Francesi troppo pigri e costosi? Putiferio a Parigi

Maurice Taylor, il CEO della Titan, accusa gli operai della Goodyear di lavorare "solo 3 ore al giorno" e di essere iper-protetti dai sindacati

Il 12 febbraio 2013 gli operai della Goodyear in Francia hanno manifestato contro la chiusura della fabbrica in Normandia, che manderà a casa più di mille lavoratori (Credits: Epa/Yoan Valat)

Anna Mazzone

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I francesi lavorano troppo poco e sono cari, quindi non ho intenzione di investire nelle loro fabbriche. Il giudizio dell'industriale americano Maurice Taylor, CEO della Titan, è inappellabile e ha scatenato un vero e proprio putiferio Oltralpe, dove il governo sta disperatamente cercando di salvare last minute i 1.173 lavoratori della fabbrica di pneumatici Goodyear nel nord del Paese.

Maurice Taylor, squalo made in Usa, si è recentemente recato a visitare la fabbrica, per valutare se fosse il caso di rilevarla e rilanciarla. Poi, ha scritto di suo pugno una feroce lettera al ministro dell'Industria francese, Arnaud Montebourg, sostenendo che "i cosiddetti lavoratori" francesi in realtà sono degli scansafatiche che, protetti dai sindacati, "ricevono salari molto alti ma lavorano solo tre ore al giorno" e il resto del tempo lo passano tra pause-caffè e dibattiti sulla condizione operaia.

Nella sferzante missiva al capo del dicastero delle attività produttive, Taylor aggiunge di aver parlato di questa questione con i leader sindacali, ma questi ultimi gli avrebbero risposto che "è il modo di fare dei francesi" e avrebbero fatto spallucce.

La fabbrica Goodyear in Normandia, come tante altre fabbriche d'Oltralpe, non naviga certo in buone acque e da circa cinque anni, con l'inizio della crisi economica globale, si sono aperti dei tavoli di negoziazione per cercare di salvare i posti di lavoro di più di mille operai del complesso. Maurice Taylor doveva essere l'uomo della svolta, e invece ha salutato e ha detto "no grazie". Meglio investire sul mercato indiano e cinese, ha dichiarato l'industriale americano, che "salvare" i francesi che costano troppo e lavorano troppo poco.

Immediate le reazioni da parte del mondo politico, che si è sentito ferito al cuore dalla lettera di Taylor. Il ministro per l'Industria, Arnaud Montebourg, ha risposto al fendente di Taylor accusandolo di "estremismo" e "di una perfetta ignoranza di quello che è il nostro Paese". Il ministro ha poi ricordato che in Francia ci sono circa 20mila imprese straniere, che danno lavoro a circa 2 milioni di francesi e non si sono mai lamentate.

"Queste compagnie estere" - dice Montebourg - "conoscono e apprezzano la qualità e la produttività della mano d'opera francese, il suo talento e le sue competenze". Insomma, il ministro sembra non aver tollerato la "lezione di produttività" dell'imprenditore a stelle e strisce e ha snocciolato anche alcuni numeri: "Titan, l'impresa diretta da Taylor, è venti volte più piccola della Michelin, leader mondiale della tecnologia francese, e 35 volte meno produttiva".

Ma Taylor, in un'intervista a Le Figaro, ha ribadito le sue critiche feroci al sistema francese, dichiarando però di non parlare in generale di tutti i lavoratori francesi, ma di pensare questo solo degli operai della fabbrica Goodyear da lui visitata.

E i francesi che ne pensano? Se il mondo politico giudica le parole di Taylor "inaccettabili", i cittadini sembrano essere spaccati, tra chi è d'accordo col magnate americano e chi gli dà contro.

Michel, un pensionato di 65 anni, ce l'ha a morte con gli "yankee" e dichiara a Panorama.it che "in Francia esiste un pensiero unico che è inattaccabile. Fanno tutti gli intellettuali e si sentono tutti socialisti, poi però nascondono l'ultimo modello dell'iPad confezionato da autentici schiavi in Asia. Purtroppo si seguono i modelli americani, altro che, anche se si fa finta di no". E rincara la dose: "Un operaio francese prende in media 1.300 euro al mese, straordinari inclusi. Vi sembra troppo questo stipendio?"

Ma c'è anche chi non la pensa così. E' Leo, un giovane imprenditore che lavora a Parigi: "E' l'ennesimo affronto alla Francia, dopo gli schiaffi di Bruxelles. In questo momento siamo lo zimbello del mondo. Nessun investitore serio porterebbe mai i suoi soldi in Francia. Qui da noi solo i dipendenti vivono felici. A loro lo stipendio arriva puntuale ogni mese". Sembra di sentir parlare di Italia, invece la protagonista questa volta è la Francia.

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