Redazione

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Settimana da incubo in Germania. Dopo la strage di Monaco e l'attacco a colpi di macete su un treno a Reutlingen, ieri sera intorno alle 22.00 un rifugiato siriano, al quale un anno fa era stato negato il diritto di asilo, ha fatto esplodere una bomba in un bar nel centro di Ansbach, in Baviera, all'ingresso del luogo dove si teneva un concerto. L'uomo è morto, ferito dal suo stesso ordigno che ha inferto lesioni anche gravi ad una decina di persone nella cittadina a 40 chilometri da Norimberga.

Si chiama Mohammed Delel l'attentatore. Secondo il quotidiano berlinese Tagesspiegel, per gli investigatori non è ancora chiaro se il rifugiato volesse farsi esplodere o innescare l'esplosivo con un dispositivo a distanza, forse collegato un telefono cellulare che aveva.

Le autorità tedesche hanno trovato un video in cui giura fedeltà al califfo dell'Isis al Baghdadi. Lo riferisce la polizia locale. il video di sottomissione è stato ritrovato sul suo telefonino, insieme all'annuncio "dell'atto di vendetta contro i tedeschi per la loro modo di considerare l'Islam".  

E puntuale è arrivata la rivendicazione di Isis sull'affiliazione del kamikaze. Isis ha sostenuto che il kamikaze era uno dei propri "soldati".

Al centro rifugiati dove abitava Delel,  gli investigatori hanno trovato materiale per costruire ordigni: una latta di gasolio, acido idrocloridrico, alcool, ferro, fili, batterie e bulloni, oltre ad un pc portatile con immagini legate all'Isis. Il siriano, morto per le lesioni causate alla sua aorta ed al suo fegato dalla esplosione, aveva costruito la bomba artigianalmente. Pezzi di metallo dell'ordigno, "progettato per uccidere", sono stati proiettati a diversi metri dalla deflagrazione.

Il rifugiato siriano avrebbe effettuato diverse telefonate prima dell'esplosione all'ingresso del concerto. Aveva due telefoni cellulari, come spesso succede per i terroristi islamici che usano i telefonini per innescare le bombe a distanza. E dunque, secondo le stesse fonti, probabilmente  non intendeva fare il kamikaze ma voleva innescare la bomba una volta depositata al concerto. Un modus operandi che lascia, dunque, pensare ad un attacco islamista.

Il kamikaze aveva saputo che sarebbe stato espulso in Bulgaria. È quanto sta emergendo nelle indagini: l'uomo si era visto per due volte negare il diritto d'asilo, ma non poteva essere riportato direttamente in Siria a causa della guerra civile che dal 2011 dilania il Paese. Un portavoce del ministero dell'Interno ha dovuto ammettere di "non essere in grado" di dire come mai l'espulsione non fosse stata già portata a termine. "Non è chiaro -ha aggiunto anche- quando dovesse essere espulso".

Secondo la Bild, l'attentatore avrebbe avuto un colloquio telefonico con il cellulare prima di far esplodere la bomba contenuta nello zainetto. Gli investigatori starebbero indagando per capire con chi abbia parlato, se il 27enne profugo siriano avesse avuto da qualcuno l'incarico di compiere l'attentato e se fosse in collegamento con uno o più complici. Secondo testimoni oculari, riportati da Bild, l'attentatore ha provato a entrare nell'area del concerto ma è stato respinto perché non aveva il biglietto. A quel punto ha fatto esplodere la bomba.

"È molto probabile, secondo la opinione personale, sfortunatamente, che questo sia stato in realtà un attacco suicida di matrice islamica": lo ha detto all'agenzia stampa tedesca Dpa il ministro dell'Interno bavarese Joachim Herrmann riferendosi all'attentato di Ansbach. In precedenza Herrmann aveva detto di non poter "escludere" la matrice di terrorismo islamico per l'attacco.


L'attentatore, ha spiegato il ministro Joachim Herrmann, intendeva colpire per ''fermare'' il festival musicale a cui partecipavano 2.500 persone. Tuttavia l'uomo non è riuscito a fare esplodere il suo ordigno dove voleva. L'esplosione ha creato una voragine. Non si capisce chi abbia dato l'esplosivo al siriano. Sono in corso rilievi per capirne l'origine.

È stato trovato il cellulare dell'attentatore: sono in corso ricerche per capire chi il siriano abbia contattato usandolo. L'attentatore, 27 anni, aveva presentato richiesta di asilo in Germania, che un anno fa era stata respinta, non si sa ancora perché: da allora aveva vissuto comunque in Germania, ad Ansbach. Aveva tentato il suicidio due volte ed era stato anche ricoverato in un ospedale psichiatrico.

La vicenda apre la ferita dei rifugiati, tema già caldo in Germania dalle porte aperte verso i migranti (ce ne sono un milione circa) e diventato rovente nell'ultimo weekend visto che entrambi rifugiati ed entrambi siriani sono stati i protagonisti delle ultime violenze in una Baviera (un altro rifugiato ha ucciso una dona aggredendola con un  machete) che ora reclama un giro di vite. Herrmann si dice ''scioccato'' per il fatto che ''si abusi della protezione garantita ai richiedenti asilo''. ''È un oltraggio che questo avvenga. Bisogna fare qualcosa perché non si continui con questo andazzo'', sostiene, evidenziando che ''chi cerca protezione in Germania deve avere rispetto totale per le leggi tedesche e per il popolo tedesco''.

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