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Guerra fredda: quei caccia russi fermati dagli aerei italiani

Nel Mar Baltico dall'inizio di febbraio ben tre "scramble" dei nostri Typhoon, in azioni di vigilanza Nato contro le violazioni dello spazio aereo

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Eleonora Lorusso

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In clima da nuova guerra fredda, con tanto di piano di riarmo nucleare da parte degli Stati Uniti, fa impressione sapere di contatti pericolosi fra aerei militari russi e velivoli Nato, anche italiani.

Il fatto è che gli aerei russi spesso sconfinano nello spazio aereo dei paesi baltici, che, come è noto, a Mosca ancora in parecchi continuano a considerare territori che, in fondo, appartengono alla Santa Madre Russia.

Ebbene, nei primi giorni di febbraio la faccenda si è fatta ancora più complicata: sono infatti intervenuti tre volte i caccia italiani, con altrettanti "scramble".

Lo scramble in gergo militare definisce un'azione di decollo di caccia per intercettare e identificare aerei sconosciuti o di altre potenze.

Gli Eurofighter italiani e gli "scramble" nei cieli baltici

Tre casi, si diceva, nei primi dieci giorni di febbraio.

In un caso gli Eurofighter Typhoon della Task Force Air 36^ Stormo, impegnati nella Missione NATO di Air Policing, hanno ricevuto l'ordine di identificare un velivolo da trasporto della Federazione russa, entrato nello spazio aereo baltico senza identificarsi, direttamente dal Combined Air Operation Centre NATO di Uedem, in Germania.

È così scattato il cosiddetto Alpha Scramble che ha permesso ai due caccia italiani, al momento di stanza in Estonia, di intercettare e identificare l'aereo russo, accompagnandolo fuori dallo spazio aereo dell'Alleanza Atlantica.

Si trattava di un An-26 "Curl", privo di autorizzazione e quindi scortato dai velivoli italiani, come previsto dalle regole dall'Organizzazione internazionale dell'Aviazione Civile (ICAO).

Non appena terminato l'intervento, però, è arrivato un nuovo allarme scramble per piú tracce di aerei che stavano volando senza la necessaria identificazione. Un terzo Eurofighter si è quindi alzato in volo, agganciandole e identificando un cargo con scorta di aerei caccia Sukhoi "Falnker", tutti russi, poi accompagnati fuori dallo spazio aereo estone.

Il precedente del 1 febbraio

All'inizio del mese era accaduto un episodio analogo, che aveva avuto come protagonisti ancora una volta due caccia dell'Aeronautica Italiana, impegnati nella sorveglianza aerea nel Mar Baltico, che erano intervenuti per un altro velivolo della Federazione russa, che aveva violato lo spazio aereo estone.

La Missione Baltic Eagle

L'attività dei caccia italiani è avvenuta nell'ambito della Missone Baltic Eagle, iniziata a gennaio, che vede gli aerei e i piloti italiani impegnati in azioni di Air Policing analoghe a quelle già svolte in Islanda, Bulgaria e nei Paesi Baltici (ma è la prima volta in Estonia), tutti paesi NATO che non dispongono di una propria difesa aerea.

 

Il precedente inglese

Il 15 gennaio era toccato ai jet della RAF intercettare due cosiddetti Blackjack bombers russi, due Tupolev Tu-160s che avevano sconfinato nello spazio aereo sul Mare del Nord, tra la Danimarca e l'Olanda.

Un portavoce dell'Aeronautica del Regno Unito aveva confermato che gli aerei di Mosca si stavano avvicinando pericolosamente all'aerea di interesse della Gran Bretagna. All'operazione avevano partecipato anche velivoli belgi.

A settembre due Typhoon e un Voyager britannici erano decollati per controllare altri aerei russi nei pressi della Scozia.

Le frequenti "provocazioni" russe

Negli ultimi tempi le violazioni dello spazio aereo da parte di velivoli russi sembra si siano intensificate, arrivando in alcuni casi a far temere il peggio. Spesso si tratta di azioni di "provocazione", come quella di pochi giorni fa, quando un caccia russo bisonico Su-27 ha sfiorato un aereo-spia della Us Navy, la Marina americana, sul Mar Nero.

I due velivoli, come spiegato dal Pentagono, sono arrivati a una distanza di appena due metri tra loro.

"L'operazione di intercettazione - è stato spiegato - si è protratta per due ore e 40 minuti", poi il velivolo americano ha fatto rientro nella propria base, anticipando la fine della sua missione. Un episodio analogo era successo a novembre, sempre sul Mar Nero, e a giugno nel Mar Baltico, che risulta una zona piuttosto "calda".

Vigilanza massima sul Mar Baltico

Proprio l'Italia è in prima linea nella difesa dello spazio aereo nel Baltico. Al momento è l'unico Paese ad essere stato impegnato nell’ambito delle operazioni della NATO, che sono svolte a rotazione tra Stati "alleati" a sostegno dei Paesi membri dell'Alleanza Atlantica che non hanno una capacità autonoma di Air Policing (come Slovenia, Albania, Islanda e appunto Lituania, Estonia e Lettonia).

Circa 100 militari, tra piloti, tecnici specialisti e personale di supporto stanno conducendo la missione Baltic Eagle.

Sono quattro i caccia Eurofighter schierati presso la base di Amari. La leadership è affidata al 36° Stormo di Gioia del Colle, ma vi contribuiscono in termini di mezzi e personale tutti e tre i Reparti della Difesa Aerea, dunque anche 4° Stormo di Grosseto e il 37° Stormo di Trapani.

Vi rimarranno per 4 mesi, fino ai primi di maggio, quando è previsto il cambio con la Francia

Sconfinamenti anche in mare

Le "incursioni" di velivoli di Mosca nei cieli al confine tra le Repubbliche baltiche (ex territorio sovietico) e la Russia sono piuttosto frequenti e si accompagnano a quelle nelle acque del Mare del Nord.

Ne sono esempio i ripetuti avvistamenti di sottomarini russi, a partire dalla "caccia" al battello che tenne col fiato sospeso la comunità internazionale nel 2014: dopo ripetuti avvistamenti al largo delle coste della Svezia di un sottomarino straniero, identificato come russo, furono intercettati messaggi criptati tra l'arcipelago di Stoccolma e Kalingrad, l'enclave russa che si trova la Polonia e la Lituania, che si affaccia sul mar Baltico e dove si trova una base strategica della flotta russa.

Una squadra di 200 persone venne mobilitata nell'identificazione del battello, mentre il capo della Säpo, l'unità anti-terrorismo dei servizi segreti svedesi, dichiarò alla stampa che la Russia era "il più grande agente di intelligence in Svezia".

Un altro presunto sconfinamento è avvenuto a giugno del 2016, quando una fregata britannica avvistò un altro sottomarino russo, mentre la scorsa estate aveva destato qualche timore l'attraversamento del Baltico da parte del più grande sottomarino a propulsione nucleare al mondo, il Dmitri Donskoj, per prendere parte alla festa della Marina russa, passando vicino alle coste di diversi paesi europei.

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