Esteri

Guida all'impeachment di Trump

Tutto quello che c'è da sapere sullo scandalo che sta scuotendo la Casa Bianca

People express their support an impeachment inquiry of US President Donald J. Trump on Capitol Hill

Redazione

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La portavoce democratica della Camera l'ha annunciato il 24 settembre. «Le azioni finora intraprese dal presidente hanno violato la Costituzione» ha denunciato Nancy Pelosi. L'avvio di una procedura di impeachment contro Donald Trump ha preso spunto dalla telefonata fatta il 25 luglio dal quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti al presidente ucraino Volodymyr Zelenskji. Resa nota da un analista della Cia in passato in servizio alla Casa bianca, la chiamata aveva l'obiettivo di ottenere «un favore» dal neopresidente ucraino: la riapertura di un'inchiesta sul figlio di Joe Biden, candidato alle primarie democratiche.

Non solo: la settimana prima della telefonata, Trump aveva chiesto il congelamento dei quasi 400 milioni di dollari di aiuti militari concessi all’Ucraina. Il presidente non aveva spiegato le ragioni della sua minaccia, ma il sospetto è che l'abbia usata per rafforzare il suo potere di persuasione su Zelenskij. Insomma, sarebbe stato una sorta di baratto: aiuti militari in cambio di un'indagine.

La mossa rappresenterebbe quindi un'interferenza nelle presidenziali del 2020 che, se Biden dovesse ottenere la nomination democratica, lo vedrebbero scontrarsi con Trump. In altre parole, come ha denunciato Nancy Pelosi, si tratterebbe di «un tradimento del giuramento da presidente» fatto da Trump.
Per orientarsi nel mare magnum di un provvedimento che potrebbe stravolgere la fine della legislatura di Trump, Panorama ha approntato una guida ragionata all'impeachment. Dalla pista ucraina a quella australiana, dall'accusatore della Cia al legale di Trump, ecco tutto quello che c'è da sapere sullo scandalo che sta scuotendo la Casa Bianca.   

L'impeachment riguarderà solo la vicenda ucraina o interesserà anche altri casi?

Nancy Pelosi ha spiegato di aver dato «indicazioni ai nostri sei comitati congressuali di continuare le loro inchieste sotto l'ombrello» dell'inchiesta di impeachment. I comitati stanno investigando sull'operato del presidente e raccogliendo prove per ogni atto incriminante, anche se Pelosi e altri esponenti del partito democratico si sono detti d'accordo sull'importanza di focalizzare l'attenzione sulla vicenda ucraina. Lo scenario potrebbe tuttavia cambiare in seguito a un'altra rivelazione: Trump avrebbe fatto una discutibilissima telefonata anche al premier di Canberra, Scott Morrison, per sollecitare la raccolta di informazioni miranti a screditare l’inchiesta sul Russiagate. Lo spettro delle indagini sulle presunte ingerenze russe nel corso della campagna elettorale del 2016, insomma, continua ad aggirarsi a Washington e dintorni. E potrebbe avere una ripercussione anche sull'impeachment.

Che cos'è l'impeachment?

La messa in stato di accusa, nota come impeachment (dall’inglese impeach, ossia accusa), è una procedura che prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche che abbiano commesso illeciti nell'esercizio delle loro funzioni. Negli Stati Uniti, per ricordare ai cittadini che «il loro presidente è umano e può sbagliare come ogni altro cittadino», è stato introdotto nella Costituzione del 1787. La legge suprema statunitense prevede che il presidente possa essere messo in stato di accusa per «alti crimini e infrazioni».

Chi metterà in stato d'accusa Trump?

Negli Stati Uniti, la messa in stato di impeachment è compito della Camera dei rappresentanti, uno dei due rami del Congresso. Nel caso di Trump, questa fase di indagini, fatta di audizioni e deposizioni, è attualmente in corso: dovrebbe durare alcune settimane. Il partito democratico punta a formalizzare le accuse entro il 28 novembre, giorno del Thanksgiving. I risultati verranno poi sottoposti al vaglio della Commissione giudiziaria, che dovrà valutarne la solidità. Non è ancora chiaro se a gestire il procedimento sarà la Commissione giudiziaria della Camera, come vuole la consuetudine, o se i democratici nomineranno una commissione ad hoc. Se la Commissione troverà prove sufficienti per mettere in stato di accusa il presidente, la Camera voterà sui singoli articoli. Perché passino, occorrerà la maggioranza semplice. Secondo il Washington Post, almeno 218 parlamentari democratici (su un totale di 435 membri) sarebbero a favore dell'inchiesta.

Dove si svolgerà il processo?

Se la Camera approverà le accuse, il caso passerà al Senato per il processo vero e proprio. Al termine dei lavori, i senatori dovranno votare. Per condannare Donald Trump e rimuoverlo dall'incarico (facendo subentrare il vice presidente Mike Pence), occorrerà una maggioranza di due terzi dei membri, pari al 67 per cento. Le probabilità di riuscita sono dunque bassissime, anche per l'ampio peso dei repubblicani al Senato (53 contro i 45 democratici). Per rimuovere Trump dall’incarico, almeno 20 senatori del Grand Old Party più tutti i democratici dovrebbero votare a favore dell'impeachment. Prospettiva alquanto improbabile, visto che gran parte dei senatori repubblicani sono rimasti fedeli al Commander-in-chief.  

Ma se la rimozione di Trump è improbabile, perché i democratici hanno avviato l'iter?

Per mesi la moderata Nancy Pelosi, aveva resistito alle pressioni dell’ala liberal del partito, che chiedeva l'impeachment per il Russiagate. Pelosi non aveva mai ceduto perché non voleva impegnare il partito in una battaglia poco popolare al di là di una ristretta cerchia di democratici e che rischiava di rinvigorire la base repubblicana, facendo passare Trump per vittima. Ma dopo la telefonata di Trump a Zelenskij, tutti i dubbi e le perplessità si sono dissipati. I democratici hanno deciso di avviare l'iter formale, come scrive la Bbc, «per indurre un cambiamento nell'opinione pubblica». I rappresentanti del partito dell'asinello hanno valutato che «mentre il largo pubblico potrebbe non essere a bordo adesso, potrebbe venire convinto una volta che le prove saranno raccolte e presentate in maniera convincente». Per di più, aggiunge la rete televisiva britannica, «molti democratici vedono l'impeachment come un dovere morale. Dal loro punto di vista, il presidente ha infranto la legge e violato il giuramento presidenziale. Non fare un tentativo per rimuoverlo dall'incarico significherebbe dare una tacita approvazione alle sue azioni e incoraggiare ancor più altre trasgressioni».      

Nell'eventualità in cui Trump fosse rimosso e anche Mike Pence risultasse implicato, che cosa succederebbe?

Eventualità estremamente improbabile. Ad ogno modo, come stabilito dall'Atto di successione presidenziale del 1947, la linea di successione alla carica di presidente degli Stati Uniti, se il presidente e il vice-presidente sono rimossi, è la seguente:
 1.    Portavoce della Camera: Nancy Pelosi
 2.    Presidente pro tempore del Senato: Chuck Grassley
 3.    Segretario di Stato: Mike Pompeo
 4.    Segretario al Tesoro: Steve Mnuchin
 5.    Segretario della Difesa: Mark Esper

Ci sono precedenti di impeachment negli Stati Uniti?

Nella storia americana nessun presidente è mai stato rimosso con l'impeachment. Due, entrambi democratici, finirono sotto processo per poi essere assolti: Andrew Jackson nel 1868 e Bill Clinton nel 1999. Il primo, il vice di Abramo Lincoln che lo aveva sostituito dopo il suo assassinio nel 1865, fu messo in stato d'accusa per supposti abusi nell'esercizio dei suoi poteri, nell'ambito di un feroce conflitto con il Congresso sul comportamento da tenere con gli Stati del Sud dopo la guerra di secessione. Jackson si salvò per un voto, ma il partito non lo ricandidò. Quanto a Bill Clinton, venne sottoposto a impeachment per aver mentito sulla sua relazione con Monica Lewinsky, stagista alla Casa Bianca (uno dei capi d'imputazione era spergiuro), e per aver ostacolato il corso della giustizia. Il Senato lo assolse da tutte le imputazioni.


Cosa c'entra l'Italia con l'impeachment?

Secondo quanto sostiene l'amministrazione Trump, con il Russiagate l'Italia c'entrerebbe moltissimo. Non a caso, a cavallo fra settembre e ottobre, nel giro di tre giorni sono arrivati a Roma ben tre altissimi funzionari statunitensi: il Segretario di Stato Mike Pompeo, il ministro della Giustizia William Barr e il procuratore federale (incaricato dell'inchiesta sulle origini del Russiagate) John Durham. Ma se la visita di Pompeo era in calendario da settimane, quella di Barr e Durham è stata preparata, secondo il New York Times, «aggirando i protocolli» e senza che diplomatici e funzionari dell'intelligence presso l'ambasciata Usa a Roma fossero a conoscenza delle ragioni del viaggio. Per il quotidiano statunitense, la visita aveva un preciso scopo. In un articolo del 2 ottobre intitolato «Prima Barr, ora Pompeo: l'Italia è la centrale dell'intrigo sull'impeachment per i funzionari di Trump», il giornale newyorkese spiega che la trasferta romana di Barr del 27 settembre (che era stata preceduta da un'altra visita il 15 agosto) era finalizzata a «incontrare funzionari italiani di intelligence nell'ambito degli sforzi del presidente Trump per screditare l'investigazione sulle ingerenze russe nell'elezione del 2016 negli Stati Uniti». In un successivo articolo, il New York Times dettaglia la missione dei due funzionari: «cercare prove che potessero sostenere la tesi a lungo coltivata da Trump: che alcuni dei più stretti alleati dell'America avevano cospirato con i suoi nemici dello “Stato Profondo” per impedirgli di vincere la presidenza». In Italia, dunque, sarebbero custodite le prove del presunto complotto anti-Trump. Uno dei protagonisti sarebbe l'enigmatico Joseph Mifsud, il professore maltese che aveva stretti rapporti con la Link University di Roma, di cui si sono perse le tracce da oltre un anno: l'ultimo avvistamento risale al 21 maggio 2018.





     


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