Redazione

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Le autorità israeliane parlano esplicitamente dell'Isis dietro all'attentato di Gerusalemme di domenica 8 gennaio.

Un camion guidato da un palestinese ha falciato un gruppo di soldati israeliani uccidendone quattro, tre donne e un uomo, tutti di circa venti anni e ferendone altri 15.

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Erano a una fermata di autobus sulla Promenade di Armon Hanatziv, quartiere ebraico di Gerusalemme est. Un luogo molto frequentato anche dai turisti.

L'attentatore è stato identificato come Fadi al-Qanbar, 28 anni, palestinese di Jabel Mukaber (Gerusalemme est).
È stato ucciso dalle forze di sicurezza ma, prima di essere colpito, ha avuto il tempo di fare marcia indietro e ripassare sui corpi dei soldati caduti a terra nel primo impatto. Le spaventose immagini dell'attacco hanno fatto il giro del web.

"Secondo tutti gli elementi raccolti finora - ha detto il premier Benyamin Netanyahu - l'autore è un sostenitore dello Stato Islamico".
Il premier ha citato le analogie con gli attentati di Nizza di luglio e di Berlino, prima di Natale e fatto capire che sono già stati fatti i primi passi affinché simili fatti non si ripetano.

Autorizzati arresti amministrativi
Il Consiglio di difesa in serata ha deciso che saranno autorizzati arresti amministrativi (ossia preventivi) di sostenitori o di simpatizzanti dello Stato islamico.

Secondo la tv israeliana è possibile che la casa del killer venga demolita e che il suo corpo non sia restituito alla famiglia.

Il livello di allerta in città e in tutto il Paese è stato subito innalzato.

Il terrorismo palestinese
In quello che appare un collegamento diretto alle polemiche per la recente condanna dell'Onu sulle colonie ebraiche in Cisgiordania, al discorso del segretario di stato Usa John Kerry contro la politica israeliana e alle minacce per Israele che potrebbero derivare dalla prossima conferenza di pace indetta dalla Francia a Parigi il 15 gennaio, il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon si è chiesto "quando il mondo capirà che il vero problema è il terrorismo palestinese".

Da Gaza, Hamas ha plaudito all'attacco di Fadi al-Qanbar, definito dalle Brigate Qassam, ala militare del gruppo, un "mujahid, combattente jihadi" che, secondo la stessa fonte, "era stato rilasciato dalle prigioni israeliane".

Il portavoce di Hamas, Hazzem Qassem ha scritto sulla sua pagina Facebook che "le continue operazioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est provano che l'Intifada di Gerusalemme non è un evento isolato, ma piuttosto una decisione del popolo palestinese di ribellarsi finché non otterrà la sua libertà e la liberazione dall'occupazione israeliana".

Reazioni di euforia anche sui social palestinesi per il video che mostra l'attentato.

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