Esteri

Gli attentati di Bruxelles celebrati dall'Isis sulla rivista Dabiq

L'ultimo numero dell'organo del Califfato racconta gli attacchi nella capitale belga del 22 marzo esaltando i "martiri" che hanno seminato la morte

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Redazione

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I fratelli Ibrahim e Khalid El Bakraoui sarebbero i principali organizzatori degli attentati di Bruxelles del 22 marzo, ma anche di quelli di Parigi del 13 novembre 2015.

Secondo la rivista dello Stato Islamico Dabiq (distribuita online in pdf) le menti dietro i due attacchi al cuore dell'Europa sarebbero i due kamikaze di Bruxelles, morti dopo essersi fatti esplodere, rispettivamente, all'aeroporto e in una stazione della metropolitana, causando 34 morti.

"Tutti i preparativi per le incursioni di Parigi e Bruxelles sono cominciati con Khalid e con il suo fratello maggiore, Ibrahim", scrive Dabiq. "Loro si sono procurati le armi e gli esplosivi".

 

Nell'articolo, ci si sofferma soprattutto su Khalid, il minore dei fratelli. Viene rievocata la "rivelazione" che i due avrebbero avuto mentre si trovavano in prigione per scontare pene detentive legate a reati comuni, e in seguito alla quale avrebbero "deciso di vivere per la religione".

Khalid, condannato per rapina e furto d'auto, in particolare avrebbe in varie occasioni sognato se stesso, impegnato a combattere gli infedeli al fianco "del Profeta".

Dabiq conferma anche che l'artificiere, sia di Parigi (130 morti) che di Bruxelles fu Najim Laachraoui, l'altro kamikaze che insieme a Ibrahim colpì a Zaventem, citato con il nome di battaglia di Abu Idriss. Costui, scrive Dabiq, "predispose l'esplosivo per i due assalti, a Parigi e a Bruxelles".

Di Abu Idriss viene raccontata l'esperienza in Siria, combattente contro il regime e "contro gli apostati dell'FSA (Free Syrian Army, ndr)", la ferita e il ritorno in Europa.

Un assaggio della prosa dei propagandisti dell'Isis aiuta a capirne la strategia comunicativa - fatta di esaltazione della mistica del sacrificio nel nome di una causa "superiore" (in questo non dissimile da altre retoriche del novecento, non solo terroristiche), delirio religioso, uso di terminologia ripetuta fino alla nausea (i "crociati" sono ovunque), semplificazione "narrativa" degli eventi:

After healing for several months, he began to train in order
to realize his dream of returning to Europe to avenge the Muslims
of Iraq and Shām for the constant bombing by crusader
warplanes. Upon completing his training, he traveled the long
road to France to execute his operation. It was Abū Idrīs who
prepared the explosives for the two raids in Paris and Brussels.

Infine, Dabiq celebra Mohamed Belkaïd (Abū ‘Abdil-‘Azīz al-Jazā’irī), il trentacinquenne algerino ucciso dalla polizia a Forest, periferia di Bruxelles, pochi giorni prima dell'arresto di Salah Abdeslam a metà marzo, nell'assedio a un appartamento usato dai terroristi, e nel quale sono state trovate le impronte digitali dello stesso Abdeslam.

Anche di questo terrorista vengono ricordate le gesta in Siria, la ferita alla gamba; e poi la conquista di Ramadi, in Iraq e una ferita alla testa. I digiuni, le preghiere notturne e la lettura del Corano.
Poi la scelta di accompagnare Laachraoui nella preparazione - in quanto artificiere della cellula - degli attentati a Parigi di novembre.
Fino al gesto estremo di "eroismo" nel difendere la fuga da Forest dei "fratelli" di fede in modo che gli attentati di Bruxelles venissero portati a compimento.

(Agi, Dabiq)

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