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Giulio Regeni: la verità nascosta tra Egitto e Gran Bretagna

I tabulati telefonici evidenziano sms tra utenze dei due Paesi nei giorni-chiave della vicenda. Mentre i docenti di Cambridge rifiutano di collaborare

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Redazione

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"Verità per Giulio Regeni": più la si cerca, più pare allontarsi. E più porte si chiudono, alcune anche in maniera inattesa: come nel caso del rifiuto dei docenti dell'Università di Cambridge a parlare con gli inquirenti italiani che stanno indagando sull'assassinio del giovane ricercatore.

L'amarezza dei genitori al "no" di Cambridge
Un nuovo muro di silenzio che si aggiunge a quelli egiziani e che ha fortemente amareggiato anche i genitori del ragazzo scomparso al Cairo il 25 gennaio e ritrovato poi cadavere il 3 febbraio: "Alla comunità universitaria avevamo affidato con fiducia e sacrificio nostro figlio Giulio", sottolineano Paola e Claudio Regeni, "e da questa comunità accademica ci aspettavamo la massima e concreta solidarietà e dunque la totale collaborazione nelle ricerca della verità circa le circostanze del suo sequestro e della sua atroce uccisione. Chi crede nel rigore della ricerca, nel dovere della solidarietà e nella tutela dei diritti umani, non può sottrarsi al dovere morale e civile di contribuire alle indagini".

Quelle telefonate dalla Gran Bretagna
Ma non è solo il "no" dei suoi ex-professori a far rivolgere l'attenzione sul caso alla Gran Bretagna: recentemente trasmessa dalle autorità egiziane ai nostri inquirenti, la parziale sintesi dei tabulati dei cellulari agganciati da alcune celle del Cairo evidenzierebbe infatti che nei giorni-chiave della vicenda ci sarebbe stato uno scambio di sms tra alcune utenze presumibilmente inglesi e numeri egiziani. In particolare, tra le 19.30 e le 20.30 del 25 gennaio (quindi in un orario compatibile con la scomparsa di Giulio) sarebbero partiti da un'utenza presumibilmente inglese tre sms diretti ad altrettante utenze egiziane, agganciate proprio nella zona in cui viveva Giulio. Mentre nella notte tra il 2 e il 3 febbraio (giorno del ritrovamento del cadavere del ragazzo) sempre da un'utenza presumibilmente inglese fu inviato un sms a un numero egiziano che era agganciato proprio alla cella della zona dove fu ritrovato il corpo.

Un nuovo appello all'Europarlamento
Semplice coincidenze o nuovi indizi? La risposta è affidata al lavoro degli investigatori dei Ros e del Servizio centrale operativo (Sco), che sin dall'inizio si trovano però a operare tra reticenze e verità montate "ad hoc" per depistarli. Proprio per sostenerne l'azione e avere giustizia per loro figlio, i genitori di Giulio saranno il prossimo 15 giugno all'Europarlamento per rilanciare l'appello affinché "tutti, senza omertà di sorta, s'impegnino sinceramente e fattivamente per fare emergere la verità sul barbaro omicidio di Giulio e collaborino con la procura di Roma, nella quale riponiamo la massima fiducia", come hanno scritto in un documento trasmesso ai media.

Al momento, tuttavia, sono quasi solo ombre ad avvolgere l'indagine, con gli uomini di Ros e Sco che hanno presentato ai magistrati una relazione di un centinaio di pagine dalla quale emergono forti dubbi sulla ricostruzione offerta dalle autorità del Cairo in relazione alle modalità di ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni, con nessun elemento concreto che possa ricondurre il 28enne ricercatore agli uomini della banda accusata di averlo rapito e ucciso. "Quella ricostruzione fa acqua da tutte le parti", il commento all'Ansa di uno degli investigatori.

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