Esteri

Europa e questione migranti: la risposta di Salvini

A Salisburgo i 27 della Ue si sono mostrati divisi. Macron ha attaccato l'Italia, che risponde con il decreto su sicurezza e Immigrazione

Vertice di Salisburgo

Simona Santoni

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Dal vertice straordinario europeo di Salisburgo, il summit informale tra i 27 Paesi europei tenutosi il 20 settembre, l'Ue è uscita ancora divisa sul fronte immigrazione

Parigi aveva inviato un messaggio durissimo ai sovranisti europei, Roma inclusa. La "risposta" di Salvini però non è tardata ad arrivare, con il decreto Salvini su migranti e sicurezza.

Il decreto Salvini e Matterella vigile

Il decreto Salvini su migranti e sicurezza è stato approvato il 24 settembre all'unanimità in Cdm. Previste misure come lo stop alla protezione internazionale in caso di condanna in primo grado e la cittadinanza revocabile già nel mirino di giuristi.

Il premier Giuseppe Conte assicura: "Non arretriamo su diritti e garanzie, non cacciamo nessuno dall'oggi al domani". Ma è ampio lo schieramento critico: dalla Chiesa alle Ong, dal centrosinistra all'Anci.

E anche il presidente della Repubblica Mattarella è sul chi va là. Il testo definitivo ancora non c'è, gli uffici lavorano alla formulazione degli articoli e alla definizione delle coperture: il Quirinale attende vigile l'invio del documento definitivo. Soltanto dopo averlo esaminato attentamente deciderà se firmarlo o meno.

Di cosa si è parlato a Salisburgo

Al vertice di Salisburgo i capi di Stato e di governo dell'Unione europea, riuniti, hanno parlato di sicurezza e Brexit. Tra i temi del dossier sicurezza c'è stato Frontex, quindi inevitabile occuparsi di tutela delle frontiere e di migranti. Argomento che è stato centrale anche nella cena di oltre quattro ore del 19 settembre.  

L'Italia ha proposto maggiore partecipazione sulla distribuzione dei migranti, ma si è smarcata dalla proposta della Commissione, sostenuta da Francia e Germania, di rafforzare Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Tra i pochi risultati conseguiti all'unanimità, l'idea di aprire colloqui con Egitto e altri Paesi nordafricani.

La proposta del contributo economico

Tra le proposte emerse durante la cena preventiva e portata avanti nel giorno di vertice, c'è quella dei quattro Paesi sovranisti Visegrad. La loro idea? Far pagare un contributo economico ai Paesi Ue che non vogliono accogliere i migranti. 

Il premier italiano Giuseppe Conte ha commentato: "Fermarsi sulle contribuzioni volontarie non è un obiettivo a cui miriamo: se arriveremo a questo al termine del confronto lo valuteremo, ma il contributo finanziario immiserisce la prospettiva a cui stiamo lavorando. Dovremmo pensare a meccanismi incentivanti e disincentivanti. Non è l'idea di solidarietà a cui stiamo lavorando".

L'obiettivo è cercare di costringere tutti i Paesi a dare un contributo, evitando oasi di totale disimpegno. Tra i 27, però, non mancano i dubbi, Merkel in testa. Il timore è che l'idea di sfilarsi dall'accoglienza, optando per il contributo, possa trovare troppa sponda.

Totalmente contrario il premier lussemburghese Xavier Bettel: "Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti". Un contributo economico per ogni migrante accolto? "Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di essere umani".

Al vertice non si è fatto invece alcun cenno alla riorganizzazione di Sophia, la missione nata nel 2015 che prevede l'attracco in Italia delle navi europee che soccorrono i migranti. L'Italia teneva particolarmente a una rinegoziazione della politica attuale di sbarchi.

Macron contro i Paesi che creano tensioni

Emmanuel Macron, il presidente francese, ha fatto un lungo ragionamento sui Paesi che generano "tensioni e problemi" in Europa, Italia in prima linea.  

"In Europa c'è una crisi, c'è tensione ma chi genera la crisi?", ha detto. "Sono quelli che non vogliono rispettare il diritto umanitario, quello internazionale del mare, e rifiutano le navi che arrivano anche se sono il porto più vicino, sono coloro che dicono 'sono in Schengen, amo l'Europa quando bisogna prendere i fondi strutturali, quando permette ai miei lavoratori di andare a lavorare in Paesi vicini e star meglio, ma non prendo nemmeno un migrante, nemmeno uno, nemmeno un solo rifugiato che ha diritto all'asilo'".

E ancora: "Sono loro che creano i problemi non il resto della collettività. Quelli che creano la crisi sono quelli che dicono che l'Europa non è capace di mettersi d'accordo". 

Colloqui con l'Egitto e altri Stati nordafricani

I leader riuniti hanno concordato, con l'appoggio di tutti, di aprire colloqui con l'Egitto e altri Paesi nordafricani come "importante passo ulteriore" per contrastare l'immigrazione verso l'Europa.

Lo ha annunciato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: l'Egitto è "pronto a intensificare i colloqui con l'Ue", dopo la diminuzione delle partenze negli ultimi due anni.

La Ue ha già siglato simili accordi di cooperazione con la Turchia e la Libia.

La posizione dell'Italia sui migranti

Il premier italiano Giuseppe Conte, all'arrivo a Salisburgo, aveva definito le sue priorità: per l'Italia è importante che ci sia "un'ampia partecipazione" alla redistribuzione dei migranti, da cui nessuno può esimersi, con un meccanismo di gestione europeo. 

"Stiamo valutando come attuare le conclusioni di giugno scorso. Siamo tutti consapevoli che occorre un meccanismo europeo di gestione degli sbarchi e della redistribuzione. Ci stiamo lavorando", aveva detto il presidente del Consiglio arrivando al vertice. "Alcuni Paesi sono riluttanti alla redistribuzione, quindi stiamo lavorando su un meccanismo che sia realmente europeo. È chiaro che se solo qualche Paese partecipa a questo meccanismo, non possiamo chiamarlo europeo". 

Le parole di Macron e quelle di Orban

Dal canto suo, l'europeista Emmanuelle Macron appena arrivato al vertice aveva ipotizzato che si possa arrivare a una riforma del regolamento di Dublino, il testo che definisce il sistema d'asilo europeo, prima delle elezioni per eleggere il nuovo Parlamento europeo in programma a maggio 2019. 

Dal lato opposto, il premier ungherese, il sovranista Viktor Orban, ha la sua ricetta ideale per risolvere il problemi dei migranti: "Non lo si fa più entrare e chi è qui lo si rimanda a casa, è molto semplice". Così ha detto prima di entrare al vertice.

Fronte Brexit: nessun accordo

Il vertice si è rivelato fallimentare, per il Regno Unito, sul fronte Brexit. Theresa May, che prima di recarsi a Salisburgo, a margine del vertice dei 27, aveva affidato ad alcuni quotidiani europei una lettera indirizzata all'Unione Europea, aveva avvertito che il Regno Unito non chiederà alcuna proroga dei negoziati: restano due mesi per decidere se ci sarà un accordo o una Brexit "no deal", senza accordo. 

Finora dai 27 dell'Unione Europea è emerso una linea dura: sono state bocciate le proposte negoziali chiave di Londra. La Ue resta sulle posizioni e non è finora disposta a scendere a compromessi, come chiedeva la premier britannica.

Entrambe le parti vogliono un accordo, ha detto May tornando in patria, ma ha ammesso che le posizioni - sui confini dell'Irlanda e sulle future relazioni economiche - restano "molto distanti". La May non intende permettere di "rovesciare il risultato del referendum" sulla Brexit, né di far "sgretolare" il Regno Unito separandolo in modo "permanente" dall'Irlanda del Nord.

I capi di Stato e premier europei hanno concordato di organizzare un "summit speciale" a novembre per concludere i negoziati sulla Brexit. 


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