Morte di Lo Porto: Obama non disse nulla a Renzi

Secondo il New York Times, il presidente Usa quando ha incontrato il premier italiano già sapeva. Spunta l'ombra di un riscatto pagato per Warren Weinstein

Giovanni Lo Porto

Giovanni Lo Porto, l'operatore umanitario della ong tedesca Welt Hunger Hilfe rapito a Qasim Bela in Pakistan il 19 gennaio 2012. – Credits: ANSA / INTERNET LINKEDIN

Redazione

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Giovanni Lo Porto è stato ucciso a gennaio in un raid americano contro al Qaeda al confine tra Pakistan e Afghanistan. L'operatore umanitario della ong tedesca Welt Hunger Hilfe era stato rapito a Qasim Bela in Pakistan il 19 gennaio 2012 da quattro uomini armati. Nell'operazione è rimasto ucciso anche un ostaggio americano, Warren Weinstein. Secondo la Cnn che cita una fonte pachistana che era in regolare contatto con i rapitori nel 2012, la famiglia di Weinstein pagò un riscatto nella speranza del rilascio del cooperante di 73 anni che tuttavia, non fu liberato; i talebani, anzi, "rilanciarono" chiedendo la liberazione di alcuni prigionieri negli Usa, fra cui la cosiddetta "lady al Qaeda", Aafia Siddiqui, che sconta una pena di 86 anni in un carcere del Texas. Finora non arrivano conferme dalla Casa Bianca.

Durante la conferenza stampa convocata dopo aver reso noto la notizia della morte dei due ostaggi il presidente Barack Obama non ha nascosto il suo "enorme dolore" per quanto avvenuto, esprimendo anche le scuse alle famiglie dei due uomini che erano stati rapiti da Al Qaeda e assumendosi la piena responsabilità per l'accaduto.

Solo venerdì scorso, tuttavia, Obama aveva incontrato il presidente del Consiglio Renzi e, secondo il New York Times, nonostante già sapesse della morte dei due ostaggi, non disse nulla per poi avvertirlo solo mercoledì 22 come confermato anche alle Camere  dal Ministro della Difesa Gentiloni. "Dopo aver messo insieme ogni dettaglio sulla vicenda - scrive il quotidiano americano - le morti di Lo Porto e Weinstein sono state legate ad un attacco con un drone svoltosi a gennaio. Solo la scorsa settimana l'intelligence Usa lo ha riferito ad Obama con quello che hanno definito come 'il più alto livello di certezza'. Obama - prosegue l'articolo - ha chiesto quindi che l'episodio venisse declassificato, ma non ha detto niente a Renzi durante la sua visita alla Casa Bianca venerdì scorso... Quando tutti i preparativi erano stati fatti Obama ha chiamato Renzi mercoledì per informarlo dell'accaduto. E ha chiamato anche la moglie di Weinstein. Chi è vicino a Obama lo ha definito come uno dei momenti più dolorosi della sua presidenza. E come quando le paure peggiori si materializzano".

Le parole del Ministro Gentiloni

La versione del New York Times, in effetti, è perfettamente coincidente con quella del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che, in un'informativa alle Camere sulla morte di Giovanni Lo Porto (a cui hanno partecipato solo qualche decina di deputati) ha detto: "Il governo italiano prende atto dell'impegno alla massima trasparenza assunto ieri dagli Stati Uniti... Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato informato nella tarda serata del 22 aprile" .

La notizia della morte di Giovanni Lo Porto è stata fornita dagli americani "appena finalizzate le verifiche, che si sono protratte per 3 mesi a causa della particolarissima natura del contesto dell'operazione antiterrorismo" ha aggiunto Gentiloni ricordando che la zona in cui è morto il cooperante italiano è una zona "di guerra, di sequestri" e "che non consentiva facile accesso al compound colpito" dal bombardamento del drone Usa. L'ultima evidenza che Giovanni Lo Porto fosse in vita risale "allo scorso autunno". Poi nell'area di confine tra Afghanistan e Pakistan si sono fatte "sempre più frequenti" le azioni militari. "Tali azioni hanno reso ancora più complessa l'attività di acquisizione" di informazioni sul terreno.


 

Le parole di Barack Obama

"Nessuna parola può esprimere appieno il nostro rammarico per questa terribile tragedia" ha dichiarato il presidente che ha espressamente parlato di un "errore" di cui, però, "in qualità di comandante in campo" si assume "tutte le responsabilità", come in qualsiasi altra operazione antiterrorismo avvenuta sotto la sua presidenza.

Benché abbia detto che l'operazione nella quale sono morti Lo Porto e Weinstein è stata "coerente con le linee guida di questa amministrazione" e che "non sapevamo che nel compound di Al Qaeda che è stato colpito vi fossero anche loro" Obama ha dovuto riconoscere che "a volte si fanno errori mortali" e che in futuro "faremo di tutto per non ripetere questi errori ed evitare la perdite di vite innocenti".

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Obama ha voluto ricordare Lo Porto e Weinstein con parole accorate: "Erano due uomini andati in Pakistan per aiutare la popolazione che versava nella povertà dopo il terremoto. Giovanni aveva uno spirito umanitario che lo ha fatto girare in tutto il mondo, in Pakistan come ad Haiti. Erano due persone al servizio degli altri".  Parole commosse non dissimili a quelle con cui il premier Renzi ha voluto ricordare Lo Porto: "Esprimo profondo dolore per la morte di un italiano, che ha dedicato la sua vita al servizio degli altri. Le mie condoglianze vanno anche alla famiglia di Warren Weinstein".

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La storia di Lo Porto
Giovanni Lo Porto era stato rapito tre anni fa, il 19 gennaio 2012, insieme a un collega tedesco in Pakistan, dove lavorava per la ong tedesca Welt HungerHilfe ("Aiuto alla fame nel mondo") impegnata nella ricostruzione dell'area messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011. Quattro uomini armati li prelevarono con la forza nell'edificio dove lavoravano e vivevano con altri operatori a Multan, al confine tra Pakistan e Afghanistan. Il collega Bernd Muehlenbeck fu liberato lo scorso 10 ottobre. Dopo la liberazione il cooperante tedesco raccontò che i rapitori avevano portato altrove già da un anno il collega italiano.

Chi ha lavorato con Lo Porto lo descrive come una persona molto accorta e preparata. Il suo professore alla London Metropolitan University, dove Lo Porto ha studiato, lo ha ricordato tempo fa come uno studente "appassionato, amichevole, dalla mente aperta". "Mi disse: sono contento di essere tornato in Asia e in Pakistan. Amo la gente, la cultura e il cibo di questa parte del mondo'", perchè il Pakistan era il suo vero amore e sentiva di aver operato bene, stabilendo dei buoni rapporti con la popolazione".

I suoi amici di Londra organizzarono una petizione già nel dicembre del 2013 in cui chiedevano a chiunque avesse qualche influenza di adoperarsi per la sua liberazione. Iniziativa replicata il 19 gennaio del 2014, per l'anniversario del suo rapimento, con l'appello lanciato dal Forum del Terzo Settore al governo italiano e ai direttori dei giornali "per rompere il muro del silenzio". La vicenda però si è ingarbugliata fin dall'inizio, con la rivendicazione di al Qaeda del sequestro, subito smentita. Più volte il Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP), principale movimento armato anti-governativo, ha negato di avere in mano Lo Porto.


Chi era Weinstein

Warren Weinstein, l'altro cooperante americano ostaggio di al Qaida ucciso nell'attacco di un drone della Cia, era il direttore per il Pakistan della J.E. Austin Associates. Era stato rapito nell'agosto 2011 a Lahore mentre si preparava a tornare in patria, quattro giorni prima della scadenza del suo contratto con l'Agenzia Usa per lo Sviluppo Federale. Aveva 73 anni e viveva a Rockville, alle porte di Washington. La sua famiglia non ha risposto alle telefonate dei media americani che hanno chiesto commenti. Nel dicembre 2013 al Qaida aveva diffuso un video il cui il cooperante faceva appello a Obama per la sua liberazione. Appariva emaciato e spaventato. La J.E. Austin è una società privata di consulenza che assiste economie emergenti nella crescita e ha progetti in tutto il mondo.


 

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