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Germania, Merkel e Spd vicini alla Grande Coalizione

I delegati socialdemocratici danno l'ok (con maggioranza risicata). È tempo di negoziati per formare il governo. Ecco i termini del pre-accordo

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Luigi Gavazzi

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Con sollievo dell'Europa, la Germania trova il la per formare il nuovo governo: c'è l'intesa per la Grande Coalizione tra l'Unione di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz. Il traguardo però è stato molto sudato: il congresso dell'Spd di Schulz, riunito a Bonn, ha approvato l'accordo preliminare della Grosse Koalition - siglato tra Merkel e Schulz il 12 gennaio dopo 24 ore quasi ininterrotte di negoziati -  con 362 delegati favorevoli e 279 i contrari, una maggioranza di appena il 56,4% che è il racconto di un partito diviso e combattuto

Ora si aprono i negoziati di governo, che dovrebbero trovare la quadratura a metà febbraio. Se si chiuderanno con successo, il nuovo governo potrebbe essere operativo da metà marzo, circa sei mesi dopo le elezioni, da quel 24 settembre 2017 che ha gettato il Paese traino d'Europa nel limbo. Merkel, dopo il sostegno del Bundestag come cancelliera, potrebbe avviare il suo quarto governo. Se i negoziati falliranno, potrà invece ricorrere a un (fragile) governo di minoranza oppure alle elezioni, per lei molto rischiose.

Il pre-accordo da cui partiranno i negoziati è contenuto in un documento di 28 pagine, nel quale ci sono i punti fermi voluti dalle due parti.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

Per esempio, alla Csu, il braccio bavarese della Cdu e più conservatore dell’ala Merkel, è stato concesso di ridurre a 1000 al mese il numero di persone immigrate che possono riunirsi con famigliari presenti in Germania. Mentre l’intero numero di immigrati accolti in Germania non potrà superare le 220mila unità/anno.

D’altra parte, i socialdemocratici hanno ottenuto il riequilibrio dei contributi per il servizio sanitario fra lavoratori e imprenditori, negli ultimi anni sbilanciato progressivamente a carico dei primi. Anche la tassa aggiuntiva per finanziare la riunificazione del 1991 è stato ridotta.

Dovrebbe anche esserci la previsione di un aumento dei contributi tedeschi al bilancio Ue. Previsto inoltre un accantonamento dei piani per ridurre, entro il 2020, le emissioni di diossido di carbonio al 40% di quelle registrate nel 1990. Senza nuove misure, in effetti, la Germania non riuscirebbe a rispettare gli obiettivi di emissione fissati per il 2020, semplicemente perché l’economia sta crescendo più di quanto previsto.

D’altra parte, il documento di pre-accordo prevede anche che il nuovo governo metta a punto un piano per eliminare l’energia prodotta con il carbone, entro la fine di quest’anno.

Queste ultime due decisioni hanno suscitato, nei giorni scorsi, le proteste di segno opposto degli ambientalisti e di parte dei lavoratori occupati nell’industria del carbone.

LA SCELTA DEI DELEGATI SPD

Ora la leadership socialdemocratica dovrà far digerire l’accordo ai delegati Spd.

L’assemblea si terrà il 21 gennaio. Va ricordato che il leader Spd Schulz, appena noti i risultati delle elezioni dello scorso 24 settembre — disastrosi per la Spd — aveva detto che il partito non si sarebbe prestato a un’altra Grande-Coalizione.

Nel caso l’assemblea dei delegati Spd bloccasse l’accordo, a Merkel resterebbe solo la carta di un governo di minoranza, o, più probabilmente, nuove elezioni. E si sa che i tedeschi di buona memoria temono elezioni ripetute a distanza di pochi mesi per impossibilità di formare il governo: atmosfera da Repubblica di Weimar.

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