++ Dachau, rubata la targa 'Arbeit macht frei' ++
Esteri

Furto a Dachau: "È un'offesa ai superstiti"

Dario Venegoni, Associazione nazionale ex deportati, ricorda: la scritta Arbeit Macht Frei rubata dal lager che ha visto più italiani deportati

"Dachau è il luogo dove dal 1943 al 1945 furono deportati migliaia di italiani: anzi è il Lager dove gli italiani furono deportati in maggior numero. Erano in larghissima maggioranza persone colpevoli di essersi opposte al fascismo e di avere combattuto l'occupazione nazista del nostro paese. La rimozione della scritta Arbeit Macht Frei è un'ennesima ferita e un'offesa ai superstiti di quel campo, e offende e ferisce i familiari dei deportati": è il commento di Dario Venegoni, vice presidente dell'Associazione nazionale ex deportati (Aned).


 

La famigerata iscrizione Arbeit Macht Frei è stata trafugata nella notte tra sabato e domenica a Dachau, il primo lager creato dai nazisti nel 1933, dove furono deportate oltre 200mila persone, di cui 40mila hanno trovato la morte prima della liberazione da parte degli americani, il 29 aprile del 1945. Un atto vergognoso che ha subito richiamato alla memoria il precedente di cinque anni fa ad Auschwitz, dove fu rubata la stessa macabra targa 'Il lavoro rende liberi'.

Lo sdegno della Germania

Immediate le reazioni di sdegno in tutta la Germania, soprattutto in Baviera, dove si trova Dachau. Il direttore della Fondazione bavarese dei memoriali dell'Olocausto, Karl Frellerm, della Csu, ha parlato di "un atto vergognoso". Per la direttrice del museo di Dachau, Gabrielle Hammermann, è una "profanazione".

La polizia al momento non ha molte informazioni sul furto ma sta seguendo le due piste più probabili: il fanatismo neonazista e il furto su commissione. Nel 2009 ad Auschwitz a commettere il crimine furono cinque polacchi per conto di un neonazista svedese, Anders Hoegstroem, poi arrestato e condannato a due anni. Secondo le prime ricostruzioni, il furto è stato compiuto tra le 23.45 e le 5.30 del mattino, approfittando di un cambio turno dei guardiani: il luogo non ha telecamere di sicurezza ma è giorno e notte. Solo all'alba il personale di sicurezza si è accorto che dall'ingresso dell'ex campo di concentramento mancava una parte di 190x95 cm: a differenza di Auschwitz, infatti, a Dachau la scritta è incorporata nel cancello.

Il pezzo è stato probabilmente portato via con un furgone, ma da un primo giro nelle vicinanze la polizia non ha ritrovato nessuna traccia. In Polonia l'insegna del campo di concentramento era stata ritrovata tre giorni dopo il furto, spezzata in tre. Ci volle un anno per restaurarla. L'originale è stato poi consegnato al museo e sul cancello al suo posto è rimasta una copia realizzata nel 2006.


Al centro della conaca

Non è la prima volta in tempi recenti che il campo di Dachau viene trascinato vergognosamente alle cronache. Due anni fa la catena di ipermercati americani Walmart mise in vendita un puzzle del campo di concentramento: i 252 pezzi che componevano la foto dei forni crematori erano stati inseriti nella categoria "giocattoli per bambini dagli otto anni in su" per 20 euro. E l'anno scorso proprio il cancello di Dachau è stato al centro di un'inquietante campagna pubblicitaria lanciata da Walmart, Amazon e Sears che avevano messo in vendita un poster che lo raffigurava. Sul sito della catena di ipermercati c'era addirittura un agghiacciante lancio: "Cancello con scritta 'Arbeit Macht Frei, campo di concentramento di Dachau: il poster vi aiuterà a dare un tocco in più alla vostra casa o al vostro ufficio". 

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