Il mercato degli uccelli di Kabul

Approfittando della chiusura della scuola, ho fatto un giro a Ka Faroshi, un tempo proibito dai taliban

Ka Faroshi, mercato degli uccelli di Kabul – Credits: Getty Images

Selene Biffi

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Questo fine settimana è stato una boccata di aria fresca dalle fatiche quotidiane della scuola.

Il weekend in Afghanistan è previsto di giovedì e venerdì per chi lavora presso enti governativi e simili, e la nostra scuola non fa eccezione. Decido di prendermi un giorno da dedicare alla città, e giovedì riesco finalmente a camminare un po’ in tutta libertà per le strade e visitare Ka Faroshi, il famoso mercato degli uccelli di Kabul. Situato in una zona che sembra non essere stata toccata dalla guerra o dalla modernità, il mercato mantiene ancora intatto un fascino antico davvero unico, da Via della Seta.

Durante l’epoca buia dei Talebani, era severamente proibito commerciare e possedere uccelli canori e di qualsiasi altro tipo, in quanto visti come svago inviso all’Islam più puro. Oggi però Ka Faroshi è più pieno che mai, e i suoi rituali sono ancora lì, più vivi e attuali di sempre a monito che, in questo Paese, le tradizioni sono difficili da scalfire.

Tra galline e piccioni di ogni colore, colombe, canarini, fringuelli e pappagalli, la calca è talmente tanta che a stento si riesce a camminare nei vicoli minuscoli del mercato. Gabbie di ogni forma, colore e dimensione creano poi file colorate appena sopra le nostre teste, ondeggiando lievemente al passaggio.

I più però, si attardano ad ammirare gabbie di bambù a forma di cupola contenenti grigie pernici spesso grassocce, animali da compagnia con prezzi che spesso raggiungono le stelle per gli esemplari migliori, e tanto apprezzati che è molto comune vederle in giro per strada con i loro proprietari.

Non si vedono donne o stranieri in giro, e al mio passaggio gli anziani mi guardano con un po’ di curiosità. Il rispetto però è di rigore, e non si stupiscono se mi avvicino per ammirare i loro esemplari migliori o chiedere dei prezzi. Vorrei infatti almeno vedere se riesco a comprare un paio di quaglie come mascotte della scuola, ma i miei accompagnatori inorridiscono e alla fine mi tocca desistere dall’acquisto. Sarà per un'altra volta.

Poi via, tutti a pranzo a Le Bistro, cuore francese a Kabul che quasi sembra un angolo di Provenza. La signora Nasreen, la proprietaria, ha studiato in Francia e, per via del fatto che il marito lavora come Capo del Protocollo del Presidente Karzai, il posto è sempre strapieno. Oggi non fa eccezione.

Torniamo poi a casa, io devo ancora finire di rispondere a decine di mail e organizzare le lezioni per la prossima settimana. Dopotutto, la scuola non può attendere, nemmeno per un giorno.

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