Elezioni Usa: a che gioco giocano i fratelli Koch

Dopo aver creato una Cia parallela per spiare i politici liberal, i due miliardari scendono in campo contro l'outsider Donald Trump

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Una manifestazione a New York contro i fratelli Koch e per chiedere leggi più dure contro la finanza selvaggia – Credits: GETTY IMAGES

Incastonato in una serie di anonimi uffici di un grande palazzo alle porte di Washington, un team di venticinue esperti di intelligence tra cui almeno un ex agente dei servizi segreti, sta conducendo da mesi una serie di operazioni segrete di sorveglianza su alcuni politici democratici e liberal in vista delle prossime presidenziali.

A scoperchiare lo scandalo è stata, nel novembre scorso, la rivista online Politico.com cui si deve anche la creazione del neologismo Kia, ad indicare la Cia parallela creata dai fratelli Charles e David Koch, due discussi miliardari del petrolchimico americano che avrebbero deciso ora, per fermare la corsa di Donald Trump, di dirottare i loro ingenti finanziamenti su Paul Ryan, lo speaker repubblicano della Camera, il nemico giurato di Trump nel campo repubblicano.

Ryan - che proviene dal Wisconsin dove a breve gli elettori repubblicani saranno chiamati a votare alle primarie - ha recentemente criticato Trump su una serie di questioni molto calde del dibattito interno al partito repubblicano: il no del miliardario di NY al trattato di libero commercio con l'Europa e con la Cina e il sostegno ricevuto alla sua campagna elettorale de parte di David Duke, l'ideologo razzista dei white suprematist vicini al Ku Klux Klan. Sarebbe Ryan l'asso nella manica del fronte repubblicano anti-Trump alla Convention, qualora il miliardario di New York non riuscisse a raggiungere la quota di 1237 delegati alle primarie.


Gli ultrasettantenni Charles e David - un tempo considerati vicini ai Tea Party - non sono dei filantropi e degli idealisti. Grazie a uno scoop del mensile Bloomberg Markets, nel 2011, emerse come i funzionari dell’azienda da loro fondata pagarono per mesi tangenti per assicurarsi contratti in Francia, violarono le leggi di embargo imposte dagli Stati Uniti verso la Repubblica Islamica, ignorando sistematicamente le leggi ambientali e le norme per garantire la sicurezza dei dipendenti.

Eppure i due Koch sono pronti a spendere cifre folli - si parla di un miliardo di euro nel 2016 - per bloccare la corsa di Trump e contagiare la piazza con idee politiche propizie ai loro interessi industriali: impianti di petrolio, gas, raffinerie, polimeri e fibre in 45 Stati che li hanno resi, quanto a ricchezza conglobata, i quarti 'paperoni' della Nazione.

L'operazione di sorveglianza dei politici democratici, che ha base negli uffici Koch di Arlington in Virginia, ha a disposizione strumenti di spionaggio degni della vicina agenzia di Langley secondo la stampa americana. Nel mirino dei Koch ci sarebbe soprattutto la Democracy Alliance, un club di ricchi donatori democratici che sostengono  gruppi a loro volta impegnati nelle cause liberal.

Già nel 2012 i Koch avevano messo in campo 400 milioni di dollari per evitare la rielezione di Obama alla Casa Bianca e sottrarre ai democratici il controllo del Senato. Questa volta, però, non sono consentiti sbagli, dicono dal quartier generale dei Kock. E loro, i due miliardari, pur senza candidarsi direttamente, mirano a creare un partito-lobby che non solo faccia i loro interessi, ma miri a spostare a destra le politiche economiche americane, dando carta bianca - a Wall Street come nell'economia reale - agli investitori. 
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