Ex Jugoslavia: il Tribunale dell'Aja ha assolto Seselj

Il leader ultrà del Partito Radicale Serbo era accusato di crimini di guerra durante il conflitto degli anni '90. Sconcerto in Bosnia e in Croazia

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Circondato dai suoi sostenitori Vojislav Seselj brucia a Belgrado le bandiere della Croazia, degli Usa e della Ue – Credits: ANDREJ ISAKOVIC/AFP/Getty Images

Dopo aver condannato la scorsa settimana a 40 di carcere l'ex leader della Repubblica Srpska Radovan Karadzic, il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, con sede all'Aja, ha assolto stamane dall'accusa di crimini di guerra e contro l’umanità l'ex leader ultranazionalista serbo Vojislav Seselj, che era stato accusato di aver fomentato l’odio etnico in Bosnia e in Croazia, ispirando molte operazioni di pulizia etnica realizzate dai gruppi paramilitari serbi durante la guerra nell'ex Jugoslavia.

«La professionalità, la dignità, il senso dell'onore dei due giudici Jean-Claude Antonetti e Mandiaye Niangas si sono dimostrati superiori a qualsiasi pressione politica» ha commentato un raggiante Seselj da Belgrado, dove ha subito subito indetto una conferenza stampa.


La storia della lunga latitanza di Karadzic


Rilasciato dopo dodici anni di prigionia nel novembre 2014, per consentirgli di curarsi dal cancro che lo aveva colpito mentre era dietro le sbarre, Seselj - a differenza di Karadzic - ha sempre tenuto un profilo più basso, anche nelle fasi più concitate del processo, evitando sempre di attaccare a testa bassa la corte che lo avrebbe giudicato.

Ma Vojislav Seselj, dopo il suo ritorno a Belgrado, non ha certo rinunciato a fare politica. E ha continuato a usare gli stessi slogan ultrà di allora, attaccando a testa bassa il presidente Tomislav Nikolic e il premier Aleksandar Vucic (suoi ex compagni di partito, ndr) e bruciando bandiere della Croazia, degli Usa, dell'Unione europea, dell'Alleanza atlantica al fine, forse, di raccogliere voti per il suo Serbian Radical Party in vista delle elezioni anticipate del 24 aprile, dove la posta in gioco riguarda, di fatto, il processo di avvicinamento della Serbia all'Unione.

«L'unica cosa che possa combinare ora Seselj è quello di aiutare il suo SRP a superare la soglia di sbarramento del 5% prevista dalla legge elettorale serba» ha spiegato Aleksandar Popov, l'autorevole direttore del Centro regionale di Novi Sad. Ma il commento più salace, e amaro, è stato quello di Jasmin Meskovic, la figura più rappresentativa della cosiddetta Alleanza dei sopravvissuti della Bosnia e dell'Herzegovina: «L'uomo che mise in piedi le più feroce bande paramilitari della Bosnia, che reclutava i combattenti serbi, che ha commesso crimini indicibili, è stato riconosciuto innocente. È incredibile»

Grande oratore, veloce e tagliente, quasi invincibile nei conflitti politici pubblici, Seselj si era consegnato all'Aja il 23 febbraio 2003, rimanendo in carcere per 11 anni e 8 mesi complessivi senza condanna in primo grado, caso unico nel diritto internazionale. Ma le sue parole al vetriolo, il suo acceso nazionalismo, le sue boutade contro i «traditori» hanno indubbiamente contribuito, prima durante e dopo la guerra, a tenere accesa la fiamma dell'odio nazionale e del disprezzo verso le altre comunità.


 

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