Europa? No, grazie

Crescono in tutto il continente i partiti che, come Grillo, chiedono di uscire dall'Europa

Manifestazione anti-austerity in Portogallo, al motto: "Che la troika si fotta". Nella foto lo striscione recita: "Finitela di rubare alla gente" (Credits: Epa/Paulo Novais)

Anna Mazzone

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"Che la Troika si fotta!", uno slogan colorito che è anche il nome di un movimento portoghese nato in rete a metà del 2012. I grillini del Portogallo hanno riempito le strade del Paese con più di un milione di persone. 34 città arrabbiate. Solo a Lisbona in piazza c'erano più di 500mila manifestanti. No all'austerity, no all'Europa di Angela Merkel e, soprattutto, no ai partiti. Queste le linee guida del movimento.

In ogni Paese europeo avanzano gruppi più o meno consistenti di cittadini arrabbiati contro tutto e tutti. E la recente vittoria del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Italia ha ringalluzzito gli omologhi in tutta l'Unione. Si può fare, si sono detti in molti, possiamo andare oltre la protesta di strada ed entrare nei Parlamenti per aprirli come una scatoletta di tonno, parafrasando il Grillo-pensiero.

L'allarme populismo in Europa non è cosa recente. Non dimentichiamoci che quando lo xenofobo dell'ultra-destra Jorg Haider entra nel Parlamento austriaco è il 1999. E l'incredibile risultato del Front National di Jean-Marie Le Pen in Francia avviene nel 2002 e si conferma negli anni a seguire alla guida di sua figlia Marine, la Dama nera della politica d'Oltralpe.

Sostanzialmente, gli analisti politici definiscono "populista" tutto ciò che non è etichettabile in altro modo. Spesso il populismo è associato alla destra o all'ultradestra, ma i recenti movimenti che hanno preso piede (e voce) in Europa dimostrano che la rabbia populista è viva anche a sinistra. II leitmotiv per tutti è lo stesso: contro le istituzioni europee, contro l'austerity e contro tutti quei governi che dell'austerity hanno fatto la loro stella polare per uscire dal guado della crisi economica.

E poi, last but not least, c'è la rete, strumento essenziale per coagulare il consenso attorno ai leader della protesta. Povertà crescente e insoddisfazione rampante. Questo è il carburante degli indignati anti-Europei, che nascono come funghi in tutta l'Unione. Ogni governo del Club dei 27 ha a che fare con quest'onda che nasce dal web e che nella rete trova la sua forza.

A cominciare dalla Germania, dove il fenomeno dei Piraten preoccupa (e non poco) la Cancelliera Angela Merkel. Il movimento piratesco, nato sulla rete, darà del filo da torcere ai partiti istituzionali alle elezioni del prossimo ottobre. Già durante le recenti elezioni amministrative a Berlino hanno spopolato e le previsioni indicano che potrebbero affermarsi anche a livello nazionale.

I Piraten, come i sostenitori del M5S, sono contrari all'Europa così com'è e non perdono occasione per inveire contro le istituzioni bancarie e finanziarie e contro il sistema capitalistico e consumista. Insomma, il motto dei portoghesi sulla Troika è profondamente condiviso a molte latitudini e longitudini in tutto il Vecchio Continente. La parola d'ordine è "spaccare il sistema". Cosa verrà dopo? Nessuno l'ha ben chiaro in mente, ma intanto i Piraten entrano in azione. Poi si vedrà.

La destra è sempre stata vista come la casa dell'euroscetticismo. Se si pensa alla Francia, alla Gran Bretagna con il suo British National Party (BNP) e all'Olanda che ha eletto in Europa lo xenofobo Geert WIlder, è indubbio che le formazioni di destra non hanno mai espresso simpatia per le istituzioni europee. Ma, negli ultimi due anni, abbiamo tutti assistito a quello che è successo in Grecia.

Ad Atene i partiti "populisti" che portano centinaia di migliaia di persone in piazza sono Syriza (la sinistra dura e pura) e i neonazisti di Alba dorata. Opposti sul piano ideologico, si stringono la mano su quello pratico e chiedono sostanzialmente le stesse cose: "No all'Europa delle banche" è il loro motto principale.

Secondo i dati di Marley Morris della London School of Economics, l'euroscetticismo non è più solo dominio della destra in molti paesi europei. Gli euroscettici sono dominanti a destra in Gran Bretagna e Francia, ma in Grecia e Portogallo è la sinistra che protesta contro l'Europa, con il 45% degli elettori di sinistra che apertamente dichiarano di voler uscire dall'euro.

Anche in Finlandia la storia non cambia. I centristi di Helsinki sono molto più contro l'Europa degli elettori di destra. E poi c'è la cosiddetta "piazza" che sta cominciando a far cadere i governi. I populisti di strada si organizzano con un tam-tam digitale e si caratterizzano per poche ma chiare convinzioni: sono movimenti anti-liberali, sono disinteressati a cercare soluzioni condivise a problemi complessi e, tendenzialmente, sono xenofobi (anche se non tutti presentano questa caratteristica).

Insomma, il marchio dei movimenti anti-Europei in tutta l'Europa è la maschera di Guy Fawke, il ghigno in bianco e nero del protagonista di V per Vendetta. E sempre in bianco e nero vedono i problemi e la loro risoluzione. Chiedono l'abbattimento di tutto quello che c'è stato finora, in nome della "gente". Una democrazia dal basso, che si organizza tramite internet e che elegge i suoi leader con un click.

Il caso-Grillo non è unico in Europa. Basti pensare alla recente caduta del governo di Boyko Borisov in Bulgaria. A fine gennaio 2013 centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in 30 città bulgare. All'inizio la protesta è partita dalle bollette troppo alte, ma sin da subito il movimento che si è organizzato in rete ha espresso tutta la sua rabbia contro il governo in carica e contro il vecchio sistema di partiti.

Il risultato sono state le dimissioni del premier, ma le manifestazioni di protesta non sono terminate. Oltre alla bolletta della luce meno cara, il movimento popolare bulgaro chiede il cambiamento radicale del sistema politico e la nazionalizzazione delle principali aziende del Paese. Stesso mantra dei grillini del Movimento 5 Stelle.

Lehet ma a Politika (La politica può essere differente). E' il nome-brand del partito ungherese fondato nel 2009 che nel 2010 ha ottenuto un pacchetto di seggi in Parlamento. Cresciuto in rete, il movimento che si è caratterizzato da subito come verde e liberale, ha raccolto consenso sulla base di un'idea principale: il governo è corrotto e va spazzato via. Insomma, una sorta di "Tutti a casa" in salsa ungherese.

Anche nella Repubblica Ceca e in Romania il panorama è identico. Qui non esistono movimenti strutturati come i 5 Stelle, ma la linea è la stessa. L'anno scorso centinaia di migliaia di persone, a Praga come a Bucarest, hanno riempito le piazze per dire no all'austerity e all'Europa. Nella Repubblica Ceca i manifestanti si sono uniti al movimento anti-corruzione, chiedendo la testa del premier e di tutto il suo governo, accusato di aver "rubato" i soldi dei cittadini.

In Austria gli euroscettici del partito della Libertà fomentano le proteste di piazza contro l'establishment governativo, pur essendoci ormai dentro da tempo. E in Polonia tutti gli occhi sono puntati sul movimento Palikot, liberale e anti-clericale, che chiede la distribuzione gratis di condom per tutti e scende in piazza un giorno sì e l'altro no.

In Spagna gli Indignados hanno sancito la fine dell'era di Zapatero e consegnato il governo nelle mani dei conservatori di Mariano Rajoy. La loro vitalità di piazza però si è dispersa, non trovando un'aggregazione sotto l'egida di un leader. Ma ci sono ancora e, mascherati da Anonymous, sono pronti a scendere in strada ogni volta che ritengono opportuno protestare.

Insomma, i movimenti anti-Europei proliferano in tutta Europa. Si esprimono in oceaniche manifestazioni di piazza, ma ambiscono a entrare nei Parlamenti, come i Pirati tedechi e i grillini italiani. Il loro motto è "spaccare tutto per ricostruire". Sul come fare non hanno le idee chiare nemmeno loro, ma intanto le minacce della piazza sono passate alla conta dei voti per entrare nelle istituzioni e scardinarle dall'interno. Grillo docet e molti altri seguiranno, l'Europa è avvisata.

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