Giappone, chi sono i giustiziati della "setta" del gas Sarin

Si chiama Aum Shnrikyo. I suoi adepti furono gli attentatori alla metro di Tokyo del 1995, dove l'agente nervino uccise 13 persone e ne ferì 6.000. Per il leader è arrivata l'impiccagione insieme ad alcuni complici, ma si teme l'effetto emulazione

Giappone setta Asahara

E' stato giustiziato con impiccagione il leader della setta del gas Sarin, Asahara (nella foto l'arreston enel 1995) – Credits: JIJI PRESS/AFP/Getty Images - 6 luglio 2018

Eleonora Lorusso

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Il primo ad essere giustiziato è stato Chizuo Matsumoto, meglio noto come Shoko Asahara, il leader del gruppo entrato in azione nel 1995 nella metro di Tokyo, dove venne messe a segno un attacco con il potentissimo gas Sarin. Per lui è stata decisa la pena capitale, con morte per impiccagione già eseguita, come riportato dai media giapponesi.

La notizia della sua esecuzione ha destato clamore per la durezza e severità nei confronti del capo di una vera e propria setta. Altre 12 persone sono state ritenute parte della cellula che entrò in azione il 20 marzo di 23 anni fa, all'ora di punta, uccidendo 13 innocenti e causando gravi problemi fisici ad altre 6.000 persone. Per 6 di loro è stata eseguita l'impiccagione, mentre altri 6 si sono visti commutare la pena in ergastolo, ma le polemiche sulla pena di morte hanno fatto il giro del mondo, mentre Tokyo difende la propria scelta.

La setta del gas Sarin

Si chiama Aum Shinrikyo, che significa "Suprema Verità", e rappresenta un vero gruppo chiuso, del tutto simile a una setta, all'interno del quale si pratica un culto che mette insieme elementi di buddismo e induismo, con tratti di cristianesimo e occultismo. Secondo gli adepti ci sarebbe stata un'Apocalisse della civiltà, provocata da un attacco nucleare di origine americana, preceduto da un violento scontro con lo Stato. Solo la setta avrebbe potuto salvare la popolazione e garantire la sopravvivenza del Giappone.

Leader di Aum Shinrikyo era Chzuo Matsumoto, poi diventato noto col nome di Shoko Asahara. Nato nell'isola sud occidentale di Kyushu, il 63enne aveva prima aperto una scuola di yoga, poi l'aveva trasformata nel quartier generale della sua setta, che a partire dagli anni '80 aveva visto crescere il numero di seguaci. In una decina d'anni era riuscito ad arrivare a contare 10mila affiliati solo in Giappone, esportando il "culto" in Russia, dove in 30mila seguivano i suoi insegnamenti.

Negli anni '90 Asahara si era candidato alle elezioni per la Camera alta del Parlamento giapponese, senza riuscire a entrarvi. Da qui, secondo molti osservatori, il suo risentimento cresciuto al punto tale da arrivare a ideare l'attentato terroristico del 1995.

L'attentato alla metro

Il 20 marzo del 1995, alle 8 del mattino in pieno orario di punta, cinque seguaci di Asahara entrò nella metropolitana di Tokyo e con ombrelli dalla punta affilata bucarono un sacchetto ciascuno pieno di gas Sarin liquido, in cinque vagoni pieni di passeggeri. Poi la fuga. In 13 tra i pendolari all'interno dei treni morirono, ma ben 6.000 viaggiatori rimasero avvelenati.

La scena che si trovarono davanti i soccorritori fu agghiacciante: molti passeggeri persero i sensi all'interno dei vagoni, altri riuscirono a trascinarsi fino alle uscite della metro, altri ancora perdevano sangue e avevano schiuma alla bocca. Gli stesso sanitari e le Forze di Sicurezza e Difesa intervennero senza protezioni, finché non si accertò la causa dei malori.

Il Giappone ricorda quell'attentato come il peggiore della sua storia e per questo ha deciso il pugno di ferro nei confronti dei suoi responsabili, rintracciati poco dopo.

La cattura e la condanna di Asahara

Il leader della setta venne rintracciato dopo due mesi dopo: si era rifugiato e nascosto in una intercapedine di un muro all'interno di una sede di Aum Shinrikyo nei pressi del Monte Fuji. Le indagini provarono la sua colpevolezza e il coinvolgimento in un altro attentato, messo a segno a Matsumoto un anno prima, sempre utilizzando il gas Sarin. In quel caso ci furono 8 vittime e 100 intossicati.

Arrestato, è stato imprigionato insieme agli attentatori e ad alcuni complici condannati per altri crimini legati all'attività della setta. La JSCPR aveva chiesto al ministero della Giustizia che fossero condannati tutti all'ergastolo, tranne Asahara.

Le condanne a morte per lui e altri 6 membri di Aum Shinrikyo sono state eseguite tramite impiccagione, come prevede la legge nipponica, nei centri di detenzione dove erano detenuti a Tokyo e Matsumoto.

Il Giappone e la pena di morte

Soddisfatti i familiari delle vittime, che hanno ritenuto proporzionata la pena e la sua esecuzione. Non è il primo caso di condanna a morte in Giappone, dove invece sono piuttosto numerose: nel 2017 ne sono state eseguite 4, alle quali se ne aggiungono 6 nell'anno precedente, mentre nel 2008 ne furono eseguite 15.

Proprio di recente, però, il forum per i diritti umani dell'Onu ha condannato il Paese dell'estremo oriente chiedendo l'abolizione della pena di morte o almeno una sua moratoria. Anche Amnesty International si è schierata contro la decisione di giustiziare Asahar e altri 6 membri del suo movimento, spiegando che l'uccisione di una persona "non porta ad alcuna giustizia".

Il governo di Tokyo, invece, ha sempre difeso il proprio diritto a decidere in modo autonomo in questo ambito. "La maggioranza del popolo giapponese ritiene che la pena di morte sia inevitabile nel caso di reati estremamente odiosi e quindi il Giappone attualmente non ha intenzione di creare un forum per discutere il sistema di pena di morte", aveva risposto in modo inequivocabile l'esecutivo.

La nuova setta e il rischio emulazione

Nonostante siano passati 23 anni, il Giappone non ha rinunciato ad eseguire la pena di morte nei confronti di Asahar, probabilmente per stroncare sul nascere i movimenti che si ispirano al suo leader. La setta di Aum Shinrikyo, infatti, era stata messa al bando e fatta chiudere, ma all'inizio degli anni 2000 si è formato un nuovo movimento che preoccupa le autorità.

Si tratta di Aleph, dalla prima lettera dell'alfabeto ebraico. Nonostante i suoi adepti abbiamo dichiarato di non aver nulla a che fare con l'ex "santone", hanno ripreso alcuni dei suoi principi e non è escluso che possano contare anche su parte dei fondi della ex setta. Secondo alcuni media avrebbero risarcito parzialmente alcune delle famiglie di coloro che persero la vita nell'attacco alla metro e oggi conterebbero su un patrimonio stimato in 7,5 milioni di euro, con 1.600 seguaci in Giappone e altri 500 in Russia.

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