Edoardo Frittoli

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Dall'occupazione israeliana dei territori palestinesi del 1967 alla drammatica stagione del terrorismo del "Settembre Nero". Dall'intifada degli anni '80 alle speranze di pace degli anni '90 verso il fallimento della diplomazia e i gravissimi scontri del 2018. La storia di un conflitto costante dal 1967 ai giorni nostri.

Dalla Guerra dei Sei giorni alla prima Intifada

Nel 1967 le forze Israeliane occuparono Gaza, la Cisgiordania il Sinai e le alture del Golan, territori originariamente assegnati alla popolazione arabo-palestinese alla nascita di Israele nel 1948.

Gli esiti della guerra dei Sei Giorni apriranno una stagione di violenze e di attentati terroristici nel mondo con rapimenti, dirottamenti di aerei e stragi come quella compiuta alle Olimpiadi di Monaco del 1972. L'Olp di Yasser Arafat si trovava del 1970 in esilio in Libano.

Dal 1977 ad aumentare la tensione contribuisce la vittoria del partito di destra israeliano Likud, che stimola un'ulteriore colonizzazione dei territori palestinesi.

Nel 1982 Israele invade il Libano al fine di espellere il governo palestinese dell'OLP in esilio, che al termine della guerra si stabilirà a Tunisi. La città verrà bombardata in un raid dell'Aviazione israeliana nel 1985, in risposta al quale i terroristi palestinesi sequestreranno la nave italiana Achille Lauro uccidendo un passeggero statunitense.

Nel 1987 inizia la prima intifada (rivolta) dei Palestinesi contro l'occupazione israeliana della striscia di Gaza e della Cisgiordania, una sollevazione che durerà fino alla fine del 1993 (si conteranno circa 2.000 Palestinesi uccisi e quasi 300 soldati israeliani). La prima intifada sarà teatro della nascita del movimento Hamas.

All'inizio degli anni' 90 la vittoria laburista in Israele porterà al processo di dialogo tra il leader palestinese Arafat e il primo ministro israeliano Yitzak Rabin, il quale annunciava il ritiro graduale di Israele dai territori occupati. Nel 1993 vengono siglati, alla presenza del Presidente Usa Bill Clinton gli accordi di Oslo, che comprendono la fine della Prima intifada e il riconoscimento dell'Autorità Palestinese. Nonostante la distensione e l'assegnazione del triplo premio Nobel per la pace ad Arafat, Peres e Rabin (1992) le violenze continuano. Nel 1994 l'estremista israeliano Baruch Goldstein uccide 29 cittadini palestinesi durante la preghiera ad Hebron, in Cisgiordania. Nello stesso 1994 si compie secondo i protocolli di Oslo il ritiro da Gaza e Gerico delle truppe di Tel Aviv.

La seconda intifada

Dal 1998 al 2000 si susseguono gravi scontri, nonostante gli sforzi internazionali (la "Road Map") volti ad una cessazione delle violenze e delle azioni terroristiche legate alla questione palestinese (Memorandum di Wye River tra Arafat e Benjamin Netanyahu). Nel maggio del 1999 viene eletto Primo ministro Ehud Barak durante il governo del quale si deteriorano i rapporti con L'Autorità Palestinese a causa della questione legata al ritiro israeliano dal Libano meridionale, che il governo palestinese ritiene incompleto.

Il casus belli della seconda Intifada detta di Al-Aqsa fu la visita del leader dell'opposizione Ariel Sharon alla Spianata delle moschee di Gerusalemme, vissuta dai Palestinesi come una grave provocazione. Durante l'escalation di violenza, le contemporanee elezioni israeliane portano alla vittoria dello stesso Ariel Sharon, che diviene premier. La rottura con L'Autorità palestinese si compie ed innesca una serie di gravissimi attacchi terroristici contro civili e militari israeliani. L'esercito di Tel Aviv risponde con una serie di raid su Gaza e Ramallah.

Nel marzo 2002 inizia l'operazione israeliana "Defensive Shield" con la costruzione di un muro che devia frequentemente dai confini pre-1967.

Nel marzo 2003 Yasser Arafat passa il testimone al veterano di Fatah Mahmoud Abbas, che riprende i contatti interrotti con Usa e Israele, inaugurando una seconda "Road Map" condivisa con la Russia e l'Unione Europea, la quale tuttavia fallirà l'anno seguente per l'opposizione interna al suo governo. Nel 2004 le Forze armate Israeliane uccidono il fondatore di Hamas Ahmed Yassin, mentre nel novembre dello stesso anno muore Yasser Arafat, evento che segna il ritorno di Abbas come Presidente dell'Autorità Palestinese.

Dalla fine della seconda Intifada a oggi

L'elezione di Abbas porterà ad una difficile e instabile tregua con Ariel Sharon, mai peraltro riconosciuta da Hamas e dai gruppi della Jihad. Nel 2005 si completa il ritiro israeliano da Gaza. Tuttavia le elezioni palestinesi del 2006 vedranno la vittoria di Hamas, partito islamista contrario al riconoscimento di Israele. La nuova situazione politica palestinese porta Gaza sull'orlo della guerra civile per la lotta intestina tra i vincitori e il vecchio partito di Arafat e Abbas, Fatah.

Il continuo lancio di razzi verso Israele durante la difficile fase della politica palestinese della metà degli anni duemila farà riprendere anche l'intervento dell'Esercito di Tel Aviv contro obiettivi di Hamas e la rete di tunnel usata per permettere l'ingresso clandestino di armi a Gaza dall'Egitto. Le operazioni culmineranno con l'ingresso israeliano in territorio palestinese alla fine del 2008. I seguenti tentativi di ripresa dei negoziati, spinti dall'ONU con una serie di riconoscimenti all'Autorità Palestinese (status di osservatore Onu non-membro) falliscono sulla questione della permanenza di coloni israeliani in territorio palestinese. Nel 2014 l'Egitto di Al-Sisi rompe con Hamas confiscandone i beni a causa dei legami con i Fratelli Musulmani, illegali in territorio egiziano.

Nel 2014 viene formato un governo di coalizione tra Fatah e Hamas, che lascia tuttavia l'amministrazione locale di Gaza al partito islamista, il quale prosegue le violenze al confine con Israele a cui Tel Aviv risponde con l'intensificazione dei raid . L'anno successivo il Vaticano annuncia l'imminenza del proprio riconoscimento di uno Stato di Palestina, ma l'apertura sarà frenata dall'elezione del neopresidente americano Donald Trump, che nel 2017 dichiarerà unilateralmente la decisione di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele, infiammando ulteriormente la lotta al confine tra Gaza e Israele. Il 30 marzo 2018 dalla striscia di Gaza viene organizzata una grande manifestazione chiamata la "Grande Marcia del Ritorno" appoggiata da Hamas, alla quale prendono parte 30.000 Palestinesi. Gli scontri al confine con gli Israeliani causano il tragico bilancio di 23 morti e centinaia di feriti.

Le violenze si ripetono pochi giorni dopo in occasione del 70°anniversario della nascita di Israele e per la cerimonia dell'apertura dell'Ambasciata Usa a Gerusalemme. Il 14 maggio 2018 si consuma il più grave scontro dal 2014, con oltre 50 morti accertati il giorno stesso.

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