Il no olandese all'Ucraina in Europa fa tremare Bruxelles

L'esito del referendum voluto dagli euroscettici potrebbe produrre un effetto domino in Europa. A cominciare dalla consultazione inglese di giugno

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Geert Wilders, il leader del Pvv euroscetticom aprile 2016 – Credits: ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images

È un sonoro No a qualsiasi ipotesi in ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea quello che è emerso dallo spoglio del referendum voluto, tra gli altri, dall'euroscettico Partito per le Libertà di Geert Wilders che si svolto in Olanda. Nonostante la bassa affluenza, di soli due punti superiore al quorum del 30%, il No ha prevalso con oltre il 64% dei suffragi, sconfessando di fatto la linea sostenuta dal governo guidato da Mark Rutte dopo che il Parlamento aveva già ratificato l’accordo con Kiev, così tutti gli altri 27 Stati membri dell’Unione. E mettendo in crisi anche il progetto di allargamento europeo a Est  sostenuto anche dagli americani.

Non a caso Wilders ha definito l'esito referendario come «una mozione di sfiducia del popolo contro le élite di Bruxelles e dell'Aia». Uno schiaffo in faccia, insomma, al governo olandese ma anche ai «burocrati europei», a dimostrazione di quanto sia forte ormai il vento antieuropeo non solo nell'Europa mediterranea, la più colpita dalla crisi, ma anche nei Paesi del centronord europeo considerati tradizionalmente più stabili, e al riparo dalle pulsioni antieuropee.

È vero che il referendum era solamente consultivo e che il processo di avvicinamento tra Unione  e Ucraina potrebbe non subire subito un brusco stop, qualora il governo olandese - dopo un ulteriore passaggio parlamentare - dovesse ugualmente procedere come un tank verso l'approvazione.

Ma è altrettanto vero che il voto olandese potrebbe ri-percuotersi anche sul referendum di giugno in Gran Bretagna, quando gli inglesi dovranno esprimersi sulla possibilità di abbandonare l’Ue. Insomma: l'effetto domino della crisi delle istituzioni Ue, con l'esplosione dei partiti euroscettici, potrebbe essere appena cominciato. Il voto olandese non fa che confermarlo. La questione ucraina  in realtà era solo un pretesto. «Non ci importa nulla dell’Ucraina – ha ammesso candidamente lo scrittore Arjan van Dixhoorn, presidente del comitato per il No – un referendum sull’adesione alla Ue non è ancora possibile, allora sfruttiamo ogni occasione per aumentare la tensione tra l’Unione europea e l’Olanda». Quell'occasione è stata colta, soffiando, come è stato fatto durante la campagna elettorale, sulla paura di una nuova invasione migratoria dall'Est Europa.

L’Olanda aveva già votato No al referendum sul Trattato costituzionale nel 2005, seguendo quattro giorni dopo il gran rifiuto francese, portando così all’affossamento del progetto. Il fronte del No - vincitore referendario - era in realtà molto più eterogeneo di quanto ci si attendesse: c’era l'estremista di destra Pvv, il Partito della libertà di Geert Wilders, ma c'erano anche pezzi della sinistra radicale, degli animalisti e dei cosiddetti «libertariani VNl». Quello che è certo è che  Putin già si sta fregando le mani. L'Ucraina, per i russi, deve rimanere un cuscinetto imparziale tra Occidente europeo e Russia. Il No di fatto è un aiuto  diplomatico e politico alla aggressiva politica di containment messa in atto da Mosca. 


 


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