Europa: dopo Mogherini in arrivo un'altra figuraccia

Il Comitato atlantico compie 60 anni e la Farnesina e la Difesa gli tolgono i fondi, proprio quando all'unanimità i Paesi dell'alleanza atlantica scelgono un presidente italiano

Il simbolo della Atlantic Treaty Association (ATA) – Credits: Web/ata-sec.org

Anna Mazzone

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Il selfie di Renzi in Europa si scolora man mano che passano i giorni. E' ormai pressoché ufficiale che la candidatura di Federica Mogherini alla poltrona di Alto rappresentante della Diplomazia targata Ue si è sciolta come neve al sole. La ministra inesperta e le sue relazioni pericolose con la Russia di Putin non sono gradite al blocco dei Paesi dell'Est, Polonia in testa. Uno schiaffo per l'Italia, che avrebbe però potuto calare sul tavolo la carta di un candidato più qualificato e meno chiacchierato. Ma le figuracce estere del governo italiano rischiano di toccare nuovamente il fondo per un caso che sta lì lì per esplodere.

Diciamolo subito: non è vero che l'Italia non riesce a prendere nemmeno una poltrona di peso sul palcoscenico internazionale. Il 29 maggio scorso il Segretario Generale del Comitato atlantico italiano (CAI), Fabrizio Luciolli, è stato eletto all'unanimità prossimo Presidente dell'Associazione del Trattato Atlantico (ATA). Un bel modo per festeggiare i 60 anni del Comitato, un ente che da più di mezzo secolo cura l'analisi, la formazione e l'informazione in Italia su temi di politica estera, sicurezza e difesa riferiti alla NATO.

Grande festa al ministero degli Esteri e a quello della Difesa? Macché, anzi. Proprio nel momento in cui l'Italia si aggiudica (e all'unanimità) una poltrona di primo rilievo sul palcoscenico internazionale (il Comitato atlantico americano - tanto per intenderci - è uno dei più importanti think-tank del Paese ed è stato presieduto da un certo Chuck Hagel, attuale Segretario della Difesa a stelle e strisce), il governo di Matteo Renzi decide di togliere i fondi al CAI, che attualmente non gode di nessun finanziamento.

Distrazione o malafede? Questo non è dato saperlo, nonostante gli onori del nostro Comitato atlantico siano riconosciuti "globalmente", tanto da aver portato all'elezione all'unanimità di Fabrizio Luciolli. Che adesso, sull'impronta del rispetto istituzionale che lo caratterizza, invece di lanciare strali a destra e a manca si sta scervellando per cercare di salvare dal licenziamento il suo gruppo di qualificati ricercatori.

Le casse del Comitato sono vuote, mentre quelli di altri enti (questi sì davvero inutili) si gonfiano a sproposito, come nel caso del neonato Istituto per la Pace, a cui l'Italia sembra avere aderito "convintamente" solo per riuscire a piazzare uno degli artefici del grande flop dei marò , Staffan De Mistura (il diplomatico buono per tutte le stagioni), che percepirà per "lottare per la Pace" un emolumento dorato di circa 30 mila euro al mese. 

Se Luciolli preferisce non parlare, per lui però lo fanno le carte, che dimostrano infallibilmente come sia Federica Mogherini che Paola Pinotti si siano completamente disinteressate alle sorti del Comitato. Il funzionamento del CAI è sempre stato assicurato attraverso un contributo di legge che dal 2010 è stato iscritto nel corpo del decreto legge di proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.

Fuori dai tecnicismi, solo negli ultimi anni il CAI ha operato con missioni in Medio Oriente e nei paesi del Mediterraneo, in Iraq e in Libano per la formazione, in Montengero, Serbia ed Albania, in Kosovo, in Ucraina e in generale nei Balcani. Il che significa che ha affiancato sia la Farnesina che il ministero della Difesa nella realizzazione di programmi concreti sul campo, con un centro per il contrasto al terrorismo, uno per la sicurezza cibernetica e uno per quella energetica. Con l'onore - cosa non da poco conto - di avere sempre tutti i suoi conti in perfetta regola, senza sbavature.

Parlando di conti, finora l'ente è stato finanziato con un contributo annuale di 400.000 euro fino al 2013. Dal 2014 il CAI non è più finanziato, anzi peggio: per cercare di tamponare la "distrazione" che ha fatto saltare il finanziamento nell'ultimo Decreto missioni, la Farnesina e il ministero della Difesa hanno arrabattato un'inutile pezza, riducendo dell'85% il contributo annuale del CAI, a cui per il 2014 sono stati assegnati 50.000 euro. 

Un simile contributo sembra essere molto più vicino allo stipendio che mensilmente sarà corrisposto attraverso il medesimo decreto al già citato Staffan De Mistura, che non essendo riuscito a negoziare il rilascio dei nostri marò è stato "premiato" con un incarico a Bruxelles presso l'Istituto Europeo per la Pace dell’Unione Europea.

Il taglio al Comitato atlantico italiano avviene proprio nel momento in cui esplodono gli impegni sia in ambito nazionale che internazionale, che l'ente è chiamato ad affrontare con programmi di analisi e cooperazione NATO in Ucraina, Libano, Golfo, e Israele. Programmi che rischiano di essere drammaticamente interrotti.

Insomma, se non ci sarà una svolta in Parlamento con l'adeguamento delle risorse, la scarsa attenzione delle ministre Mogherini e Pinotti al CAI rischia di compromettere definitivamente il difficile lavoro della Presidenza italiana di un'organizzazione atlantica, acquisita (questa volta) per pieno merito e per competenze internazionalmente riconosciute. Un'altra pessima figura per l'Italia, che in Europa non riesce a trovare il passo giusto e perde pezzi e poltrone, oltre a ricevere pure qualche sonoro schiaffone. 

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