Gerusalemme: la risoluzione Unesco sui luoghi santi che indigna Israele

L'Organizzazione Onu misconosce il carattere anche ebraico dei simboli religiosi della città vecchia. Scatenando la reazione di Netanyahu

 

L'Unesco, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, ha adottato stamane una risoluzione su Gerusalemme Est che, secondo il governo di Israele, ignora di fatto tutti i legami del popolo ebraico con i luoghi santi.

La risoluzione cita la "Palestina occupata" ed è fortemente critica nei confronti della gestione israeliana della Città Vecchia, che negherebbe ai musulmani il diritto alla preghiera. Ma il  punto simbolico del dissidio è un altro. Ed è legato al fatto che, nella risoluzione, viene usato solo il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa, ignorando completamente il termine ebraico Monte del Tempio.

Uno sgarbo simbolico, così è stato interpretato da Tel Aviv, che sorvola sul fatto che nella zona  è situato anche il Muro del Pianto (parte del muro occidentale del Tempio ebraico distrutto dai romani), considerato da tutti il luogo più sacro al mondo per gli ebrei.

Non che, per gli islamici, la Spianata delle Moschee non sia sacra. Tutt'altro. Ma il problema è che la risoluzione è incentrata solo sui diritti (violati) di una parte, senza riconosce a Israele i suoi legami storici con i suoi luoghi santi.

Non è un caso che Netanyahu, sempre molto attento agli umori del Paese, abbia  chiosato la scorsa settimana.

"Dire che Israele non ha connessioni con il Monte del Tempio e il Muro del Pianto è come dire che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l'Egitto con le piramidi".

Non è nemmeno la prima volta che - su Gerusalemme - l'Unesco si trova al centro di furiose polemiche: i Paesi arabi hanno più volte promosso risoluzioni per mettere sotto pressione Israele e i suoi alleati. Come ad aprile scorso, quando l'ente Onu ha emanato un testo di condanna delle "aggressioni israeliane e delle misure illegali contro la libertà di culto e l'accesso dei musulmani alla Moschea di Al-Aqsa", non citando però - come in questo caso - il nome ebraico Monte del Tempio.

Nel 2011, l'ANP è stata ammessa tra i membri dell'Unesco, portando gli Stati Uniti - storici protettori di Israele - a interrompere i pagamenti all'agenzia. Michael Worbs, alla guida del comitato esecutivo dell'Unesco, ha fatto sapere che avrebbe voluto più tempo per cercare un compresso, mentre il capo dell'agenzia, Irina Bokova, ha preso le distanze dalla risoluzione, sottolineando quello che dovrebbe essere chiaro a tutti: che Gerusalemme, coi suoi luoghi sacri, è "uno spazio condiviso di patrimonio e tradizioni per ebrei, cristiani e musulmani". La risoluzione su Gerusalemme Est, insieme a una seconda su Gaza, era già stata approvata la settimana scorsa ed è stata confermata oggi senza nuovi voti.

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