Esteri

Hillary Clinton: "Io sconfitta per colpa di Putin e dell'Fbi"

Nella sua prima intervista dopo le elezioni, l'ex candidata alla presidenza si sfoga a briglia sciolta con la giornalista della Cnn Christiane Amanpour

Democratic Presidential Candidate Hillary Clinton Campaigns In Iowa

Redazione

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"Se non ci fossero state le interferenze di Russia e FBI forse oggi "sarei io il vostro presidente": di nuovo in pubblico, l'ex candidata democratica alla presidenza, Hillary Clinton, si è assunta "tutte le responsabilita'" della sconfitta, ma ha puntato il dito contro il Cremlino e il direttore del Federal Bureau, James Comey, per la sua bruciante sconfitta.



Fu proprio Comey infatti che a 10 giorni dalle elezioni riaprì l'inchiesta mailgate, per poi chiuderla pochi giorni dopo con un nulla di fatto. "Se le elezioni fossero state il 27 ottobre, sarei il presidente. Ma ero io la candidata; e sono molto consapevole delle sfide, dei problemi e delle nostre carenze", ha detto alla giornalista della CNN Christiane Amanpour, durante l'evento Women for Women che si è tenuto a New York.

"Stavo vincendo", ha aggiunto subito dopo senza però indulgere sui suoi errori, "fino a quando la lettera di Comey insieme a WikiLeaks hanno sollevato dubbi nelle menti delle persone che volevano votare per me, ma si sono spaventate".

L'ex segretario di Stato, che ha confermato di star lavorando a un libro sulla sua campagna elettorale che uscirà in autunno, ha assicurato che continuerà a partecipare alla vita politica americana da "cittadina attivista, parte della resistenza" a Trump.

Commentando la gestione della crisi coreana da parte del presidente ha poi detto che i negoziati con Paesi come la Corea del Nord sono critici, ma devono avvenire all'interno di una strategia più ampia che non si esaurisca - ha osservato, alludendo all'ossessione di Trump per Twitter - a qualche tweet.

Lo sfogo della Clinton contro l'FBI e le interferenze di Mosca, non potevano trovare un tempismo migliore. A Washington infatti il presidente americano era impegnato proprio in quelle ore in una telefonata molto delicata con il presidente russo Vladimir Putin.

Si è trattato del primo confronto da quando Trump ha ordinato l'attacco militare in Siria. E proprio delle sorti di Damasco i due hanno discusso a lungo, concentrandosi sulla necessità di "mettere fine alla violenza" nel Paese e sulla possibilità di una safe zone.

Si è trattato di una "conversazione molto buona", hanno fatto sapere dalla Casa Bianca, mentre il Cremlino, ma non Washington, ha aggiunto che i due presidenti si incontreranno per la prima volta faccia a faccia in occasione del G20 che si terrà a luglio ad Amburgo.

Trump e Putin, in quella che è stata la terza telefonata da quando il tycoon e' arrivato alla Casa Bianca, hanno poi allargato i temi del confronto al pericolo terrorismo in Medioriente e alle minacce "nucleari" che arrivano dalla Corea del Nord. (AGI)

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