Esteri

Giappone sotto shock per la decapitazione del reporter

Nessun cedimento, tolleranza zero e ampliamento degli aiuti umanitari: è il piano del paese per fronteggiare la minaccia del terrorismo islamico

Islamic State video shows beheading of second Japanese hostage

Redazione

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Il Giappone finisce sotto shock per il doppio colpo del terrorismo islamico: prima l'esecuzione del contractor Haruna Yukawa e, poi, quella del secondo ostaggio nelle mani dell'Isis, il reporter freelance Kenji Goto.

Il premier Shinzo Abe ha parlato di "dolore straziante", di impossibilità "a perdonare i terroristi", di ogni sforzo utile "perché paghino per i loro crimini" lavorando "con la comunitaà internazionale". Nessun cedimento, tolleranza zero e ampliamento degli aiuti umanitari. Lo stallo negoziale non è sfociato nella la svolta attesa e le priorità sono ora le "misure efficaci per la sicurezza dei nostri cittadini dentro e fuori dal Giappone".

Le minacce al Giappone

Il video della decapitazione del reporter, 47 anni, è intriso di minacce che vedono Tokyo come un obiettivo dello Stato islamico. L'autore dell'esecuzione, John il jihadista, attacca il governo nipponico. "Voi, insieme ai vostri stupidi alleati - afferma mentre impugna la lama con cui sgozzerà l'ostaggio - non avete capito che siamo assetati del vostro sangue. Abe, a causa della tua spericolata decisione di partecipare a una guerra che non potete vincere, questo coltello non solo sgozzerà Kenji, ma continuerà  a operare e causare carneficine ovunque la vostra gente si trovi. L'incubo per il Giappone è incominciato".

Un attacco frontale, come mai successo in passato. "Cedere alla paura è l'errore principale", ha replicato il portavoce del governo Yoshihide Suga, annunciando la stretta sulla vigilanza contro il terrorismo. Il ministro degli Esteri Fumio Kishida ha illustrato "l'allerta sicurezza, mobilitando ambasciate e consolati, ai nostri cittadini all'estero", a partire da Paesi a rischio come Algeria, Nigeria, Siria, Pakistan, Yemen e Iraq, dove si stimano oltre 1.500 giapponesi residenti.

I ringraziamenti del premier

Abe ha voluto ringraziare i "leader del mondo e gli amici del Giappone" e, in particolare, re Abdullah II di Giordania, alle prese con lo Stato islamico che ha in ostaggio da dicembre il pilota Muath al-Kaseasbeh. "Abbiamo fatto ogni sforzo possibile per liberare Goto", hanno assicurato da Amman, con la disponibilità a liberare la terrorista Sajid al-Rishawi come chiesto dall'Isis.

"Gli Stati Uniti condannano la brutale uccisione", è stato il messagio di cordoglio del presidente Barack Obama. "Insieme a un'ampia coalizione di alleati, gli Usa continueranno a prendere azioni decisive contro l'Isis". La madre del reporter, Junko Ishido, che ha lanciato più volte un appello per il suo rilascio, scusandosi per il pianto e le lacrime, ha detto di "essere sconvolta" e di provare rabbia, tanta rabbia, da "non trovare le parole giuste. Voglio che la gente capisca bontà e coraggio di mio figlio".

Musulmani di Tokyo

La comunità musulmana si è mobilitata per manifestare "piena solidarietà". Alla moschea Masjid a Toshima, quartiere di Tokyo, Haroon Qureshi, segretario di Japan Islamic Trust, ha espresso dolore sulla vicenda ("contraria al Corano, uccidere una persona è uccidere l'umanità") e raccontato gli sforzi per "sollecitare la liberazione di Goto" grazie ai canali aperti in Siria.

Alcune centinaia di persone hanno manifestato a Tokyo davanti all'Ufficio del primo ministro: rispetto alle fiaccolate per la liberazione di Goto, l'iniziativa ha preso di mira Abe e le sue politiche sul ruolo proattivo di Tokyo verso i conflitti internazionali che, come dimostra il caso dei due ostaggi, comporta rischi. Anche I 200 milioni di dollari di aiuti umanitari promessi poche settimane fa ai Paesi alle prese con lo Stato islamico sono finiti sotto accusa. "Colpa tua Abe", si leggeva su un cartello, mentre su un altro ben piu' grande, c'era la dedica al reporter: "Kenji, sarai vivo nelle nostre memorie". Il timore, neanche troppo velato, e' di trovarsi pezzi di Jihad in casa. (ANSA).

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