Esteri

La vittoria di Syriza è una terapia choc per l'Ue?

Tsipras promette di governare in nome di tutti per rottamare l'austerità e cambiare il volto all'Europa senza rinunciare all'euro

Grecia-Alexis-Tsipras

Anna Mazzone

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"La Grecia volta pagina, si lascia alle spalle la paura, l'oppressione e l'umiliazione e va avanti con speranza e dignità: oggi abbiamo fatto la storia, l'ora della Troika è finita, facciamo sorgere il sole sulla Grecia". Sono le prime parole di Alexis Tsipras, nuovo premier di Grecia, che con il suo partito Syriza ha stravinto le elezioni e si appresta a governare. Parole pronunciate con emozione di fronte a una folla delirante e felice. Parole scandite da un ritmo molto più moderato ed "ecumenico" rispetto ai toni accesi di una concitata campagna elettorale, che passerà alla storia per aver portato al potere per la prima volta in Grecia la sinistra radicale. 

 


Una vittoria che l'Europa si aspettava e che temeva per gli effetti a cascata sui mercati finanziari e sulla restituzione del maxi prestito che la Troika ha fatto ad Atene. Ma, solo qualche giorno fa, all'austera Angela Merkel che preconizzava l'Apocalisse dell'uscita dall'euro della Grecia qualora ad Atene avesse vinto l'estrema sinistra di Syriza, rispondeva Martin Schulz, tedesco, socialista e presidente del Parlamento europeo, che accusava la Cancelliera teutonica di "irresponsabile speculazione e dibattito sulla (cosiddetta) Grexit", l'uscita della Grecia dall'eurozona. Insomma, di Syriza l'Ue deve aver paura o no?. Prendendo in prestito le parole del Financial Times a commento dei risultati greci, Tsipras si rivelerà un nuovo Lula o sarà piuttosto un novello Hugo Chavez?

C'è da dire che lo stesso Tsipras non ha mai parlato di un'uscita dall'euro, bensì della necessità di rinegoziare il memorandum con la Troika e - soprattutto - di iniziare un processo di riforme strutturali per cambiare il volto dell'Unione europea. Forte del sostegno delle sinistre radicali di tutta Europa (ad Atene a festeggiare la vittoria di Syriza c'erano i tedeschi di Die Linke, gli italiani di L'altra Europa con Tsipras e gli spagnoli di Podemos, che non fanno mistero di schierarsi nel campo delle socialdemocrazie europee), la vittoria della sinistra di Alexis Tsipras potrebbe innescare una scintilla positiva per l'Europa e rappresentare una opportunità non solitaria per contrastare l'euroscetticismo galoppante e l'avanzata delle destre xenofobe e populiste.

"In Italia avete una visione un po' distorta di Tsipras e del suo programma", dichiara a Panorama.it Dimitri Deliolanes, giornalista della Radio Televisione pubblica greca (ERT) e autore del libro La sfida di Atene. Alexis Tsipras contro l'Europa dell'austerità (edizioni Fandango). "I due pilastri del programma di Tsipras sono da una parte i provvedimenti interni per riuscire a dare un po' di sollievo a quelle persone che vivono in condizioni tragiche, permettendo all'economia di ripartire e dall'altra parte superare definitivamente la politica dell'austerità attraverso una nuova negoziazione con l'Europa".

Sì, ma per negoziare notoriamente bisogna essere in due e dalla Germania arrivano segnali pessimi in questo senso. Proprio pochi giorni prima delle elezioni ad Atene, da Berlino il ministro dell'Economia Wolfgang Schauble ha fatto sapere che non ci sarà Quantitative easing per la Grecia se la Repubblica ellenica non rispetterà i patti. "Schauble incarna perfettamente l'ottusità che contraddistingue il suo elettorato - dice ironicamente Deliolanes - ma a parte questo voglio sottolineare che non è intenzione della Grecia andare in guerra contro tutti, né credo sia intenzione dell'Europa fare la guerra alla Grecia. Rinegoziare il memorandum si può fare e si farà, perché è nell'interesse di tutti, della Grecia così come dell'Europa". "Tra l'altro - aggiunge il giornalista di ERT - il fatto che Syriza non sia il solo tra i partiti europei di sinistra a volere una riforma profonda dell'Europa, e penso ai Podemos in Spagna ma anche all'Italia e alla Germania, mi fa sperare che scocchi una scintilla positiva, che crei la concreta possibilità di mettere l'Europa su un'altra strada e la allontani da politiche di austerità che hanno causato solo disastri".

Eppure molte cancellerie europee continuano a essere in ansia. "Bruxelles è certamente preoccupata. Partendo dall’ipotesi che la Grecia non uscirà dall’eurozona, la vittoria di Syryza potrebbe avere ripercussioni negative sia sui mercati finanziari che sulla stabilità politica ed istituzionale europea", dichiara a Panorama.it  Eleonora Poli, esperta dell'area Europa dello IAI (Istituto Affari Internazionali). "Se, da un punto di vista finanziario, il recente avvio del programma di acquisto dei bond da parte della BCE ha contribuito a tranquillizzare i mercati, un rifiuto di Syryza di procedere con le riforme strutturali potrebbe creare maggiore instabilità, ispirando anche altri paesi ad abbandonare le politiche di austerità. A livello politico, infatti, la vittoria di Tsipras rafforzerà la legittimità della coalizione eurocritica dei Verdi e Sinistra Unitaria (GUE/NLG) al Parlamento Europeo, dove Syriza conta 6 Europarlamentari, e di altri partiti anti-establishment, specialmente del Sud europeo, come il Movimento 5 Stelle o il Front National francese, emersi particolarmente nelle ultime elezioni europee. Voci queste che, per quanto radicali, l’Europa non può più permettersi di ignorare, specialmente in vista del crescente sentimento antieuropeo diffuso tra i cittadini. In Italia paese storicamente eurottimista, solo il 30 % crede nelle istituzioni europee".

Ma quando Alexis Tsipras e altri leader europei come François Hollande in Francia e Mattero Renzi in Italia sostengono di voler superare l'austerità il segnale è che la roccaforte del rigore in Europa si sta sbriciolando. "Le politiche di austerity non sembrano aver funzionato - continua Eleonora Poli - la crescita negli ultimi due anni è stata praticamente pari a zero e in Grecia si è registrato un impoverimento della classe media, un terzo delle famiglie greche vive sotto la soglia di povertà, mentre la disoccupazione giovanile è al 49%. Secondo la Troika, con un avanzo primario di 1,9 miliardi di euro, contro i 4,9 richiesti, la Grecia avrebbe dovuto ripagare la prima tranche del debito, pari a 21 miliardi di euro, nel marzo prossimo sborsando 1,5 miliardi di euro".

A questo punto e alla luce della straordinaria vittoria di Syriza ad Atene, cosa farà Bruxelles? "E’ necessario che l’Europa cambi direzione - dichiara Poli - e forse l’effetto Syriza può essere una terapia choc. Se la Grecia venisse fatta uscire dall’euro, infatti, il suo fallimento sarebbe inevitabile e si ripercuoterebbe particolarmente su banche francesi e tedesche che in Europa detengono la maggior parte del debito ellenico. La Troika dovrebbe quindi negoziare con Tsipras, accettare una dilazione e probabilmente fare degli sconti sui pagamenti di Atene".

E se il programma di Tsipras fosse tutto fumo e niente arrosto?. "Tsipras ha promesso che rinegozierà il debito con la Troika e condizionerà il pagamento al varo di riforme che permettano alla Grecia di aumentare la spesa pubblica e stimolare la crescita di posti di lavoro. Fondamentalmente, l’approccio di Tsipras sembra essere quello di abbandonare le politiche neoliberali di austerità e tornare ad un approccio più keynesiano di welfare state. Passato il momento dell’euforia, il programma economico di Tsipras potrebbe essere sostenibile a condizione che sia condiviso dalla Troika e supportato dalle manovre della BCE. Altrimenti, i mercati finanziari potrebbero impazzire causando un aumento dei tassi d’interesse sul debito greco e un default economico". "Infine - conclude Eleonora Poli - un negoziato efficace con la Grecia potrebbe dare una svolta alla situazione di impasse economica e istituzionale in cui l’Europa giace da troppo tempo". 

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