Grecia: Varoufakis rischia di dover lasciare il Governo

Definito un "dilettante" dai colleghi dell'Eurogruppo, ora anche Tsipras dubita sulla sua reale capacità di negoziazione. Ma non è detta l'ultima parola

Varoufakis

Il ministro delle finanze greco Yaris Varoufakis – Credits: RIS MESSINIS/AFP/Getty Images

Fabrizio Goria

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"Un dilettante". Così è stato definito dai suoi colleghi dell’Eurogruppo il ministro ellenico delle Finanze Yanis Varoufakis, durante il vertice che fonti della Commissione europea hanno detto essere stato “uno dei più assurdi possibili”. Troppe le divergenze fra l’Eurogruppo e la Grecia a trazione Alexis Tsipras. Troppo poco il lavoro fatto dalle autorità elleniche nei primi tre mesi dalle elezioni. Ancora più elevato il rischio di una secessione del Paese dall’eurozona. A meno che Tsipras non decida di prendere in mano la situazione, mutando in corsa la sua compagine elettorale e riavviando le trattative con i creditori.

Il segnale più significativo dello stadio in cui versano le trattative fra Grecia e partner internazionali è dato dal commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. Solitamente molto ottimista, e vicino alle esigenze di Tsipras e Varoufakis, il politico francese ha usato un tono più duro del solito. “I progressi fatti sono insufficienti, il tempo sta finendo per la Grecia”. Un monito nemmeno troppo celato che è il sintomo di quella frustrazione che da inizio febbraio serpeggia sempre più fra i componenti del Brussels Group, la vecchia troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue, con l’aggiunta dello European stability mechanism (Esm). Secondo quanto riportava la scorsa settimana la banca statunitense J.P. Morgan in una nota ai clienti istituzionali, il timore alla vigilia del vertice di Riga era solo uno: un ennesimo summit inutile. E infatti così si è rivelato.

“Nulla di quanto richiesto è stato fatto, non è possibile negoziare con chi non presenta alcun progetto concreto, con chi ride dei colleghi e con chi non ha idea di come si lavori in Europa”. Con queste parole, un membro del Brussels Group ci racconta quanto successo oggi durante l’Eurogruppo. “Non mi ricordo una situazione più paradossale di questa, in cui sembra di essere presi in giro”, continua il funzionario. Quanto accaduto a Atene nelle ultime cinque settimane è accaduto anche a Bruxelles. Il problema, per Tsipras, è che l’inconsistenza di Varoufakis potrebbe danneggiare ulteriormente il Paese, portandolo a quella che viene definita uscita “accidentale” dall’area euro. Più passa il tempo, più le finanze pubbliche della Grecia peggiorano, più diventa complicata la creazione di un programma sostenibile di rientro del debito pubblico.

I due scenari possibili

Quali scenari si aprono, quindi? Uno dei più possibili è quello di una rimozione di Varoufakis dal suo incarico. In questo modo, il primo ministro Alexis Tsipras potrebbe mandare un segnale di distensione all’Eurogruppo, così da uscire dalle attuali sabbie mobili delle negoziazioni. I soldi nelle casse del Tesoro ellenico stanno infatti finendo e l’ultima decisione di rastrellare la liquidità degli enti locali, circa 2,5 miliardi di euro, è frutto dell’emergenza. Da qui al 19 giugno prossimo la Grecia deve ripagare circa 2,5 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. La più grande tranche dei rimborsi, circa 760 milioni di euro, è da bonificare il 12 maggio, il giorno dopo l’Eurogruppo che gli analisti di Bank of America-Merrill Lynch considerano decisivo.

L’11 maggio, se Atene non avrà presentato alcun piano di riforme, si dovrà pensare a una soluzione alternativa, che potrebbe essere un fallimento sovrano, il secondo nell’arco di tre anni. Quello che è certo è che Bank of America-Merrill Lynch parla apertamente, nella nota odierna, di "Grexhaustion", che altro non è se non l’esaurimento nervoso da Grecia, di cui sono tutti afflitti, dai policymaker europei ai mercati finanziari, passando per le autorità greche.

L’altro scenario vede Varoufakis mantenere il proprio ruolo come titolare del dicastero finanziario greco e, di conseguenza, il proseguo dello stallo. Se quest’ultimo continuasse, si corre il rischio di un deragliamento ancora peggiore odierno. E in quel caso, la strada verso nuove elezioni potrebbe essere spianata. Le incognite di questa via sono diverse. Cosa succederebbe se Syriza si trovasse con meno potere elettorale rispetto a gennaio? Del resto, per l’elettore-tipo del partito di Tsipras già oggi è in deficit di popolarità nel confronto diretto con il giorno dopo le elezioni. Colpa della politica di negoziazione condotta da Tsipras e Varoufakis in Europa, che sta portando il Paese ai limiti estremi della liquidità di cassa.

Delle due l’una. O la Grecia inizia a trattare con il Brussels Group in modo serio, senza bluff, oppure entro la fine di giugno sarà terminato anche il tesoretto ricavato dagli enti locali. Ma in realtà l’orizzonte temporale da guardare potrebbe essere quello del 6 maggio, quando il Consiglio direttivo Bce si riunirà per decidere se aumentare la pressione intorno al governo greco o no. Come? Incrementando l’haircut applicato agli asset utilizzati come collaterale a garanzia delle erogazioni dell’Emergency liquidity assistance (Ela), che di fatto è l’unico canale di liquidità che sta supportando il sistema bancario ellenico. In pratica, il passo precedente a quello più estremo, cioè staccare la spina dell’Ela. Un passo - lo ripetono spesso a livello informale i funzionari dell’Eurotower - a cui nessuno vuole arrivare, ma che potrebbe diventare realtà se i bluff di Varoufakis dovessero continuare.

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