Edoardo Frittoli

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Durante la campagna presidenziale americana del 1992, Bill Clinton fece una dichiarazione che avrebbe accompagnato tutta la carriera politica di Hillary Rodham, la donna che aveva sposato nel 1975 e che lo aveva sostenuto sin da quando, tre anni più tardi, fu eletto per la prima volta governatore dell'Arkansas: «Vi sto offrendo due presidenze al prezzo di una». 

Che Hillary non sarebbe stata una First Lady di rappresentanza, come lo erano state Barbra Bush e Nancy Reagan, gli americani lo capirono presto. Durante il primo mandato divenne testimonial, anche all'estero, dei diritti femminili e della necessità di estendere l'assicurazione sanitaria a tutti gli americani, tutte battaglie che le consentirono se non altro di farsi conoscere dall'elettorato liberal americano. 

IL CASO LEWINSKY
Quando scoppiò il caso Monica Lewinsky, Hillary non disse una parola, limitandosi  a dire - nonostante il tradimento del marito fosse ormai il segreto di pulcinella alla Casa Bianca -  che si trattava solo di «una cospirazione della destra americana». Questo, sul piano pubblico. La sua fama di donna propensa a mentire in nome del prestigio e del potere nacque allora, in America, un Paese puritano che sa perdonare, fuorché i liars, i bugiardi, un'etichetta che le è rimasta appiccicata addosso fino al recente mail-gate.

Privatamente, quando il marito fedifrago le confessò i tradimenti, Hillary lo fece dormire per mesi sul divano, come racconta un libro della giornalista Kate Brower, senza però mai spezzare quel patto non scritto che prevedeva - in cambio del suo doloroso silenzio - il forte sostegno di Bill nella corsa della moglie per il seggio senatoriale nello Stato di New York. Privatamente, allora, quando ancora secondo la sua autobiografia Living History non credeva al tradimento del marito, descrisse  Lewinsky alla sua amica e confidente Diane Blair  come una narcissistic loony toon, che grosso modo significa una pazza megalomane. Una che si inventava tutto di sana pianta.

Quello che è certo è il sodalizio dei Billary non si è mai interrotto, nemmeno nei momenti più drammatici della loro relazione. Un sodalizio, d'amore, d'affari, di rapporti politici condivisi, che i suoi (molti) avversari hanno sempre descritto come cementato solo dall'ambizione sfrenata e dal desiderio del potere. Né gli scandali in serie che hanno colpito la coppia presidenziale l'hanno mai messa ko. È una donna dura, Hillary, fredda, calcolatrice, preparatissima e un po' secchiona, capace di parlare alla testa, ma non al cuore - a differenza di Bill - dell'elettorato, il suo vero tallone d'achille, anche in quest'ultima corsa elettorale dove il suo sfidante, l'utopista Bernie Sanders, dà al contrario l'impressione di parlare alla pancia e al cuore, meno alla razionalità delle soluzioni politiche possibili. 

LA FAMIGLIA
Per capire chi è Hillary, prim'ancora che richiamare la sua imponente biografia politica, bisognerebbe forse tornare all'infanzia, al background medio-borgese della sua famiglia, che viveva a Chicago, la città di Obama. Suo padre era un veterano della seconda guerra mondiale, Us Navy. Lavorava sodo nella piccola azienda da lui fondava che vendeva stoffe. Hillary lo aiutava quando poteva, sin da giovanissima. Suo padre era un repubblicano orgoglioso, di quelli che si spaccano la schiena per una vita, risparmiando per tirare su la famiglia. Dorothy, sua madre, era stata abbandonata dai genitori giovanissima. Faceva la baby sitter, la donna delle pulizie nelle case dei ricchi.

IL TALLONE D'ACHILLE: LA SCARSA EMPATIA
A lei, Hillary, cui la  famiglia diede tutte le opportunità per studiare, non fecero mancare nulla. Come First Lady dell'Arkansas,  dal 1979 al 1992, con l'interruzione di due anni dal 1981 al 1983, si batté - ha raccontato - per estendere l'educazione sanitaria e per i diritti delle donne. La passione politica non l'ha mai abbandonata. Il suo pregio, dal punto di vista politico, è la preparazione. Il suo difetto, la sua mancanza di empatia, una dote di cui - a suo modo  - il suo futuro sfidante, Donald Trump, non è privo. La sfida si giocherà anche su questo. Su quel non-so-ché che si chiama simpatia. E che spesso decide, a prescindere dall'adeguatezza politica, chi sarà eletto alla Casa bianca. Su questo Bill era impareggiabile. Su questo, ammesso che si possa imparare sulla soglia dei 70 anni, Hillary dovrà lavorare molto, come le suggeriscono tutti i suoi consiglieri. 

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