni, estendendole e rendendole di fatto automatiche non solo per coloro che non hanno una green card in mano ma anche per chi è stato semplimente accusato di reati minori, tra cui la guida senza patente. La sua famiglia a Sinaloa ha saputo del suicidio su Facebook. Nessuna autorità si era messo in contatto con lui.

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Il suo caso è diventato emblematico di un clima divenuto irrespirabile per almeno cinque milioni di persone che si troverebbero illegalmente, secondo i nuovi criteri stabiliti dal'Amministrazione Trump,  sul suolo americano. Guadalupe non voleva tornare, secondo le testimonianze raccolte dalla stampa americana, a Sinaloa, dove la guerra per bande scoppiata a seguito dell'arresto del Chapo - e del vuoto che si è venuto a creare - ha prodotto una nuova ondata di violenze  di fronte alla quale le alternative sono spesso morire o provare a fuggire. «Tornare a Sinaloa era diventato troppo pericoloso per lui e a Tijuana non conosceva nessuno» ha spiegato uno dei pochi amici che la stampa americana sia riuscita a intervistare.

LE TESTIMONIANZE DELLA FAMIGLIA DI GUADALUPE (IN SPAGNOLO)
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