I crimini di guerra in Iraq secondo l'Onu

Le Nazioni Unite denunciano il genocidio. Ma nella lista dei colpevoli non c’è solo ISIS ma anche le forze tribali sciite, sunnite e curde

ISIS: DISTRUTTO MONASTERO MOSUL, OFFENSIVA STATO ISLAMICO SU SITI E MONUMENTI / SPECIALE

UN fermo immagine di un video dello Stato islamico nel quale si mostrerebbe la distruzione dell'antica citt irachena di Nimrud, a 30 km a sud est di Mosul, Iraq. – Credits: ANSA

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Decine di migliaia di civili morti o feriti e centinaia tra donne e bambini costretti alla schiavitù dallo Stato Islamico. Questi e altri inquietanti dati, forniti in un rapporto diffuso il 19 gennaio dalla Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Iraq (UNAMI) e dall’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani, testimoniano gli orrori della guerra in corso in Iraq. Ed è solo uno spaccato di quanto sta avvenendo nel Paese, considerato che i numeri si riferiscono solo al periodo compreso tra il primo gennaio del 2014 e il 31 ottobre del 2015.

Secondo il rapporto i civili uccisi nei combattimenti, o deceduti sotto i bombardamenti dei caccia della coalizione internazionale anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti, sono stati 18.802 civili. Altri 36.245 sono rimasti feriti mentre gli sfollati all’interno dell’Iraq ammontano a 3,2 milioni. Tra quest’ultimi, più di un milione sarebbero ragazzi e ragazze di età scolare.

Nel delineare i contorni di questo conflitto, le Nazioni Unite evidenziano in particolare le violenze e gli abusi sistematici a cui sono sottoposte le popolazioni finite sotto il controllo dei miliziani dello Stato Islamico. Lapidazioni e amputazioni in pubblico, bambini reclutati per andare a combattere, donne soprattutto della comunità yazida detenute in stato di schiavitù. A ciò vanno aggiunti altre centinaia di casi non conteggiati che riguardano quelle persone morte, spiega il responsabile ONU Zeid Ràad al Hussein, “per mancanza di accesso a cibo, acqua o di assistenza sanitaria di base”.

Quest’ultimo è un dato rilevante considerato che, in base a uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Washington a Seattle in collaborazione con il Ministero della Sanità iracheno, nel precedente conflitto che ha interessato l’Iraq tra il 2003 e il 2011 quasi la metà delle circa 405mila vittime era deceduta a causa del disfacimento del sistema infrastrutturale del Paese che, di fatto, aveva impedito l’accesso all’acqua potabile, ad alimenti commestibili così come all’energia elettrica e a mezzi di trasporto utili per raggiungere le poche strutture sanitarie ancora funzionanti.

 Ciò significa che il bilancio dell’attuale conflitto fornito dall’ONU presto dovrà essere aggiornato. Inoltre, non è solo l’ISIS a macchiarsi di abusi, ma in generale tutte le forze militari che stanno prendendo parte ai combattimenti: dai militari dell’esercito regolare di Baghdad alle forze tribali espressione tanto delle comunità sunnite quanto di quelle sciite, senza dimenticare le milizie curde dell’YPG (Unità di Protezione Popolare) e i Peshmerga, addestrati ed equipaggiati dai contingenti occidentali di stanza in Iraq, compreso quello italiano.

 L’intreccio di queste violenze, e la scoperta di numerose fosse comuni segnalate nelle aree liberate da ISIS ma che potrebbero risalire ai tempi della dittatura di Saddam Hussein, portano gli autori del rapporto a utilizzare senza esitazione due termini che da anni ormai riecheggiano nella vicina Siria: “crimini di guerra contro l’umanità” e “genocidio”.

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