Simona Santoni

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L'11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 8,9-9 colpiva la costa nord-orientale del Giappone, nella prefettura di Miyagi, generando un successivo devastante tsunami, con onde alte oltre 10 metri. Il sisma più potente mai registrato nel Sol Levante.

Navi furono fiondate contro le abitazioni, travolte da una violenta inondazione a cui seguirono anche incendi. La distruzione regnò per chilometri e chilometri. Furono oltre 15 mila i morti e circa 5 mila i dispersi. 

Il terremoto ha causato anche il disastro nucleare della centrale di Fukushima, presso Naraha. 

Il ricordo della tragedia sette anni dopo

A sette anni dalla triplice catastrofe, continua la progressiva demolizione dei palazzi danneggiati dal maremoto e sta proseguendo il processo di ricostruzione delle zone residenziali al posto delle macerie. Proprio per questo il ricordo di quanto avvenuto sta gradualmente scomparendo tra le comunità locali. Lo rivela un'indagine della televisione pubblica Nhk: il 74% del campione di 1.900 residenti delle regioni del Tohoku parla di una progressiva scomparsa dei ricordi.

I cittadini delle prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima, le aree maggiormente colpite dalla devastazione, sono divisi tra la prospettiva di preservare o meno alcuni monumenti danneggiati nel segno della memoria: il 39% non lo ritiene necessario mentre il 31% preferisce custodire simboli tra le vecchie strutture.

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