I due killer di padre Jacques Hamel in Francia compaiono in un video in cui promettono fedeltà all'Isis. Il video è stato realizzato dall'agenzia di stampa del califfato, Amaq. I due parlano in arabo riferendosi ad Abu Bakr al-Baghdadi, uno di loro tiene in mano un laptop che mostra la bandiera nera dell'Isis. 

LEGGI ANCHE: Chi era il sacerdote sgozzato dai terroristi

- LEGGI ANCHE: Il parroco sgozzato e i martiri cristiani nel mondo

LEGGI ANCHE: Perché l'Isis attacca la Francia

LEGGI ANCHE: Attentati in Francia, una lunga scia di sangue

I due terroristi erano nati in Francia e abitavano a due passi dalla chiesa ma durante l'attacco parlavano in arabo e, secondo il racconto di alcuni testimoni, al loro ingresso in chiesa avrebbero urlato "Daesh" o "Allah Akbar". 

In libertà vigilata

Gli inquirenti francesi non lo hanno detto chiaramente ma da quanto trapela sui media si capisce che i due terroristi sono figli di immigrati musulmani. Uno dei due, Adel Kermiche, aveva 19 anni ed era ben noto ai servizi anti-terrorismo francesi perché l'anno scorso per due volte aveva tentato di raggiungere la Siria per unirsi alla jihad e per due volte era stato arrestato. La prima a Monaco e la seconda, in compagnia di un altro ragazzo A.E.M., all'aeroporto di Ginevra il 14 maggio 2015, dopo essere stato respinto dalla Turchia. Rinchiuso per alcuni giorni nel carcere ginevrino di Champ-Dollon era poi stato estradato in Francia, dove era stato in prigione per un anno. Rilasciato il 22 marzo scorso, era stato posto in libertà vigilata con il braccialetto elettronico ma poteva uscire di casa ogni giorno dalle 8.30 alle 12.30.

La radicalizzazione

Suo fratello invece sarebbe riuscito ad arrivare in Siria e si troverebbe lì tutt'ora. In un'intervista pubblicata un anno fa su La Tribune de Geneve sua madre aveva raccontato che il "detonatore" della sua radicalizzazione era stata la strage al settimanale satirico Charlie Hebdo. "A partire da gennaio 2015 (mese dell'attentato), da che era un ragazzo allegro, gentile, amante della musica e delle uscite con gli amici, ha iniziato a frequentare assiduamente la moschea", aveva raccontato la donna, un'insegnante, aggiungendo che in meno di tre mesi si è radicalizzato. "Diceva che in Francia non si poteva osservare tranquillamente la sua religione, parlava con delle espressioni che non gli appartenevano, era come stregato", ha aggiunto.

Il secondo terrorista

Si chiama Abdel Malik Petitjean, aveva 19 anni al pari del suo complice Adel Kermiche ed era originario della Savoia, non della Normandia come era invece stato riferito in un primo momento, il secondo terrorista formalmente identificato e che venne segnalato agli 007 francesi dalle autorità della
Turchia. Secondo informazioni raccolte da France Info quella segnalazione è però arrivata "troppo tardi per permettere di fermarlo" in tempo. Individuato dagli 007 turchi il 10 giugno scorso, lo jihadista francese verrà segnalato 15 giorni dopo ai servizi di intelligence transalpini (Dgsi). Il ragazzo residente in Savoia viene schedato con la  lettera ''S'' degli individui a rischio il 29 giugno. Una procedura che al suo rientro avrebbe dovuto permettere di far scattare immediatamente l'allarme e consentire, dunque, di fermarlo in tempo. La realtà, purtroppo, è un altra. Il futuro attentatore della chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray era già rientrato tranquillamente in Francia dall'11 giugno, prima ancora, dunque, che venisse inserito nella black list della radicalizzazione. 

Il sogno della jihad

"Io e mia moglie abbiamo tentato di fermarlo dicendogli che quello non era l'islam", continua il padre. In comune tutti questi giovanissimi francesi di seconda generazione avevano il sogno della jihad. Secondo i familiari di uno dei due terroristi progettava l'attacco da tempo, da almeno due mesi. "Ne parlava in continuazione. Uscendo dalla moschea, mi ha detto: 'Sul Corano e sulla Mecca, attaccherò una chiesa'. Giuro che non ci ho creduto". Un'altra conoscenza di uno dei killer ha spiegato che era suo "compagno di collegio, il Paul Eluard, a sud di Rouen. Era un ragazzo come noi e non comprendo perché l'abbia fatto". (ANSA)

© Riproduzione Riservata

Commenti