Edoardo Frittoli

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"Paesi Baschi - Patria e Libertà" È la traduzione in italiano del acronimo ETA (in lingua basca Euskadi Ta Askatasuna), l'organizzazione terroristica separatista basca di ispirazione marxista-leninista che nell'aprile 2018 ha dichiarato la volontà di sciogliersi porgendo scuse ufficiali alle famiglie delle oltre 800 vittime provocate in quasi 60 anni di attentati a partire dalla sua fondazione nel 1959.

Le origini del nazionalismo basco: dalla fine del secolo XIX alla dittatura di Franco

La popolazione basca occupa un territorio diviso tra la Spagna settentrionale e la regione francese dei Pirenei Atlantici. La sua lingua è di origini pre-indoeuropee e non condivide alcuna radice comune con lo spagnolo.

Durante i secoli la regione aveva goduto di importanti privilegi concessi dalla Corona spagnola, rientrando nel sistema dei "fueros", ossia le regioni iberiche a cui era stata lasciata una maggiore forma di autonomia in termini fiscali e di esenzione dalla leva militare. Questo sistema fu bruscamente abolito dopo la terza guerra carlista (1876)  generando i primi movimenti nazionalisti organizzati.

Nel 1895 è fondato il Partito Nazionalista Basco, un'organizzazione politica marcatamente conservatrice e razzista, che considerava la stirpe basca come categoricamente superiore alle altre popolazioni della penisola iberica. Il movimento riuscirà a sopravvivere durante la dittatura di Miguel Primo de Rivera sotto forma di associazione sportiva e culturale.

Alla vigilia della Guerra Civile spagnola i nazionalisti baschi scelsero la Repubblica per le promesse di autonomia ricevute dai vertici di quest'ultima. Soltanto una piccola parte sceglierà di appoggiare le milizie di Franco, mentre nei primi mesi del conflitto fu istituita una effimera forma di governo autonomo basco. Le speranze dei Baschi si infransero quando furono costretti alla resa dall'avanzata delle truppe italiane alleate del Caudillo- le camicie nere del Corpo Truppe Volontarie- nell'agosto del 1937. Molti Baschi fuggirono in Francia attraverso i Pirenei e per l'indipendentismo cominciava la lunga eclissi della repressione franchista, come era accaduto nel caso della Catalogna repubblicana.

La prima formazione dell'Eta è datata 31 luglio 1959, un ventennio dopo la presa del potere del Generalìsimo. Fu istituita da un gruppo di giovani studenti decisi a rompere la passività delle poche organizzazioni basche sopravvissute durante il governo di Franco e di passare all'azione armata. Il primo attentato, fallito, fu compiuto il 18 luglio 1961 - anniversario del'"alzamiento"  del 1936 - contro un treno che trasportava veterani falangisti alla cerimonia commemorativa del regime. All'attentato (che non fece alcuna vittima) seguì una durissima repressione da parte della polizia franchista con arresti e torture dei sospettati.

Per la prima vittima bisognerà attendere il 1968, quando i vertici dell'organizzazione terroristica basca erano ormai totalmente caratterizzati dalla interpretazione guerrigliera del marxismo, avendo come riferimenti la Cuba di Castro e Guevara ed il Vietnam dei Vietcong. Il 7 giugno l'Eta uccide durante un controllo di routine un milite della Guardia Civil. Due mesi dopo viene ucciso un personaggio molto più influente, il capo della polizia politica di San Sebastiàn ( responsabile di violenze e delle torture contro i nazionalisti baschi) Melitòn Manzanas.

L'Eta e l'attacco al cuore dello Stato franchista: l'assassinio di Luis Carrero Blanco

L'assassinio di Manzanas aveva ovviamente generato una reazione durissima che aveva portato a 16 condanne a morte nel processo di Burgos, poi annullate da Franco per l'enorme pressione dell'opinione pubblica internazionale. Tre anni dopo le condanne, alla fine del 1973, l'Eta mise a segno il suo più famoso e riuscito attentato. 

Il Caudillo aveva rinunciato quell'anno alla carica di Primo Ministro, mantenendo soltanto quella di Presidente e Capo dell'Esercito. Al suo posto aveva scelto un fedelissimo del franchismo, l'Ammiraglio Luis Carrero Blanco. Il nuovo premier era percepito da molti come un passo indietro nei progressi socio-economici della Spagna, oltre che un fautore della linea dura naturalmente anche nei confronti dell'indipendentismo basco.

L'attentato, avvenuto il 20 dicembre 1973 in una via centralissima di Madrid, fu meticolosamente preparato ed ebbe grandissimo impatto anche per la spettacolarità dell'esito. Membri dell'Eta si erano finti studenti e manutentori per poter scavare clandestinamente un tunnel sotto il manto stradale, dove fu posizionata una potentissima carica esplosiva. All'arrivo dell'auto di Carrero Blanco, di passaggio dopo la consueta funzione religiosa, i terroristi baschi azionarono il detonatore. L'auto del Primo Ministro fu investita in pieno e spiccò letteralmente il volo superando il tetto di un palazzo di 5 piani ed atterrando infine su una balconata interna dell'edificio. Carrero Blanco morirà poco dopo per le gravissime ferite riportate. L'attentato chiuderà la lunga fase della repressione franchista nei confronti delle richieste di indipendenza basche, seguita a breve dalla transizione democratica seguita alla morte del dittatore nel 1975.

L'Eta e la Spagna democratica: La violenza continua

Alla democratizzazione del paese non corrispose tuttavia un cessate il fuoco da parte dell'Eta. Gli anni fra il 1975 e il 1980 furono anzi tra i più sanguinosi, nonostante le amnistie concesse per volontà di Juan Carlos e alla concessione di larghe autonomie regionali e dell'istituzione di un corpo di polizia separato da parte del governo di Madrid. Nel solo 1980 le vittime arrivarono a un centinaio, molte delle quali erano membri della Guardia Civil. Nel 1985 un'autobomba dell'Eta uccideva a Madrid un cittadino statunitense, Eugene Kent Brown. L'anno successivo un ordigno uccideva nella capitale 12 militi della Guardia Civil ferendone 50. Ancora peggio nel 1987 quando per un "errore" ammesso dagli stessi attentatori moriranno 21 innocenti in un supermarket di Barcellona. Durante gli anni '80 l'azione armata dei terroristi trovò la sua espressione politica nel partito separatista Harri Batasuna, mentre dall'altra parte dei Pirenei era venuta meno la copertura offerta dai Francesi durante gli anni del franchismo. Durante il decennio successivo, gli anni '90, L'Eta alzò nuovamente il tiro cercando di colpire obiettivi importantissimi: nel 1995 organizzò senza riuscirvi gli attentati contro il futuro premier José Maria Aznar e contro il Re Juan Carlos.

La perdita del supporto popolare: il rapimento e l'assassinio di Miguel Angel Blanco

Il più grave passo falso dei terroristi baschi fu commesso alla fine degli anni '90. Al fine di ottenere il rilascio dei militanti detenuti nelle prigioni spagnole, l'Eta organizzò il rapimento di un giovanissimo leader del Partito Popolare basco: Miguel Angel Blanco. Fu stabilito un ultimatum di 48 ore, durante le quali tutta la Spagna scese in piazza per chiederne il rilascio. Nonostante la mobilitazione, il giovane fu barbaramente giustiziato con due colpi alla nuca. Gettato all'angolo di una strada isolata fu ritrovato agonizzante e con le mani legate. Morirà la notte stessa in ospedale, ma il suo assassinio farà da spartiacque del consenso della popolazione basca alla causa separatista, che da quell'episodio seguirà una parabola discendente.

Gli anni del terrorismo globale: verso la fine dell'Eta

Gli attacchi del' 11 settembre 2001 si risolsero in un rafforzamento delle forze anti terrorismo a livello mondiale, Paesi Baschi compresi. I primi anni del nuovo millennio rappresentarono l'ultima recrudescenza violenta dell'Eta, con autobombe a San Sebastian e Madrid tra la fine dell'anno 2001 e l'anno successivo (a Madrid i feriti saranno 95 ma l'obiettivo dell'attacco verrà mancato). parallelamente, con la collaborazione tra autorità francesi e spagnole, i vertici dell'Eta saranno falcidiati dalla scure degli arresti, fino a giungere alla dichiarazione da parte dei terroristi superstiti di un cessate il fuoco permanente nel marzo del 2006. Nonostante la dichiarazione della tregua, questa verrà rotta poco dopo dall'attentato ad uno dei parcheggi dell'aeroporto di Madrid Barajas il 30 dicembre e quindi in una serie di attentati per tutto il 2008.

Gli arresti di massa che seguirono a quest'ultima ondata di attacchi dell'Eta porterà ad una dichiarazione di cessazione di ogni attività armata all'inizio di settembre del 2010 contestualmente all'arresto dell'ultimo capo Ibon Gogeascoechea. Nel 2017 i vertici hanno reso noti tutti i covi clandestini di detenzione delle armi, dichiarando che l'organizzazione fosse totalmente disarmata. Fino all'ultima dichiarazione dell'aprile 2018, che ha indicato la data del 5 maggio come il giorno dello scioglimento perenne dell'Eta.

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