Esteri

Europa 2017: i Paesi al voto e lo spettro populista

Si vota quest'anno in Germania, Francia, Olanda, tre Paesi fondatori dell'Ue: ecco che cosa prevedono i sondaggi

populisti

Il testa a testa in Germania tra la Spd di Martin Schulz e la Cdu di Angela Merkel. Il parziale recupero in Francia di Francois Fillon, candidato del centrodestra alle elezioni presidenziali, in un voto dove l'unica certezza appare oggi  la vittoria al primo turno del leader populista e no euro Marine Le Pen. Il pariziale stop della destra populista olandese (PPV),  attestata attorno al 25% dei voti, quando manca ormai meno di un mese alle legislative del 15 marzo. E ancora: la vorticosa ascesa nei sondaggi dei Conservatives di Theresa May, in un Paese dove l'Ukip di  Farage - il grande vincitore del referendum sulla Brexit - non riuscirebbe  a superare la soglia del 10% e i laburisti di Corbyn vengono segnalati attorno al 30%, ben dieci punti sotto i ToriesIn un anno che potrebbe essere cruciale per il futuro dell'Unione europea i sondaggi segnalano generalmente una situazione di assoluta incertezza, con ventate neopopuliste che potrebbero cambiare definitivamente il corso della storia nel vecchio continente.

Gli appuntamenti elettorali che nel 2017 potrebbero cambiare  tutti gli equilibri politici ed economici del vecchio continente sono previsti in Francia, in  Germania, in Olanda, tre Paesi fondatori dell'Europa. Ma vediamo, Stato per Stato, quali sono le tendenze secondo le più recenti rilevazioni.


MARINE IN TESTA, MA AL SECONDO TURNO...

French Far-Right National Front President Marine Le Pen Is At Henin Beaumont For North Regional Elections

Il leader del FN Marine Le Pen – Credits: Sylvain Lefevre/Getty Images



Secondo una media delle principali case di sondaggio francesi, Marine Le Pen (Front National) si attesterebbe attorno al 26% delle indicazioni di voto al primo turno (23 aprile) delle elezioni presidenziali francesi. Un vantaggio che dovrebbe consentire alla leader del FN di accedere agilmente al secondo turno del 7 maggio, dove però l'esito appare più imprevedibile, a causa del «voto utile» che dovrebbe favorire al ballottaggio il suo sfidante. C'è grande incertezza su chi sarà il competitor di Donna Marina: l'ex ministro dell'Economia Emmanuel Macron - per il quale tiferebbe anche Matteo Renziviene segnalato al 19,1% dei consensi, Francois Fillon (cdx)  è al 18,5%, il socialista Benoit Hamn al 14%, il neocomunista Jean-Luc Mélenchon al 10%. Il ritiro dalla corsa e il successivo endorsement (a certe condizioni) del centrista François Bayrou nei confronti di Macron dovrebbe favorire l'ex ministro di Valls, finto recentemente nel mirino dei media e dei servizi segreti di Putin per il suo profilo ritenuto troppo filoeuropeista e antirusso. Un'eventuale ballottaggio Macron-Le Pen dovrebbe favorire il primo, che al secondo turno - come già accadde a Jacques Chirac quando dovette vedersela con Jean Marie Le Pen al ballottaggio delle presidenziali 2002 - potrebbe beneficiare del voto utile repubblicano proveniente dai socialisti e da larga parte del centrodestra gollista.


GERMANIA: MARTIN TALLONA ANGELA

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Il combo con i candidati premier in Germania, Angela Merkel (CDU) e Martin Schulz (SPD) – Credits: SCHWARZ,FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images


Da quando è stato eletto segretario della socialdemocrazia tedesca, Martin Schulz sta recuperando molti punti nei sondaggi, e rendendo più incerto l'esito dinale della legislative di autunno dove una usurata Angela Merkel corre per il quarto mandato consecutivo. Sempre secondo una media dei sondaggi la Cdu-Csu (al governo in un esecutivo di Grosse Koalition insieme all'Spd)  conquisterebbe oggi il 33% dei voti. La Spd di Schulz (anch'essa al governo) verrebbe segnalata al 31% mentre i populisti di destra antieuro dell'Afd  sembrano aver fermato la loro corsa, e oggi otterrebbero l'11% dei voti. A concludere il quadro per l'elezione del parlamento tedesco c'è da segnalare un recupero dei neocomunisti della Linke (8%) e dei Verdi (8%) mentre i  Liberali, altro storico partito tedesco, non supererebbero il 6%. In un sistema proporzionale quale quello tedesco, la vera sfida non è sulla composizione del governo (che con ogni probabilità vedrà il rinnovo dell'alleanza Cdu-Spd) bensì su chi diventerà primo ministro. Il tempo di Angela sta per finire? Che cosa accadràil 24 settemre?


LA GRANDE INCERTEZZA OLANDESE

Geert Wilders in campagna elettorale

Geert Wilders, leader del Partito per la libertà (PVV) olandese, di estrema destra – Credits: EPA/KOEN VAN WEEL


È il primo voto chiave del 2017, previsto il 15 marzo. In Olanda – che è il quinto paese più grande della zona euro e uno dei sei fondatori dell’Ue – il Partito della Libertà (PVV) di Geert Wilders, attestato su posizioni no euro e no immigrati, sogna il colpaccio. I sondaggi gli attribuiscono il 25% delle preferenze, in leggero calo rispetto al trend degli ultimi mesi. Crescono innvece i liberalconservatori della VVd, oggi al governo, cui le rilevazioni assegnano il 24%. Il 17,7% sarebbe orientato a dare fiducia invece a Democratici 66 (liberali di sinistra), poco sopra all'Appello Cristiano Democratico (17,5%) e ai Verdi (16%). I socialisti Sp otterrebbero invece il 11,2%, su una piattaforma radicale , la stessa percentuale dei Laburisti (11,2%), attualmente al governo, di centrosinistra e più ideologicamente moderati rispetto ai socialisti. 50 Plus (Pensionati) otterrebbero l'8,7%, la Christian Union (centro) avrebbe 6,5%, mentre gli Animalisti e il Reform Party (progressisti) vengono segnalati rispettivamente al 5,2% e 4%. Un quadro politico estremamente frammentato dove la vera incognita è costituito questa volta dal fattore PVV,  il Partito della Libertà, con la sua piattaforma fortemente antieuropea e antimusulmana.

GLI ALTRI PAESI AL VOTO

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La bandiera della Ue danneggiata e sullo sfondo il Parlamento di Atene – Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images


Gli altri Paesi europei dove sono previste le elezioni sono la Norvegia (11 settembre), la Serbia (9 aprile), la Bulgaria (26 marzo). La Norvegia, uno dei pochi Paesi europei dove il vento populista non è ancora arrivato, è data sul filo dilana, con la coalizione rosso-verde segnalata al 50,8% e il centrodestra del premier Erna Solberg al 45,8%. C'è grande incertezza invece in Bulgaria: il centrodestra filoeuropeo (Gerb) del premier Boyko Borisov otterrebbe il 30,5%, quasi appaiato ai Socialdemocratici, al 29,5%. Il Fronte Patriottico,  nazionalista e di destra, è al 10,2%. Il filoturco DPS al 9,2%. In Serbia la corsa sarà tra il partito dell'attuale presidente Aleksandar Vucic (Sns, conservatore moderato e saldamente europeista) e il partito radicale serbo, ultranazionalista e filorusso, di Vesely Sesely.

 

PAESI UE DOVE SI POTREBBE VOTARE

Renzi, Berlusconi e Grillo facce stessa medaglia

Matteo Renzi, durante la trasmissione: "In 1/2 Ora" – Credits: ANSA/CLAUDIO ONORATI


C'è l'Italia, dove i sondaggi segnalano una situazione di grande incertezza e estrema fluidità (soprattutto nel campo della sinistra) e l'ipotesi delle elezioni anticipate in autunno è concreta. C'è la Spagna del premier Rayoj, che guida un esecutivo di minoranza sostenuto anche dal Psoe: il Pp viene segnalato attorno al 34% delle preferenze, contro circa il 19-20% del Psoe e il 20-21% di Podemos, in lotta per la conquista dell'egemonia nell'elettorato di sinistra.  È difficile, tenuto conto della probabile vittoria del Pp, che i socialisti decidano di staccare ora la spina al governo con il rischio di ritrovarsi, nella prossima legislatura, ancora più indeboliti. In Austria la situazione appare più stabile: in rialzo vengono dati i verdi (11%), da cui proviene l'attuale presidente Alexander Van der Bellen, ma anche i cristiano-democratici di Ovp, al 20%, attualmente al governo in coabitazione con i socialisti del Spoe, al 29%. Il primo partito, se si votasse oggi, potrebbe essere l'estrema destra nazionalista del Fpoe, segnalata al 31%. Dalle sue fila proveniva l'ex capo xenofobo della Carinizia, Jorge Haider. È interessante anche segnalare quello che sta avvenendo in Grecia, dove attualmente il primo partito sarebbe Nuova Democrazia (35%), mentre la coalizione della sinistra radicale del premier Tispras  subirebbe un tracollo al 18%, dal 27% delle ultime legislative. In leggero recupero i socialisti del Pasok al 9%, come i neofascisti di Alba Dorata.

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