Turchia: la morte del giudice sequestrato

Si è concluso con la sua morte e con quella dei due terroristi, l'intervento dei reparti speciali turchi nel palazzo di giustizia a Istanbul

Luciano Tirinnanzi

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Per Lookout news

Si è concluso con la morte del giudice e dei due terroristi il blitz delle forze speciali turche. Al calar della notte, le teste di cuoio hanno fatto irruzione nel tribunale dove il giudice Mehmet Selim Kiraz era tenuto ostaggio da tre appartenenti al Fronte di Liberazione del Popolo Rivoluzionario (DHKP-C). I terroristi sono deceduti subito mentre il giudice, ferito, è stato trasportato in ospedale dove è morto poco dopo.

Il 1 febbraio 2013 un attentato sucida contro l’ambasciata USA di Ankara provocò un morto e due feriti. L’uomo che rivendicò l’azione era un membro del partito Fronte di Liberazione del Popolo Rivoluzionario (DHKP-C), un gruppo radicale di orientamento marxista-leninista, articolazione dissidente della formazione Devrimci Sol.

Oggi, il gruppo DHKP-C ha compiuto un nuovo clamoroso colpo al cuore dello stato turco. Stavolta era Istanbul nel mirino. I terroristi hanno preso in ostaggio il giudice Mehmet Selim Kiraz, penetrando nel suo studio presso il tribunale di Istanbul nella mattinata del 31 marzo 2015.

Il giudice sarebbe stato sequestrato per la sua attività nel caso che riguarda Berkin Elvan, il quattordicenne turco ucciso dalla polizia turca a seguito delle proteste anti-governative al Gezi Park del giugno 2013 (Elvan morì dopo 169 giorni di coma l’11 marzo 2014). L’ultimatum dei terroristi era scaduto alle 15.35. I sequestratori chiedevano la confessione pubblica dell’agente che avrebbe ucciso il giovane dimostrante e la liberazione di alcuni compagni di lotta. Le foto che mostravano il giudice con una pistola puntata alla tempia, del resto, parlavano da sole.

La dinamica dei fatti
Un gruppo di fuoco è entrato indisturbato al sesto piano del palazzo di giustizia di Caglaylan. eludendo i controlli di sicurezza, forse grazie anche allo strano mega black-out che si è verificato contemporaneamente in metà del Paese e per il quale lo stesso premier Erdogan ha parlato di “possibile azione terroristica”. Il blackout di stamani è infatti considerato il più grande degli ultimi quindici anni, avendo interessato 44 province su 81, inclusi i maggiori distretti industriali del Paese e lasciando milioni di persone senza corrente. Le forze speciali turche hanno poi fatto irruzione nell’edificio, isolandolo e avviando le trattative fino a che non è scesa la notte. Nell’operazione, scattata intorno alle 19:30, sono rimaste a terra almeno tre persone, gli attentatori. Poi, in ospedale, è morto anche ll giudice.

Il terrorismo rosso in Turchia
Responsabile di una ventina di attacchi contro obiettivi statunitensi e atlantici durante la Guerra del Golfo, il gruppo DHKP-C non è nuovo ad atti terroristici spettacolari. Sinora, tuttavia, il suo modus operandi lo aveva portato a servirsi per lo più di attentatori suicidi e, prima dell’attacco contro l’ambasciata USA ad Ankara del 2013, già nel settembre 2012 fu accusato di aver colpito una stazione di polizia ad Ankara.

 Oltre al DHKP-C, gli altri gruppi radicali marxisti attivi in Turchia rappresentano una corrente politica marginale, anche se potenzialmente potrebbero creare dei rischi per la sicurezza del Paese, come dimostrano le non poche mobilitazioni per protestare contro la collaborazione di Ankara con la NATO e con Washington nella crisi siriana. Ci sarebbe, inoltre, il loro intervento nelle operazioni contro le batterie di missili Patriot schierate nel sud della Turchia e contro il personale che gestisce le batterie antimissilistiche nel porto di Iskerendun.


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