Frattini a capo della Nato? L'Italia gioca da protagonista

La candidatura dell'ex ministro degli Esteri è l'unica sul tavolo dell'Alleanza Nordatlantica. I giochi si chiudono a dicembre e Roma ha i numeri giusti per aggiudicarsi il mandato da Segretario generale

Franco Frattini con Hillary Clinton alla Farnesina nel 2011 in occasione del meeting del gruppo di contatto sulla Libia (Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

Anna Mazzone

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C'è una notizia che è passata sottotraccia nel gioco della comunicazione degli ultimi giorni: la candidatura alla poltrona di Segretario generale della NATO dell'ex ministro degli Esteri Franco Frattini è stata ufficialmente confermata. E attualmente è anche l'unica candidatura ufficiale in ballo, nonché la più forte.

Nei giorni scorsi l'attuale grande capo dell'Alleanza Nordatlantica, il danese Anders Fogh Rasmussen, è stato in visita a Roma, dove ha tenuto incontri bilaterali con il premier Enrico Letta, il ministro Emma Bonino e il capo del dicastero della Difesa, Mario Mauro. Fonti diplomatiche assicurano a Panorama che in tutti gli incontri il dossier della candidatura di Franco Frattini alla Nato è stato al centro della discussione e confermano che l'impegno del governo italiano, oltre ad essere quanto mai concreto, può anche godere del placet del Colle.

La candidatura di Frattini ha un sapore trasversale e, proprio per questo, potrebbe risultare vincente. L'ex capo della Farnesina è stato pienamente sostenuto dall'ex premier Mario Monti, così come oggi lo è da Enrico Letta, Emma Bonino e Mario Mauro. Un perfetto tridente d'attacco. E il segnale pienamente positivo che arriva anche da Giorgio Napolitano fa pensare che questa volta la mano di carte sia tutta in favore dell'Italia.

D'altronde, l'ex ministro ha scelto di non candidarsi alle scorse elezioni di febbraio proprio per garantirsi una volata finale super partes per la poltrona della NATO. In questo modo, con le mani libere da un'appartenenza specifica a un partito, è riuscito a incassare il sostegno sia della maggioranza di governo che del presidente della Repubblica.

Il mandato di Rasmussen scadrà a luglio del 2014, ma già entro dicembre di quest'anno si potrebbe conoscere il nome del suo successore. L'estate del prossimo anno sarà un momento cruciale per l'Unione europea e l'Alleanza Nordatlantica. In agenda c'è il rinnovo del Parlamento europeo e della Commissione, che avverrà in concomitanza con il cambio al vertice della NATO. Le due cose - va detto - non si incrociano e seguono strade autonome seppur parallele, ma sicuramente tra i punti in favore di Franco Frattini c'è anche la stima riservata all'ex ministro dai salotti buoni di Bruxelles e di Washington.

Insomma, sembra proprio che l'Italia stia giocando la partita della NATO da protagonista, e a ben vedere i punti forti della candidatura di Frattini sono solidi. Basta scorrere la lista dei segretari generali dell'Alleanza e ci si rende conto che è da più di 40 anni che l'incarico non va a un italiano. L'ultimo segretario generale per il nostro Paese è stato Manlio Brosio, che ha concluso il suo mandato nel 1971.

In secondo luogo, come già detto, Frattini non è il candidato di una sola parte politica, ma di un'alleanza di forze, che vanno dal Colle al Governo, passando per la stima incondizionata degli alleati internazionali, USA in testa. A Washington hanno apprezzato i toni e la moderazione di Enrico Letta sulla questione degli F35 e sullo scandalo Datagate, e gli americani solitamente non dimenticano chi mostra lealtà nei loro confronti.

Inoltre, non possiamo dimenticare il ruolo cruciale dell'Italia all'interno della NATO. Roma è un alleato fedele e affidabile, che ha dimostrato la sua coerenza più volte nel tempo, in modo costante e leale. Per questo parlano i numeri.

Secondo i dati di Bruxelles, il nostro Paese è il quinto contributore al budget della NATO, dopo gli Stati Uniti, la Germania, il Regno Unito e la Francia. L'Italia gode di una capacità di proiezione delle forze in grado di dispiegare fino a più di 6 mila uomini e donne in operazioni di gestione delle crisi all'estero, dei quali più di 4 mila attualmente sono stanziati in Afghanistan. Il che fa dell'Italia il secondo paese come contributore alla missione per il mantenimento della pace a Kabul e dintorni.

E veniamo alla mappa della situazione politica internazionale. Le crisi e le minacce terroristiche degli ultimi anni provengono tutte dalla frontiera a Sud dell'Europa. Dal Maghreb agitato dalla Primavera araba, e poi la Libia e l'Egitto, la Siria, il Libano e il Mali. L'Italia, sia per posizione geografica che per tradizione diplomatica, riveste un'importanza strategica cruciale per la NATO davanti a questi nuovi scenari di crisi, e ospita varie installazioni dell'Alleanza Nordatlantica sul proprio territorio, come il Comando NATO del Sud Europa che assicura all'Alleanza una capacità di proiezione delle forze che va dai Balcani al Nord Africa, sino a raggiungere tutto il Medio Oriente.

Scorrendo la lista degli ultimi tre Segretari generali della NATO ci si rende conto che il baricentro degli equilibri finora è stato molto spostato verso Nord. Il britannico George Robertson fino al 2004, poi l'olandese Jaap de Hoop Scheffer fino al 2009 e, infine, il danese Anders Fogh Rasmussen per arrivare ai giorni nostri. E' sotto gli occhi di tutti che la Danimarca, dalla quale attualmente provengono sia il Segretario Generale che il Presidente del Comitato Militare, è il 13esimo contributore al bilancio della NATO. 

Insomma, nonostante il forte impegno dell'Italia nell'ambito dell'Alleanza, mentre gli altri 4 principali paesi all'interno dell'organizzazione ricoprono tutti posizioni al vertice, con almeno un Segretario Generale Aggiunto, Roma si trova oggi a non ricoprire nessuna delle posizioni apicali della NATO.

Al momento fonti diplomatiche fanno sapere che la candidatura di Franco Frattini ha già raccolto endorsement ufficiali da parte di un buon numero di Paesi dell'Alleanza, mentre altri, pur non avendo messo nero su bianco nulla, hanno accolto in maniera favorevole la possibile nomina dell'ex capo della Farnesina. Gli Stati Uniti, che sia con Hillary Clinton che con John Kerry si sono espressi in termini di "apprezzamento e stima" nei confronti dell'ex ministro degli Esteri italiano, per ora non si sono ancora pronunciati, ma Franco Frattini sa di poter godere di ottimi rapporti con Washington e questo tornerà molto utile nei momenti decisivi, man mano che ci si avvicinerà al rush finale di dicembre.

Altre candidature ufficiali al momento non sono sul tavolo, anche se rumors da Bruxelles parlano di discese in campo da parte della Polonia, che potrebbe far correre Radek Sikorski, a capo della Diplomazia di Varsavia con il partito del premier Donald Tusk, e del Belgio, che potrebbe schierare Pieter De Crem, attuale ministro della Difesa a Bruxelles. Ma, sempre restando ai numeri, la Polonia risulta il decimo contributore al budget della NATO e il Belgio viene subito dopo, all'undicesimo posto.

Oltre al fatto che, in realtà, il premier polacco Donald Tusk starebbe puntando ad aggiudicarsi la presidenza della Commissione europea subito dopo le elezioni del 2014, ed è quindi probabile che faccia correre il suo cavallo verso quell'obiettivo, lasciando da parte la NATO, per la quale la Polonia ha pochissime chance di riuscita.

Insomma, l'ottimismo che aleggia attorno alla candidatura di Franco Frattini si fonda su basi più che mai solide e, per la prima volta dopo molti anni, l'Italia sta giocando da protagonista una partita che ha tutte le carte in regola per vincere. Non resta che aspettare la fine di quest'anno.

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