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Europa: l'Erasmus si fa plus con i fondi di Bruxelles

A Roma la presentazione del nuovo programma della Commissione europea per creare occupazione tra i giovani sul modello della Germania

Giovani e lavoro. Sono la preoccupazione principale dell'Europa che ha deciso di mettere in campo un nuovo pacchetto di risorse per incentivare l'occupazione dei ragazzi tra i 14 e i 30 anni. La Commissione europea ha deciso di chiamare il nuovo programma Erasmus+; una scelta più di marketing che di sostanza (il programma Erasmus per lo scambio di studenti tra le diverse università europee gode di ottima fama). In realtà, Erasmus+ non riguarderà la formazione dei ragazzi, a quello già ci pensano scuole ed atenei, ma si focalizzerà invece sulla promozione di competenze e occupazione in un arco di tempo di sei anni, dal 2014 al 2020. E la notizia è che per la prima volta l'Italia è esempio virtuoso per tutti gli altri Paesi europei, essendo riuscita ad utilizzare il 99% delle risorse messe a disposizione da Bruxelles.

L'obiettivo di Erasmus+, che verrà presentato il 5 novembre a Roma dall'Agenzia Nazionale per i Giovani alla presenza del ministro per il Lavoro Giuliano Poletti, del sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi e di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, è quello di coinvolgere circa 4 milioni di giovani italiani che riceveranno un sostegno non solo per studiare, ma anche per lavorare e fare attività di volontariato all'estero. E non è un caso che alla presentazione del progetto sarà presente anche don Luigi Ciotti, "testimonial" dell'iniziativa.

Non solo spread, insomma. "La stragrande maggioranza degli under 30 considera l’Europa un fattore di crescita e una dimensione in cui immaginare il proprio futuro", dichiara a Panorama.it Giacomo D'Arrigo, direttore dell'Agenzia Nazionale per i Giovani.  "I dati ci dicono che i ragazzi che hanno utilizzato un programma europeo subiscono meno la disoccupazione ed è proprio questa la strada che sta percorrendo l'Europa con i due programmi Garanzia Giovani ed Erasmus+". "Il primo - continua D'Arrigo - ha già prodotto 20.000 occasioni di occupazione, il secondo è il fiore all'occhiello sul quale punta la Commissione europea per i prossimi sei anni".

Tra il 2007 e il 2013 l'Agenzia Nazionale per i Giovani ha investito il 99,9% delle risorse europee, stanziando 56,7 milioni di euro, approvando più di 3.000 progetti e coinvolgendo più di 50.000 ragazzi e di 3.000 volontari in tutta Europa. 

Insomma, non solo studio. L'Erasmus passa dalla poesia alla prosa, inglobando nell'esperienza formativa anche la pratica lavorativa, cosa che spesso manca ai giovani laureati italiani. In questo, l'Italia si allinea agli altri Paesi europei che svettano come più virtuosi: Belgio, Germania, Gran Bretagna e Olanda, che hanno una lunga esperienza di gestione dei fondi europei indirizzati alla formazione e all'occupazione giovanile.

Secondo la Banca Mondiale, nel 2013 la Germania ha speso per le politiche giovanili (tra formazione e lavoro) un totale di 368.7 milioni di euro, il 5,08% del suo Pil. In Italia la Commissione europea per l'anno 2014 ha erogato 12 milioni di euro. E, sempre restando in Germania, spicca quello che succede a Wolfsburg, il villaggio della Volkswagen. Qui i ragazzi appena usciti dalle scuole superiori possono avere accesso alla fabbrica delle autombili per un apprendistato retribuito, finanziato a livello governativo (anche con fondi europei).

L'apprendistato termina dopo un ciclo di diversi mesi e i ragazzi vengono assunti dalla Volkswagen a tempo indeterminato, qualora abbiano dimostrato di avere le capacità giuste per andare avanti. In sostanza, tutti coloro che non se la sentono di andare all'università possono impare un mestiere e trovare uno sbocco lavorativo anche da giovanissimi. Succederà anche in Italia? L'idea è quella. 


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