Il lato oscuro della Mezzaluna. Nuovo stupro di gruppo in Turchia

Una ragazzina di 13 anni è stata violentata da 29 uomini, tra i quali c'è anche un poliziotto

Donne turche danzano in piazza il 14 febbraio 2013 in occasione della campagna "One billion rising" in favore dei diritti delle donne in tutto il mondo (Credits: Epa/Tolga Bozoglu)

Anna Mazzone

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Una ragazzina di 13 anni stuprata più volte da un gruppo di 29 uomini, incluso un poliziotto. E' successo in Turchia, a Golcuk, nella parte sud-occidentale del Paese. La tragica storia è emersa proprio nel giorno in cui le parlamentari turche brindano per la fine del divieto di indossare i pantaloni nei luoghi istituzionali.

La violenza di Golcuk è stata denunciata da un insegnante della 13enne stuprata, che aveva il terrore di puntare il dito contro i suoi aguzzini. Figlia di una massaggiatrice divorziata, la ragazza temeva che ci potessero essere ritorsioni contro sua madre se avesse denunciato la banda di criminali che abusava sessualmente di lei. Ma il suo non è un caso isolato.

Recentemente un'altra bambina di 12 anni è stata violentata in Anatolia da un gruppo di 26 uomini. I criminali sono stati quasi tutti arrestati e poi liberati, tanto che la dodicenne ha preso carta e penna e ha scritto al ministro della Giustizia turco, chiedendo che i colpevoli delle violenze vengano puniti perché hanno distrutto la sua vita.

Cosa sta succedendo in Turchia? Se l'economia del paese della Mezzaluna sembra andare a gonfie vele, il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne non sembra seguire la stessa strada. Negli ultimi dieci anni sono aumentati del 400% i crimini contro le donne, segno della pericolosa recrudescenza di una mentalità fortemente patriarcale.

E non sfugge il fatto che dal 2002 al potere in Turchia ci sia l'AKP, il partito "islamico moderato" (come l'hanno definito in modo edulcorato gli analisti americani), fondato dall'attuale premier Recep Tayyip Erdogan.

Il dato di fatto è che nell'ultimo decennio in Turchia è aumentato in modo esponenziale il numero di donne velate (la stessa first Lady, moglie di Erdogan, ha il capo coperto), e allo stesso tempo le donne hanno ricominciato a combattere per il mantenimento (e rafforzamento) dei loro diritti. Sono state rimesse in discussione le leggi sull'aborto e sulla riproduzione in generale. Il premier ha detto che ogni donna turca dovrebbe avere come minimo tre figli, per aumentare il numero dei turchi nel mondo.

Insomma, come ha recentemente scritto sul Guardian la scrittrice Elif Shafak , "in Turchia gli ultimi dibattiti sul corpo femminile hanno lasciato un sapore amaro in bocca alle donne". Da più parti viene denunciata la mancanza di un dibattito pluralistico e onesto sui grandi temi di genere e molte donne sono preoccupate per il loro futuro, e per quello delle loro figlie.

E' vero che, rispetto alle donne che vivono in altre parti del mondo arabo-musulmano, le donne turche finora hanno potuto godere di maggiori diritti, ma quello che al momento si percepisce in Turchia è che ogni diritto potrebbe essere spazzato via all'improvviso. Sostanzialmente, non esistono garanzie e le cose potrebbero cambiare molto in fretta. Da qui la preoccupazione di molte donne.

Le violenze domestiche, soprattutto nei piccoli villaggi del paese della Mezzaluna, dove regna l'ignoranza e il maschilismo famigliare è più spiccato, sono all'ordine del giorno e le donne vengono spesso lasciate da sole. I loro aguzzini non vengono perseguiti e molte di loro sono praticamente indotte a suicidarsi per preservare l'onore perduto in caso di stupri e violenze.

E, nonostante gli slogan dei politici che sostengono di voler rendere più solidi i diritti delle donne, lo stesso mondo politico è dominato da una mentalità patriarcale, che considera le donne un gradino più in basso rispetto agli uomini.

La sfavillante Turchia, che siede ai tavoli dell'economia internazionale forte dei suoi numeri senza macchia, in realtà è un paese rimasto indietro nel tempo in quanto a diritti umani e civili. Il gap è profondo e negli ultimi anni non è stato sanato dal governo islamico al potere, nonostante tutta una serie di iniziative che sono morte appena varcati i confini di Istanbul. Ma la Turchia, si sa, non è solo Istanbul; è soprattutto altro.

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