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Hanno gridato "Allah Akbar" e "Daesh" i due terroristi che hanno assaltato la mattina del 26 luglio la chiesa di Saint-Etienne nei pressi di Rouen sgozzando un anziano sacerdote, padre Jacques, e ferendo altre due persone, una delle quali lotta tra la vita e la morte. 

E fa rabbia sapere oggi che Abdel Malik Petitjean, il secondo attentatore formalmente identificato venne segnalato agli 007 francesi dalle autorità della
Turchia. Secondo informazioni raccolte da France Info quella segnalazione è però arrivata "troppo tardi per permettere di fermarlo" in tempo. Individuato dagli 007 turchi il 10 giugno scorso, lo jihadista francese verrà segnalato 15 giorni dopo ai servizi di intelligence transalpini (Dgsi). Il ragazzo residente in Savoia viene schedato con la  lettera ''S'' degli individui a rischio il 29 giugno. Una procedura che al suo rientro avrebbe dovuto permettere di far scattare immediatamente l'allarme e consentire, dunque, di fermarlo in tempo. La realtà, purtroppo, è un altra. Il futuro attentatore della chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray era già rientrato tranquillamente in Francia dall'11 giugno, prima ancora, dunque, che venisse inserito nella black list della radicalizzazione.

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Cosa è accaduto

Il terrore jihadista ha fatto il suo ingresso per la prima volta in una chiesa europea. Due estremisti di nazionalità francese, probabilmente immigrati di seconda generazione ma nati a Rouen, affermando di "agire in nome dello Stato Islamico" il 26 luglio hanno preso cinque persone in ostaggio nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, nel cuore della Normandia.

Il parroco, l'84enne Jacques Hamel, è stato sgozzato a sangue freddo. Altre tre persone sono rimaste ferite e una di loro, una suora che ha rischiaro anche lei di essere decapitata, versa attualmente tra la vita e la morte.

Le teste di cuoio della polizia hanno poi ucciso i due assalitori che, secondo testimoni, durante l'attacco urlavano "Allah Akbar!" e "Daesh", l'acronimo in lingua arabo per Isis. Quest'ultimo, al pari di altre occasioni analoghe, a posteriori ha fatto proprio il sanguinoso gesto, definendo i due "nostri soldati". In uno degli ultimi numeri la rivista del gruppo, 'Dar al-Islam', aveva del resto esortato seguaci e simpatizzanti a colpire, tra gli altri obiettivi, anche "le chiese". E uno degli aggressori aveva confidato un paio di mesi fa a un parente le proprie intenzioni: "Attaccherò una chiesa", gli aveva annunciato.

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Secondo il racconto di una delle suore fatte prigioniere, che però è riuscita a fuggire e a dare l'allarme, il marchio dei jihadisti è stato impresso anche riproducendone una delle più tipiche e macabre consuetudini: filmare l'agonia delle loro vittime. La religiosa ha riferito che i due hanno realizzato un video dell'omicidio del sacerdote, costretto a inginocchiarsi a terra mentre il carnefice "pronunciava un sermone in arabo di fianco all'altare" per estrarre infine il coltello e assassinarlo tagliandogli la gola. Altre armi che quelle bianche non possedevano: nella chiesa ne è stata trovata una in apparenza da fuoco, ma era finta al pari di una cintura esplosiva in realtà innocua

Il presidente Francois Hollande, che insieme al ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve, è giunto subito a Saint-Etienne de Rouvray, proprio vicino alla "sua" Rouen - dove è nato, ha detto che i due hanno agito "in nome dell'Isis", condannando l'"ignobile" assalto alla chiesa. "Ci troviamo ancora una volta di fronte a una prova, la minaccia è molto elevata", ha aggiunto Hollande. E ha scandito: "È una guerra da condurre con tutti i mezzi nel rispetto dei diritti" ricordando che i "terroristi vogliono dividerci" ed esprimendo dolore e sostegno alle forze di sicurezza - tra di esse c'è stato un ferito - che hanno evitato un bilancio ancora più pesante.

Saint-Etienne-du Rouvray, teatro dell'attacco a una chiesa, è un paesone di 30.000 abitanti che dista una decina di chilometri da Rouen, la città natale di Fracois Hollande. Il presidente francese vi è nato il 12 agosto 1954 e ha vissuto l'infanzia vicino alla cattedrale di Notre Dame. Poi, con il padre Georges, medico, e la madre Nicole, assistente sociale, si trasferì nel sobborgo chic di Bois-Guillaume. Rouen, definita da Victor Hugo "la città dei cento campanili", è il fulcro del turismo in Normandia. È anche la città in cui fu arsa viva Giovanna d'Arco.

Il dolore del Papa

"È una nuova notizia terribile, - ha commentato il portavoce vaticano, padre Lombardi, in una prima dichiarazione sui fatti di Rouen - che si aggiunge purtroppo ad una serie di violenze che in questi giorni ci hanno già sconvolto, creando immenso dolore e preoccupazione".

"Il Papa è informato e partecipa al dolore e all'orrore per questa violenza assurda, con la condanna più radicale di ogni forma di odio e la preghiera per le persone colpite"

"Seguiamo la situazione - ha aggiunto - e attendiamo ulteriori informazioni per comprendere meglio ciò che è avvenuto". "Siamo vicini - conclude Lombardi - alla Chiesa in Francia, alla Arcidiocesi di Rouen, alla comunità colpita, al popolo francese".


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