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Helmut Schmidt, il grande innovatore della sinistra europa

È morto il cancelliere tedesco della seconda metà degli anni 70: ecco quale è la sua eredità

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L'ex cancelliere Helmut Schimdt – Credits: THOMAS LOHNES/AFP/Getty Images

È morto ad Amburgo, nella sua città natale, Helmut Schmidt, storico cancelliere della Repubblica federale tedesca. Aveva 97 anni. Il suo governo, dal 6 maggio 1974 al 1º ottobre 1982, coincise con un periodo particolarmente convulso della storia della Germania postbellica, quando in Germania impazzava il terrorismo rosso della banda Baader-Meinhof, la contrapposizione tra Est e Ovest sembrava essere giunta al suo apogeo e le fiammate inflazionistiche, figlie della crisi energetica, produssero la prima grave recessione in tutta l'Europa dacché era terminata la guerra mondiale.

Ministro della Difesa dal 1969 al 1972 e ministro delle Finanze dal 1972 al 1974, Schmidt era un socialdemocratico della vecchia scuola. Laureatosi in economia nel 1949, dopo aver combattuto durante la seconda guerra mondiale, Schmidt era succeduto a Willy Brandt come Cancelliere, a seguito dello scandalo che  aveva coinvolto il segretario dell'ex cancelliere Günter Guillaume, smascherato come spia della Germania Est. La sua più grande eredità è legata alla costruzione dell'Unione europea.

Negli otto anni in cui governò in Germania, favorì grazie ai suoi rapporti amichevoli con Valery Giscard d'Estaing, allora presidente francese, l'istituzionalizzazione del Consiglio europeo nel 1974, la nascita dello SME (antesignano dell'euro) nel 1979 e  la prima elezione diretta del Parlamento europeo nello stesso anno. Fu allora che i media cominciarono  a parlare di asse franco-tedesco, cioè di una linea comune di intesa che poi ebbe nuovi fasti col buon rapporto tra François Mitterrand ed Helmut Kohl. Mentre l'Europa occidentale tutta veniva attraversata da una spirale inflazionistica che ridusse fortemente il potere d'acquisto dei lavoratori tedeschi, Schmidt - coerentemente con la sua formazione economica keynesiana - attuò sì politiche anti-inflazionistiche, ma senza toccare la spesa sociale, anche a costo di ricorrere all'indebitamento pubblico.

Schmidt ebbe anche un ruolo chiave nel rinnovamento della sinistra europea. Quando Leonid Brezhnev decise il riarmo atomico per contenere l'espansionismo americano verso Oriente, Schmidt fu il primo capo di governo europeo che  chiese alla Nato di avviare un contestuale riarmo americano, con l'installazione in risposta agli SS-20 degli euromissili Usa Cruise e Pershing-2 Quella decisione, allora, suscitò scandalo. Ma ai pacifisti in piazza, spiegò con coraggio e durezza che quella era paradossalmente una mossa volta a sganciare gli interessi di sicurezza e difesa americani da quelli degli alleati del Vecchio continente. Un'Europa più autonoma, anche a costo di scontentare la sinistra socialdemocratica, fu sempre uno dei suoi principali obiettivi.  

Negli ultimi anni, nonostante si fosse ritirato dalla politica attiva nel 1986, non rinunciò mai a dre la sua: come quando, pochi mesi orsono, disse che il predominio tedesco in Europa a spese dei paesi periferici, come la Grecia, avrebbe avuto conseguenze nefaste su tutto il progetto europeo. Rimase, naturalmente, inascoltato.


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