Esteri

Giordania, un voto segnato dalla paura e dal ritorno dei Fratelli musulmani

C'è grande preoccupazione per il voto di oggi nel Paese mediorientale, tra timore di nuovi attentati e una nuova legge elettorale

JORDAN-VOTE

Giordania al voto – Credits: KHALIL MAZRAAWI/AFP/Getty Images

C'è grande preoccupazione in Giordania per il voto che eleggerà il nuovo parlamento del Paese, dopo che Re Abdullah di Giordania ha sciolto a fine maggio il parlamento e indicato come nuovo primo ministro Hani al-Mulqi, già ministro degli Esteri e dell’Industria. Il fatto che Amman partecipi alla coalzione internazionale contro l'Isis ha indotto il governo  a incrementare i protocolli di sicurezza  a tutela dei seggi e di un voto che sarà caratterizzato, secondo le inchieste realizzate in queste settimane, da una bassa affluenza e da un alto pericolo di attentati.

Il voto legislativo sarà anche il banco di prova della nuova legge elettorale introdotta a marzo dal parlamento. Una legge elettorale che di fatto abroga la vecchia norma normativa del 1993 che, a detta dei suoi detrattori, favoriva i piccoli partiti territoriali e di clan considerati vicini alla monarchia, introducendo un sistema che potrebbe favorire la rappresentanza dei partiti popolari come i Fratelli musulmani e le organizzazioni dei palestinesi, il 70% della popolazione, i più colpiti dalla recessione che sta investendo il Paese. 

In un Paese dove il 30% della popolazione ha meno di 30 anni, il voto - secondo gli analisti - potrebbe anche essere caratterizzato dall'affermazione di una nuova coalizione giovanile, composta in buona parte dai vecchi attivisti che avevano riempito le piazze ai tempi della Primavera araba: Shaghaf, che in arabo significa passione. Una coalizione di opposizione riformista che potrebbe raccogliere il voto dei poveri dei sobborghi di Amman e delle campagne, con una piattaforma non islamista e nemmeno ancorata alle vecchie parole d'ordine della sinistra classica.

Con istituzioni fortemente sbilanciate a favire del potere esecutivo, e con una trentina di partiti di varia estrazione ideologica - dalla sinistra al panarabismo, fino all'islamismo - attualmente il solo partito politico di massa è il Fronte islamico d'azione (Islamic Action Front - IAF), braccio politico dei Fratelli Musulmani in Giordania, che aveva disertato gli ultimi due appuntamenti elettorali e che ha subito una pesante repressione dopo la protesta del biennio 2011-2012. Secondo gli analisti il IAF potrebbe conquistare 20 seggi.  Sono circa 4,1 milioni gli aventi diritto di voto, su un totale di circa 6,6 milioni di abitanti, che saranno chiamati a scegliere fra 1.252 candidati per un totale di 130 seggi. La vertià è che però è una tornata elettorale che non scalda gli animi: la Camera gode di poteri limitati ed è stata dominata per anni da rappresentanti di due gruppi tribali fedeli alla monarchia hascemita.

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