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Esplosione nucleare in Russia. Cosa sappiamo, cosa rischiamo

Mosca filtra ogni informazione ma nell'aria ci sarebbe un livello di radiazioni 16 volte superiore alla media. Tracce di iodio rilevate anche in Norvegia

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Stefano Graziosi

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In Russia potrebbe essersi verificato un disastro nucleare. Giovedì scorso, cinque specialisti nucleari di Rosatom, la società statale russa per l'energia atomica, sono rimasti uccisi in un'esplosione, avvenuta in un sito dove si effettuano test militari, non lontano dal porto di Severodvinsk, nella parte settentrionale della Russia. Stando alle dichiarazioni ufficiali, gli scienziati avrebbero perso la vita nel corso di un esperimento su un sistema di propulsione liquido con isotopi. Le autorità hanno intanto proclamato uno stato di lutto nella città chiusa di Sarov: una località, soggetta a restrizioni per quanto riguarda la residenza e l’accesso. Restrizioni dovute principalmente a motivazioni di natura militare. Queste realtà vennero realizzate, durante la Guerra Fredda, soprattutto in Unione Sovietica, sebbene esempi siano riscontrabili anche altrove: si pensi soltanto a Los Alamos, nel New Mexico, conosciuta come la culla della bomba atomica.

Il livello di radiazioni misurato nella zona sarebbe di 16 volte superiore alla norma. Oggi la Norvegia ha reso noto che al confine con la Russia sono stati rilevati livelli di iodio radiattivo molto superiori alla media.

L’incidente possa essere avvenuto nel corso di un test nucleare ad un nuovo missile cruise dotato di un piccolo propulsore nucleare e – come notano diversi organi di stampa statunitensi – la segretezza che si sta cercando di mantenere sull’accaduto non fa che alimentare dubbi e sospetti. Al momento, quello che si sa è che, secondo l’agenzia TASS, le autorità russe avrebbero rilevato un breve incremento dei livelli di radiazioni a seguito di un’esplosione in un campo di addestramento militare. All’inizio, la TASS aveva riferito che l’incidente avrebbe preso avvio a bordo di una nave (a Severodvinsk è presente una base navale ed un cantiere).

Ciononostante, come riporta CNN, Jeffrey Lewis, del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, è risultato tra i primi a ravvisare delle stranezze sull’incidente. Costui ha infatti postato su Twitter un link a una foto di un’immagine satellitare dell’8 agosto, che mostrava la nave per il trasporto di combustibile nucleare Serebryanka nei pressi del sito dove si è verificata l’esplosione. Secondo l’esperto, la presenza di questa imbarcazione potrebbe significare che fossero in atto sperimentazioni di un missile da crociera a propulsione nucleare. “Siamo scettici sull'affermazione secondo cui quello che veniva testato era un motore a propellente liquido", ha riferito Lewis alla CNN. "Pensiamo si trattasse di un missile da crociera a propulsione nucleare che chiamano Burevestnik.” Un missile conosciuto dalla NATO come SCC-X-Skyfall. Questa tesi si sta del resto facendo strada anche tra le alte sfere del governo americano. Lo stesso Donald Trump ha twittato in questo senso lunedì: “Gli Stati Uniti stanno imparando molto dall'esplosione missilistica fallita in Russia. Abbiamo una tecnologia simile, sebbene più avanzata. L'esplosione russa "Skyfall" ha preoccupato le persone per quanto riguarda l’aria intorno alla struttura e ben oltre. Non va bene!”

Non è un mistero che Vladimir Putin punti da tempo su questa tipologia di missile. Lo scorso 29 gennaio, ci fu per esempio un test (parrebbe il tredicesimo della serie) che si sarebbe tuttavia rivelato soltanto “un successo parziale”: segno di come si trattasse di una tecnologia ancora immatura, per quanto – nel marzo del 2018 – il presidente russo avesse pubblicamente dichiarato che il missile sarebbe stato “invincibile”. D’altronde, proprio questi test costituirebbero una delle motivazioni che hanno spinto gli Stati Uniti, pochi giorni fa, a ritirarsi formalmente dal trattato INF, siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov.

Come che sia, non è chiaro se siano state rilasciate sostanze pericolose a seguito dell’incidente. Sembrerebbe tuttavia che la Russia abbia emesso un divieto di balneazione nella baia della Dvina (nel Mar Bianco) per un mese: un elemento che fa effettivamente ipotizzare il peggio. Molti sono già i paragoni con il disastro di Chernobyl del 1986, sebbene probabilmente un precedente più attinente potrebbe rivelarsi l’affondamento del Kursk: un sottomarino russo a propulsione nucleare che, nell’agosto del 2000, sprofondò a causa dell’esplosione di un siluro al suo interno o nelle proprie vicinanze. L’incidente provocò centodiciotto morti e rappresentò un problema politico di non poco conto per Vladimir Putin, che era salito al potere solo pochi mesi prima.

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