Esteri

Germania, a processo l’islamista Abu Walaa, il “predicatore senza volto”

Considerato il numero uno dell'Isis in Germania, per anni era sfuggito alla cattura perché praticamente nessuno lo aveva mai visto il suo volto

Ahmad Abdulaziz Abdullah (Abu) Walaa

Stefano Piazza

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Dopo quasi un anno di detenzione preventiva è iniziato qualche giorno fa in Germania, tra rigidissime misure di sicurezza, il processo al "predicatore senza volto".

Il trentatreenne iracheno Ahmad Abdulaziz Abdullah (Abu) Walaa è un predicatore salafita. Venne catturato l’8 novembre 2016 insieme ad altri quattro uomini tra i 27 ei 51 anni, che insieme a lui reclutavano giovani musulmani per l'Isis: in particolare, nei Lander tedeschi della Bassa Sassonia e del Nordreno-Vestaflia.

Al suo ingresso nel Tribunale Penale di Celle (Bassa Sassonia), Abu Walaa si è coperto il volto con dei fogli di carta, scomponendosi solo quando il giudice ha faticato a pronunciare correttamente il suo nome.

Smascherato dal foreign fighter pentito

Abu Walaa per anni è riuscito a sfuggire alla cattura grazie al fatto che praticamente nessuno lo aveva mai visto in faccia: infatti, le sue prediche incendiarie postate sui social network lo vedono sempre girato di spalle.

Così, il suo arresto è potuto avvenire solo grazie alle rivelazioni di un giovane “pentito del Jihad”, un ventiduenne rientrato deluso dalla Siria dove era andato a combattere nel 2015 grazie proprio al predicatore senza volto iracheno.

Il foreign fighter pentito oggi vive sotto protezione dello Stato perché è stato minacciato di morte. Lui ha descritto Abu Walaa come il vero “numero uno” dello Stato islamico in Germania, Paese nel quale il predicatore risiede legalmente dal 2001, anno in cui ottenne lo status di rifugiato politico.

Abu Walaa negli anni ha lavorato come venditore di abbigliamento e ha gestito negozi di moda in almeno tre città tedesche. Si è saputo che ha due mogli, sposate in due diversi luoghi e da ciascuna di loro ha avuto figli, oggi a carico dello stato sociale tedesco.

Nel mentre, però, predicava nella moschea della città di Hildesheim, città di 102.584 abitanti della Bassa Sassonia, luogo dal quale non a caso si sono verificate molte partenze per la Siria e l’Iraq.

Nel 2012 Abu Walaa è stato accusato di alcune truffe finanziarie che però non gli hanno impedito di viaggiare molto spesso in Iraq, cosa che nel 2013 ha acceso l’interesse dei servizi di sicurezza senza però che questo abbia condotto a prove sufficienti ad arrestarlo. È lui l’ispiratore del terrorista tunisno Anis Amri autore della strage ai mercatini di Natale del 19 dicembre 2016 (12 morti e 48 feriti) e di molti altri estremisti tedeschi.

Insieme ad Abu Walaa, sul banco degli imputati siedono in questi giorni altri quattro uomini che con lui gestivano i gruppi regionali della rete salafita, precisamente a Dortmund e Duisburg.

Fino a 10 anni di reclusione

processso, che dovrebbe durare fino alla fine di gennaio, vedrà deporre 70 persone che dovranno chiarire molti punti oscuri della vita del “predicatore senza volto”. Se condannato, Ahmad Abdulaziz Abdullah (Abu) Walaa rischia di restare in carcere per un massimo di 10 anni. Ma non sarà facile trovare una prigione dove isolarlo completamente impedendogli di predicare, considerate le notevoli capacità di persuasione dell’uomo, tanto che è considerato dalle autorità tedesche come “il peggiore dei predicatori di odio in Germania”.

Sono quasi novecento i tedeschi partiti per il Jihad in Siria e Iraq, mentre sono quasi 9mila le persone residenti sospettate di essere vicine ad ambienti radicali (500 delle quali ritenute dagli inquirenti molto pericolose).

I salafiti nel paese sono intorno alle 10.500 unità e tra i loro leader più carismatici figurano due convertiti tedeschi, Pierre Vogel e Marcel Krass, senza dimenticare che di gruppi che fanno proselitismo per le strade della Germania se ne contano a decine. Problemi non da poco per il quarto governo della Cancelliera Angela Merkel.

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