Freedom Act: il Senato americano lo approva

Via libera alla legge che toglie alla NSA la possibilità di raccogliere dati telefonici di milioni di americani e conservarli. Ora la firma di Obama

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Barack Obama durante la conferenza stampa con Matteo Renzi a Washington, 17 aprile 2015. (JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Redazione

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Per la National Security Agency (Nsa) finisce l'era post 11 settembre 2001: il Senato degli Stati Uniti ha oggi infine approvato lo US Freedom Act, una legge che le toglie la possibilità venuta alla luce con lo scandalo Datagate di raccogliere indistintamente i dati telefonici di milioni di americani e di conservarli nei suoi database. Il testo ora è sulla scrivania del presidente Obama per la firma definitiva.

Via Twitter Obama si è prontamente detto "felice che il Senato ha approvato il USA Freedom Act. Protegge le libertà civili e la nostra sicurezza nazionale. Lo firmerò appena lo avro'". La Nsa aveva l'autorità di "rastrellare" i dati telefonici grazie al Patriot Act, una legge voluta dal presidente George W. Bush dopo gli attacchi di al Qaida a New York e a Washington, che però è in parte scaduta il 31 maggio.

Il giorno prima, Obama aveva lanciato un appello al Senato affinchè approvasse il Freedom Act per sostituirla, con nuove regole. "Il Freedom Act - aveva sottolineato Obama - riflette le idee dei difensori della privacy, dei nostri partner del settore privato, dei nostri esperti di sicurezza nazionale". Tra le altre cose prevede che i dati telefonici vengano ora raccolti e rimangano in possesso delle società telefoniche e vengano rilasciati su specifica richiesta e dopo una valutazione caso per caso.

Alcuni senatori repubblicani avevano tentato di ottenere il rinnovo delle parti del Patriot Act in scadenza, almeno temporaneo. Ma a guidare il fronte del 'No' era sceso in campo in prima fila proprio un senatore repubblicano, Rand Paul, che ha tra l'altro annunciato già da tempo la sua candidatura alla Casa Bianca per le elezioni del 2016. Con vigore, ha dichiarato battaglia alle intrusioni del governo nella vita privata degli americani, bloccando di fatto il voto in aula con un lungo intervento.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, aveva sua volta aveva cercato di bloccare il Freedom Act con una serie di emendamenti, affinchè tornasse alla Camera, che invece lo aveva approvato con un'ampia maggioranza bipartisan. Il suo scopo era di eliminare i limiti alle attività di sorveglianza elettronica previsti nella legge. Tutti gli emendamenti presentati sono stati respinti, e così il testo è stato infine approvato, con 67 voti a favore e 32 contrari.

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