La Corea del Nord come un palco. Scene di vita quotidiana e istituzionale fanno da sfondo a una messinscena dove la gente schierata allo stadio, alle corse dei cavalli, al luna park oppure in posa al bar, per strada e perfino dentro casa si presta all’obiettivo dei fotografi per camuffare il buio di una dittatura imposta da Kim Jong-un.

Tutta una farsa, dunque, creata ad hoc per i media e per il mondo che sta al di là dei confini di Pyongyang, un luogo in cui anche le foto scattate senza permesso sono proibite, dove sono centinaia i prigionieri politici reclusi nei campi e migliaia le persone sparite nel nulla per avere osato disapprovare il regime

Sono tante le immagini che dovrebbero raccontare come si sta bene in Corea del Nord e quanto l’intera popolazione sia felice: come quella manciata di persone che al Mirim Riding Club assistono alle corse dei cavalli per 8 dollari, il costo di quattro mesi di lavoro di un operaio.

Il risultato? Un album di cartoline da Pyongyang dove la presenza ingombrante e minacciosa di Kim fa da sfondo, come una cappa opprimente, anche se non si vede.

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