Esteri

Genocidio armeni: a Erevan la cerimonia per il centenario

Presenti nella capitale decine di leader stranieri tra cui Putin e Hollande, mentre il presidente turco Erdogan ribadisce la teoria negazionista

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Redazione

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Commemorato oggi nella capitale Erevan il 100° anniversario del genocidio armeno, che ha avuto un anticipo nella giornata di giovedì con la canonizzazione di 1,5 milioni di vittime da parte della chiesa apostolica del Paese. Alla cerimonia, svoltasi al Memorial Dzidzernagapert ("Il forte delle rondini"), sono intervenuti decine di capi di Stato tra cui il leader russo Vladimir Putin e il presidente francese Francois Hollande, impegnati contemporaneamente in un bilaterale sulla crisi ucraina, sul Medio Oriente e sulla ritardata consegna della navi Mistral a Mosca sullo sfondo delle sanzioni. Presenti per l'Italia il presidente delle commissioni Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, e quello della Camera, Fabrizio Cicchitto.

 


La cerimonia e le parole dei leader

Dopo un minuto di silenzio, guidati dal presidente armeno Serzh Sarkisian i leader presenti hanno deposto un fiore sul memoriale dove sono ricordati tutti morti uccisi dalle truppe dell'esercito ottomano tra il 1915 ed il 1917. Dopo di che si sono susseguiti i discorsi degli uomini politici presenti, a partire da Vladimir Putin che ha voluto sottolineare come "non ci sono e non ci possono essere giustificazioni per le uccisioni di massa", aggiungendo che "le nuove generazioni armene e degli altri popoli della regione dovrebbero vivere in pace e d'accordo, libere dagli orrori provocati dall'antagonismo religioso, dal nazionalismo aggressivo e dalla xenofobia"; da parte sua il francese Hollande ha affermato che sarà impossibile da parte della comunità internazionale dimenticare quanto accaduto al popolo armeno.

La Turchia e la teoria negazionista
Anche se prima della cerimonia, in un'intervista alla stampa di Ankara, il presidente Serzh Sargsyan ha dichiarato che "l'Armenia è pronta a normalizzare i rapporti con la Turchia e a iniziare un processo di riavvicinamento senza precondizioni", i rapporti tra i due Paesi rimangono però complicati. Colpa anche e soprattutto della teoria negazionaista della Turchia, ribadita anche nella stessa giornata di oggi dal presidente islamico Recep Tayyip Erdogan, secondo il quale "i nostri antenati non hanno commesso un genocidio contro gli armeni del 1915-16". Al proposito la Turchia continua invece a parlare di una guerra civile in Anatolia, con tanto di conseguente carestia nella quale morirono tra le 300 e le 500 mila persone tra armeni e turchi. Posizioni distanti, che a quanto pare il triste centenario non sta comunque riuscendo a riavvicinare almeno in parte.

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